Arthur O’Connell, professione caratterista

1908 – 1981

Attore di formazione teatrale, ha lavorato moltissimo al cinema, dove è diventato un volto riconoscibile a cui il pubblico si era facilmente affezionato. Era il “vecchietto” di tanti film, anche se in realtà non era poi così vecchio. L’aspetto comune, semplice e a volte un po’ trasandato, lo ha relegato quasi sempre in ruoli di perdente, spesso alcolizzato, ma bonariamente simpatico, e occasionalmente anche brillante. Nella sua lunga carriera, durata più di quarant’anni, con due nomination agli Oscar, ha attraversato quasi tutti i generi, riuscendo a farsi notare anche accanto ai protagonisti più famosi. Maestro nel trasmettere simpatia, ironia, buon umore, ricopriva spesso il ruolo di chi non è riuscito ad emergere, ma offre il suo indispensabile aiuto all’amico in difficoltà.

Arthur Joseph Eugene O’Connell nacque da Julia e Michael O’Connell il 29 marzo 1908 a Manhattan, New York. I genitori erano immigrati irlandesi di umili origini: il padre, che morì quando Arthur aveva appena due anni, era cameriere in un albergo, e la madre era casalinga. Alla morte del padre, Arthur fu mandato a vivere con la zia materna, mentre le sue sorelle si trasferirono da altri parenti e il fratello maggiore rimase con la madre. Arthur frequentò lo St John’s College per due anni, ma iniziò presto a lavorare, prima come commesso da Macy’s e poi come venditore porta a porta di riviste. Iniziò a recitare con la compagnia teatrale di Orson Welles, ma nel 1934 la sua carriera fu interrotta da un attacco di encefalite, che richiese un ricovero di sette mesi in un sanatorio per indigenti.

A metà degli anni ’30 debuttò ufficialmente interpretando vari ruoli in teatro e vaudeville negli USA e a Londra. Al cinema debuttò con piccoli ruoli, per cui non era neppure accreditato. Orson Welles, con cui aveva lavorato in teatro, gli diede il piccolo ruolo di un reporter in Quarto potere, nel 1941, ma ancora senza accredito. Durante la guerra si arruolò nell’esercito e dopo il congedo fu notato in un piccolo teatro da Charles Laughton, e si unì alla sua compagnia shakespeariana itinerante. In questo periodo i suoi ruoli cinematografici rimasero inconsistenti. Il primo ruolo in cui è accreditato è nel film Open secret, del 1948.

La svolta nella sua carriera arrivò a Broadway, dove interpretò il ruolo di Howard Bevans, il corteggiatore di mezza età di una maestra zitella nella commedia Picnic. Riprese il ruolo di Bevans nella versione cinematografica del 1955, al fianco di Rosalind Russell nel ruolo dell’insegnante, ottenendo una nomination all’Oscar. Grazie alla sua interpretazione elogiata dalla critica, fu molto richiesto, ottenendo sei buoni ruoli in rapida successione, e guadagnando più soldi in un anno, dopo Picnic, che nei 25 anni precedenti. Fu di nuovo diretto da Joshua Logan in Fermata d’autobus, nel 1956, nel ruolo di un amico del protagonista, interpretato da Don Murray. La sua interpretazione del mentore alcolizzato di James Stewart in Anatomia di un omicidio (1959) gli valse poi una seconda nomination all’Oscar.

L’aspetto un po’ stropicciato lo faceva sembrare più anziano di quanto non fosse, visto che in Anatomia di un omicidio, pur essendo coetaneo di James Stewart, passava per il suo anziano insegnante, complice anche un buon trucco. In questo periodo apparve spesso anche nel ruolo del padre in film con idoli degli adolescenti come Elvis Presley o Pat Boone, ma anche Sandra Dee. Fu chiamato spesso a interpretare degli alcolisti e consultò i membri degli Alcolisti Anonimi per prepararsi a questi ruoli, perché in realtà era astemio. Forse molti lo ricordano soprattutto nel ruolo del sottufficiale, a capo della sala macchine del sommergibile, in Operazione sottoveste, a fianco di Cary Grant e Tony Curtis. Anche qui ironico, simpatico e umano, bravo come in tutti gli altri film dove apparve.

Del resto la magia di un bravo caratterista è proprio quella di saper rimanere in disparte, ma nello stesso tempo fornire un sostegno prezioso ai protagonisti e alla storia. Due anni dopo compare in Angeli con la pistola, in un ruolo sempre non centrale, ma comunque di una certa importanza: è il conte spagnolo, venuto apposta per conoscere la madre della futura nuora, e di certo non sfigura in abiti diplomatici: nella foto qui sotto, a sinistra, accanto a Thomas Mitchell, altro grande caratterista. Nel 1966 indossa la divisa militare nel film di fantascienza Viaggio allucinante, mentre nel 1972, in una delle ultime apparizioni, interpreta il prete ne L’avventura del Poseidon, accanto a Gene Hackman, Shelley Winters e molte altre star.

Durante tutti gli anni ’60 apparve anche in televisione, partecipando a molte famose serie tra cui La grande vallata, Bonanza e Il Virginiano. Durante questo periodo compare anche in uno spot pubblicitario per un dentifricio. L’ultima apparizione sullo schermo, da protagonista, risale al 1975, nel film The hiding place, dove interpreta un orologiaio olandese che nasconde gli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. Il morbo di Alzheimer lo ha costretto al ritiro a metà degli anni ’70, causandone la morte il 18 maggio 1981, all’età di 73 anni.

Nel 1968, durante la guerra del Vietnam, visitò gli ospedali in cui erano ricoverati i soldati feriti: in ogni reparto chiedeva ai pazienti se desideravano che chiamasse le loro famiglie al suo ritorno negli Stati Uniti e consegnasse loro un messaggio. Arthur si annotava tutti i loro nomi, chi avrebbe dovuto chiamare, e il messaggio che avrebbe dovuto consegnare. Questo certamente risollevò loro il morale, in modo tale da contribuire al processo di guarigione.

«Il palcoscenico è fondamentale per un attore. Sul palco, la performance è tutta tua. Nessuno può modificarla o tagliarla in alcun modo»

FONTI: IMDb – paradiseroad.it


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

11 pensieri riguardo “Arthur O’Connell, professione caratterista”

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