1903 – 1983
Ci sono volti che uno spettatore attento riconosce e ricorda, per averli visti in tante pellicole più o meno celebri, sempre a incarnare personaggi particolari, e spesso riproducendo figure simili o ruoli analoghi, al punto da divenire quasi familiari. Eppure molte volte non ne conosce il nome. È il destino dei caratteristi migliori, che vivono all’ombra dei protagonisti più famosi, ma che spesso reggono sulle proprie spalle il destino di un film. È il caso di John Williams, uno degli interpreti più versatili e raffinati, che ha regalato il suo volto e la sua flemma tutta britannica a una vasta gamma di personaggi.

Hugh Ernest Leo Williams, detto John, nasce il 15 aprile 1903 in un villaggio nella campagna inglese, a quaranta chilometri da Londra. Figlio di un colonnello, studiò in un prestigioso collegio e già a 13 anni debuttò in teatro, in piccoli ruoli adatti alla sua età. Crescendo, si sviluppò in lui l’amore per la recitazione finché non arrivò a New York, seguendo la compagnia di Godfrey Tearle. Fu l’inizio della sua carriera sui palcoscenici americani, che sarebbe durata quattro decenni e sarebbe stata ricca di soddisfazioni: tra gli altri recitò a fianco di Ethel Barrymore, Helen Hayes e Gertrude Lawrence. Il primo approccio al cinema avviene negli anni ’30, quando partecipa, senza essere accreditato, ad alcune pellicole, tra cui È arrivata la felicità (1936), di Frank Capra.

Nei successivi film veste i panni militari di un maggiore e poi di un capitano, in due piccoli ruoli. Williams faceva la sua figura in uniforme, grazie soprattutto all’altezza sopra la norma e al fisico asciutto, ma per il suo aspetto signorile e la compostezza tutta britannica era credibile anche in livrea da maggiordomo, in toga da avvocato o nei panni di un ispettore di polizia: in altre parole, ovunque il personaggio richiedesse una certa distinzione. Nel ’47 avviene l’incontro con Hitchcock, che lo chiama a interpretare un avvocato a fianco di Gregory Peck, ne Il caso Paradine. L’anno seguente interpreta un altro avvocato, questa volta dell’accusa, nel drammatico Il sorriso della Gioconda, di Zoltán Korda. Nel ’52 è il generale Sir Henry Harrison in Bagliori ad Oriente di Charles Vidor: in quest’ultima circostanza appare per la prima volta coi baffi, che si rivelano un elemento determinante per definire la sua figura.

Nel ’53 Hitchcock lo chiamò di nuovo a lavorare con sé, nel film che dette a Williams la maggiore popolarità e le maggiori soddisfazioni professionali: Il delitto perfetto, dove l’attore, che interpretava l’ispettore capo Hubbard, divide la scena con Grace Kelly e Ray Milland quasi da coprotagonista, tanto che il suo volto, forse per la prima volta, rimane impresso e si fissa nella memoria degli spettatori. Subito dopo John lavorò in un altro memorabile film, la deliziosa commedia sentimentale Sabrina, di Billy Wilder, dove indossa in maniera inappuntabile l’uniforme e il cappello dell’autista Thomas Fairchild, padre della protagonista, interpretata da Audrey Hepburn.

Di nuovo Hitchcock lo volle per Caccia al ladro (1955), nella parte di un flemmatico funzionario della compagnia assicuratrice Lloyd’s di Londra, inviato in Costa Azzurra per fare luce su una serie di furti di gioielli. Nello stesso anno il mago del brivido lo chiamò a lavorare con lui anche per la televisione, nel suo programma Alfred Hitchcock Presents, una serie a puntate durata fino al 1959, e trasmessa in seguito anche in Italia: John apparve in ben dieci episodi, tra la prima, seconda e quarta stagione, guadagnando grande popolarità anche tra il pubblico televisivo. Indossa poi la divisa per altre due volte: nel ’56 da brigadiere, in Operazione Normandia, accanto a Robert Taylor e Richard Todd, e l’anno dopo da colonnello, ne La bionda esplosiva, al fianco di Jayne Mansfield.

È poi la volta di indossare la toga e il parrucchino da avvocato nel thriller Testimone d’accusa (1957), accanto a Charles Laughton, Tyrone Power e Marlene Dietrich, mentre nel ’59 è accanto a Paul Newman e Robert Vaughn nel classico di Vincent Sherman I segreti di Filadelfia, in un ruolo non marginale. L’anno successivo veste di nuovo i panni di un solerte e astuto poliziotto in Merletto di mezzanotte, con Doris Day e Rex Harrison. Nel decennio dal ’60 al ‘70 partecipò a sette film, tra commedie, drammi e persino un musical: il più noto è la commedia Erasmo il lentigginoso, con James Stewart, in cui Williams interpreta un distinto professore di lettere che in realtà è un truffatore.

Nel frattempo, Williams aveva rinverdito la sua popolarità televisiva entrando nel ’67 nel cast dell’apprezzatissima serie Tre nipoti e un maggiordomo nel ruolo di Nigel French, fratello del maggiordomo impersonato da Sebastian Cabot; in realtà si trattò di sostituirlo temporaneamente perché colpito da un attacco di apoplessia. Nel ’72 partecipa anche a un episodio di Colombo ambientato a Londra, dove interpreta un impresario teatrale assassinato da una coppia di famosi attori. La sua ultima fatica in tv fu nel ’79, in un episodio della prima serie televisiva di Battlestar Galactica, dove recitò accanto al collega Lorne Greene. Ritiratosi a vita privata nel 1979, trascorse i suoi ultimi anni assieme alla moglie Helen, sposata nel 1929; colpito da aneurisma, morì il 5 maggio 1983, quando aveva da poco compiuto 80 anni. Secondo le sue volontà, non si tenne alcun funerale e il corpo fu cremato.

«Mi ritengo molto fortunato perché faccio un lavoro di cui non ci si stanca mai, ed è impossibile annoiarsi»
FONTI: papale-papale.it – IMDb
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Buongiorno 2
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Lo ricordo nel film “Testimone d’accusa” per tutti gli altri invece nada 😒 Buona serata Raffa e sempre complimenti per questi bei e completi articoli che si leggono davvero volentieri, 🥀👏
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Grazie Giusy, per il tuo passaggio. Buona serata ✨
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però non l’avrei detto ma l’ho visto in alcuni film
cmq, è ingiusto che gli spettacoli teatrali spesso non vengano ripresi, decenni di performance buttati via
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Chi fa teatro lo sa, è una scelta che dà grandissime soddisfazioni, ma poca visibilità. Per dirti, Maggie Smith, che ha fatto molto teatro oltre al cinema, ha sempre detto che adorava il rapporto diretto con il pubblico, cosa che al cinema non esiste. Il cinema ti dà i soldi e la celebrità, ma l’attore vero ama il teatro. E quando dal teatro passa al cinema, la differenza con chi non ha fatto teatro si vede.
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Grandissima classe, eleganza innata. In ‘Caccia al ladro’ gareggia alla pari con Grant, nella ‘Finestra sul cortile’ con Stewart. Mi ricordo male?
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Capita di confondersi con i volti.
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P.S. si’, mi ricordavo male: l’amico poliziotto del protagonista non era interpretato da lui. Ah, l’età che avanza e la presunzione di non controllare! Aveva impersonato il poliziotto nel ‘Delitto perfetto’, come giustamente hai scritto tu.
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