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Capricci da star

Lunedì scorso, in Contratti capestro, abbiamo visto alcune delle clausole più terribili inserite dai produttori per legare a sé i grandi divi. Oggi vediamo come gli attori hanno risposto a queste imposizioni. Nel 1936 l’attrice Bette Davis, dopo che la sua casa di produzione le aveva imposto una serie di film, uno più brutto dell’altro, decise di fare causa alla Warner Bros, ma purtroppo la perse: il giudice sentenziò infatti che l’attrice aveva firmato il contratto di sua volontà, senza alcuna costrizione. La Davis fu condannata anche a pagare una multa di 30.000 dollari.

La prima diva che riuscì a spuntarla con i produttori fu Olivia De Havilland, la Melania di Via col vento, che nel 1944 ruppe il contratto con la Warner Bros. Di lì a poco, molti colleghi la imitarono, cominciando a inserire nei contratti clausole onerose, sempre più a proprio favore e a discapito dei produttori.

Nel 1979, durante la lavorazione del film Linea di sangue, Audrey Hepburn chiese e ottenne che tutti i vestiti da lei indossati fossero firmati da Givenchy, e inserì in contratto una clausola per cui, alla fine del film, tutti gli abiti le sarebbero stati regalati.

Anche le stelle del cinema più vicine a noi hanno le loro pretese, e le inseriscono regolarmente in contratto.

Sylvester Stallone, ad esempio, pretende di essere ripreso sempre dal suo profilo migliore, mentre Roger Moore, accanito fumatore, pretendeva per ogni film un rifornimento illimitato di sigari cubani, ovviamente a spese della produzione.

Tra i più esigenti c’è Samuel L. Jackson. Fin dal primo Guerre Stellari era stato stabilito che i cattivi avrebbero avuto una spada laser di colore rosso, mentre i buoni avrebbero potuto scegliere tra il blu e il verde. Questa distinzione è andata avanti fino al 2002, cioè quando Samuel L. Jackson ha insistito e ottenuto di avere un suo colore distintivo, che lo mettesse in evidenza nelle scene di battaglia. Si racconta che pur di farlo contento George Lucas abbia ceduto, fornendogli una bella spada laser viola. Ma le sue pretese non finiscono qua.

Tra le clausole che fa inserire in tutti i contratti cinematografici che firma ce n’è una che prevede che la produzione gli dia del tempo libero per giocare a golf almeno due volte alla settimana per tutto il periodo delle riprese. Lo stesso Samuel L. Jackson ha dichiarato durante un’intervista alla Cnn: «Generalmente mi portano loro su un campo da golf, altrimenti mi unisco a un club nei dintorni del set, così posso andare lì a giocare».

Sul set di Un ragazzo d’oro, di Pupi Avati, Sharon Stone ha preteso di avere una carta di credito per comprarsi da sola tutti gli abiti che il suo personaggio avrebbe indossato nel corso del film.

Sebbene da anni Jack Nicholson avesse espresso il desiderio di lavorare con Martin Scorsese, l’attore non riteneva che il personaggio di Frank Costello in The Departed – Il bene e il male fosse sufficientemente interessante per lui. Il regista pur di averlo nel film, ha fatto diverse concessioni al divo, come, per esempio, rendere il suo personaggio molto più cattivo.

Gli ha anche permesso di mettere in pratica alcune idee un po’ estreme, come la scena in cui sniffa cocaina sul sedere di una prostituta, e ha acconsentito a far sparire dal set tutti i gadget e i riferimenti alla squadra di basket dei Boston Celtic, visto che Nicholson è un tifoso sfegatato dei loro rivali.

Nel contratto per Terminator 3 Schwarzenegger ha preteso che, in ogni location dove si girava il film, gli fossero riservati una suite deluxe con tre camere da letto, un team di bodyguard in servizio 24 ore su 24, una roulotte equipaggiata con una palestra completa e una limousine sempre pronta a qualsiasi ora, solo per lui.

Catherine Deneuve vuole sempre avere delle peonie in camera quando soggiorna in hotel.

Jennifer Lopez non accetta di alloggiare in stanze d’hotel che non siano completamente bianche, e pretende mazzi di gigli bianchi.

Quando va a Parigi, Sharon Stone non vuole alloggiare in nessun altro hotel che non sia il Ritz.

A nessuno piace ricordarsi dei propri ex. Justin Bieber, dopo aver rotto con Selena Gomez, vietò a tutti di ascoltare la musica della ex fidanzata in sua presenza, pena il licenziamento immediato. Non solo, pare che allo staff non sia permesso parlare con lui, persino al fotografo.

Un altro che non ama chiacchierare è Tom Cruise, che inserisce in ogni contratto la clausola per cui nessun membro della troupe può rivolgergli la parola, se non è lui a farlo per primo.

Sempre il simpatico Tom, nonostante si sia fatto fotografare di recente al cinema per invogliare il pubblico a imitarlo, di solito, quando ha voglia di vedere un film, affitta l’intera sala solo per sé.

FONTI: Corriere della Seraalfemminile – iodonna

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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

19 pensieri riguardo “Capricci da star”

  1. A me questi capricci, rendono le “star” davvero detestabili.
    Capricci veri e propri.
    Che poi… chiedere un po’ di fiori in camera ci può anche stare, ma pretendere vestiti e quant’altro di costoso, loro che sono già così ricchi…

    Piace a 1 persona

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