Robert Taylor, l’eroe romantico

1911 – 1969

Tra i volti più belli del cinema classico hollywoodiano, dotato di un fascino magnetico e caratterizzato da un’espressione particolarmente intensa, fu interprete del cinema romantico tra i più amati dal pubblico femminile, ma pagò questa sua dote non riuscendo mai a dimostrare che oltre la bellezza c’era un vero professionista del cinema, come del resto accadde a molti altri attori troppo belli, da Alan Ladd a Tyrone Power.

Il suo vero nome era Spangler Arlington Brough, nato a Filley, in Nebraska, il 5 agosto 1911. Figlio di un medico condotto, dopo aver studiato musica al conservatorio ed essere diventato un abile violoncellista, si trasferì in California per compiere gli studi di medicina, su insistenza paterna. Ben presto però abbandonò anche questa strada per dedicarsi alla recitazione.  Quando decise di tentare qualche provino per il cinema, gli andarono tutti male, perché non era ritenuto all’altezza; persino Samuel Goldwyn nel 1933, vedendoselo davanti, decise di non prenderlo perché lo riteneva troppo gracile. Nel 1934 viene invece scelto da Louis B. Mayer, che con occhio più attento aveva capito che il ragazzo aveva stoffa per quel mestiere.

Così lo scritturò come caratterista per film di basso costo, e Robert Taylor sarà l’unico attore al mondo a finire sotto contratto con un unico Studio (la Metro-Goldwyn-Mayer) per ben 26 anni consecutivi. La sua paga, che non varierà mai per tutta la durata del contratto, era di 36.000 dollari a film. Dopo alcuni film minori comparve al fianco di Irene Dunne nel melodramma di John M. Stahl Al di là delle tenebre (1935), con il quale ottenne un notevole successo, delineando i tratti tipici del suo personaggio in questa prima parte della sua carriera: Taylor infatti si confermò partner ideale di molte attrici di notevole fama in ruoli di innamorato sensibile, dotato anche di sensuale e forte personalità.

Fu così che poté affrontare il non facile ruolo di Armand Duvall in Margherita Gauthier (1937) di George Cukor, al fianco di Greta Garbo. Il confronto con la famosa star fu decisamente impegnativo, ma Taylor ne uscì vincente grazie a una presenza discreta eppure intensa, tale da renderlo indimenticabile. Successivamente affiancò altre grandi dive quali Jean Harlow, Barbara Stanwyck, Vivien Leigh e Lana Turner. Nel corso della Seconda guerra mondiale fu istruttore di volo in marina e realizzò documentari didattici. Il dopoguerra segnò l’inizio di un nuovo percorso artistico in cui emerse la sua immagine di eroe non più solo romantico: fu Marco Vinicio, patrizio convertitosi al cristianesimo nella Roma di Nerone, in Quo vadis? (1951) di LeRoy, quindi Lancillotto ne I cavalieri della tavola rotonda (1953) di Richard Thorpe, che già lo aveva diretto in Ivanhoe (1952).

Ma la volontà di cimentarsi con parti più controverse e tormentate lo spinse ad accettare personaggi decisamente anomali rispetto al suo precedente percorso artistico, anche grazie all’indurirsi dei suoi lineamenti a causa dell’età: fu così il killer di Cavalca, vaquero! (1953) di John Farrow, il cacciatore di bufali malvagio e destinato a una tragica fine de L’ultima caccia (1956) di Richard Brooks e l’avvocato claudicante e corrotto de Il dominatore di Chicago (1958) di Nicholas Ray, una delle sue prove di attore più complesse e riuscite. Non si è mai capita l’acredine nei suoi confronti da parte della critica specializzata, che lo ha praticamente massacrato per tutta la carriera, arrivando persino a eleggerlo per diversi anni consecutivi come il peggior attore di Hollywood, e dai membri di varie associazioni di premi, compresa l´Academy, che lo hanno sempre totalmente ignorato, se non in alcuni casi persino boicottato.

Negli anni Sessanta viene colpito dal cancro causatogli dall’eccessivo abuso di fumo: fumava, infatti, 3 pacchetti al giorno fin dall’adolescenza. Tuttavia non si rassegnò a concludere la sua attività di attore. Dal 1959 al 1962 ottiene grande successo per una serie televisiva dal titolo The Detectives e a seguire anche in altri telefilm. A 57 anni a causa della malattia non riesce più a lavorare e di lì a poco morirà, l’8 giugno 1969. Al suo funerale partecipano migliaia di persone commosse, molti i politici presenti, ma anche attori e attrici. Sarà il suo amico Ronald Reagan a pronunciare l’elogio funebre per un attore che ha fatto la storia del cinema costruendosi una carriera degna di un vero eroe.

Nel 1939 aveva sposato Barbara Stanwyck, divorziando poi nel 1951. In seconde nozze sposò nel 1954 Ursula Thiess, da cui ebbe due figli.
Le sorelle Giussani, ideatrici di Diabolik, nel disegnare i tratti somatici del famoso ladro si sono ispirate proprio a Robert Taylor.

«Sono stato protagonista in diversi film di gran successo; quindi nella mia carriera, pur non essendo un bravo attore, come molti critici sostengono, qualcosa di buono avrò pur fatto»

FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – cinekolossal


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

3 pensieri riguardo “Robert Taylor, l’eroe romantico”

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