1904 – 1983
E’ stata una delle attrici più ammirate degli anni ’20, acclamata soprattutto per la sua eleganza e l’indubbia classe, al punto da essere soprannominata la first lady della MGM. Caratterizzata da una bellezza non appariscente e da uno stile recitativo mai esagerato, seppe passare indenne dal muto al sonoro, allontanandosi gradualmente dall’immagine fatua di femme fatale che avrebbe rischiato di diventare un cliché. I suoi ruoli maggiori sono annoverati nel melodramma, genere in cui sa esprimersi come poche altre, grazie a movimenti armoniosi e a uno sguardo che parla da solo, adattissimo al cinema muto.

Edith Norma Fisher, nasce a Montreal, in Canada, il 10 agosto 1904, da padre scozzese e madre inglese. Dopo alcune brevi esperienze teatrali giunge a New York nel 1920 per tentare la fortuna nel mondo dello spettacolo. A soli 14 anni, partecipa ad alcune selezioni di un concorso di bellezza e a 19 entra nel cinema come figurante, dopo una breve parentesi che l’ha vista modella per riviste femminili di moda e accompagnatrice-pianista nelle sale cinematografiche.
Compare in alcuni film, pur senza essere accreditata, poi viene scritturata dapprima dalla Louis Mayer Productions, che le offre il suo primo ruolo di prestigio in Pleasure mad (1923) di Reginald Barker, quindi dalla Metro Goldwyn Mayer, per la quale interpreta L’uomo che prende gli schiaffi (1924) al fianco di Lon Chaney, film che inaugurò la programmazione della nuova casa di produzione fondata in quello stesso anno.

Tormentata da alcuni difetti fisici, tra cui un leggero strabismo, che erano diventati per lei una fissazione, spende gran parte dei suoi primi guadagni in inutili interventi, con la speranza vana di migliorare. Tuttavia, con un trucco adeguato e un uso sapiente delle luci di scena, riesce a mascherare i suoi punti deboli. Il grande successo arriva più tardi, in particolare per la sua interpretazione ne Il principe studente (1927), dove, diretta da Ernst Lubitsch, è la cameriera Kathie, oggetto di desiderio e d’amore di un giovane principe. In quello stesso anno Norma sposa il potente produttore Irving Thalberg, e da quel momento, grazie al rapporto con il marito, per la lavorazione di un film può permettersi qualsiasi cosa, come scegliere gli attori, i registi e persino modificare delle scene già scritte e preparate.

Di rilievo fu la prova offerta dall’attrice ne La divorziata (1930), in cui riuscì ad affrontare un ruolo difficile e anticonvenzionale per l’epoca, dimostrando una straordinaria fermezza nel rappresentare l’orgoglio e l’indipendenza femminili. Questa interpretazione le valse l’Oscar come miglior attrice protagonista e in quello stesso anno fu premiato anche il fratello Douglas, che era tecnico del suono: furono quindi la prima coppia di fratelli a vincere l’Oscar nello stesso anno, anche se in categorie diverse. Dopo aver interpretato l’anno successivo la figlia spregiudicata di un’avvocatessa in Io amo, di Clarence Brown, negli anni seguenti diradò le interpretazioni, puntando sulla qualità dei ruoli scelti, come nel caso di Strano interludio (1932) con Clark Gable, che ottenne un grande successo.

Nel 1934 Norma interpreta la poetessa Elisabeth Barrett Browning ne La famiglia Barrett, di Sidney Franklin, e si aggiudica una nuova nomination all’Oscar. Da questo momento iniziò un periodo particolarmente significativo della sua carriera, in cui diede vita alle sue interpretazioni più celebri: quella di Giulietta in Giulietta e Romeo (1936) di George Cukor, accanto a Leslie Howard, e quella di Maria Antonietta nel film omonimo del 1938, che le valsero due nuove nominations. Ottenne in tutto sei diverse nomination nella sua carriera, ma un solo Oscar. Alla morte del marito, avvenuta nel 1936, continua a lavorare, ma priva di una guida sicura commette errori uno dietro l’altro. Nel periodo, rifiuta due ruoli da protagonista in altrettanti film di sensazionale successo: Via col vento e La signora Miniver, andati rispettivamente a Vivien Leigh e Green Garson.

Di indubbio rilievo fu il ruolo brillante ricoperto in Donne (1939) ancora di Cukor, una riuscita galleria di ritratti femminili in cui la Shearer è una ricca signora, tradita dal marito e in attesa del divorzio, che stabilisce un rapporto di complicità e confidenza con altre donne nella sua stessa situazione. Sempre nel 1939 interpretò, di nuovo con Clark Gable, il drammatico Spregiudicati, dalla pièce di Robert Sherwood, autore anche della sceneggiatura, mentre nel 1942 prese parte a una commedia, Maschere di lusso, di Robert Z. Leonard, in cui era una principessa polacca. Nel pieno della maturità espressiva e creativa l’attrice si ritirò dalle scene nel 1942, a soli 38 anni, seguendo la lezione di Greta Garbo.

Dopo il suo ritiro, aveva sposato un maestro di sci, Martin Arrougé, di undici anni più giovane di lei, con cui è rimasta fino alla morte, avvenuta il 12 giugno 1983, a causa di una polmonite. La diva, secondo le sue volontà, è stata sepolta accanto al primo marito, Irving Thalberg, pur essendo identificata sulla lapide come Norma Arrougé.

«Una donna, per stare allo stesso livello dell’uomo ha bisogno di una sola cosa, l’indipendenza economica»
FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – IMDb
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Buongiorno 2. Bel personaggio
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Buongiorno
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Non penso di averla vista in nessun film, ma… bellissima ed elegantissima
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Un volto che nel cinema muto doveva essere perfetto.
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