1949 – 1982
Figura di riferimento fondamentale per l’immaginario giovanile, con il suo fisico e il suo volto ha in qualche modo rappresentato la rabbia e lo spirito di ribellione dei movimenti degli anni ‘60. Sovrappeso, non bello, volutamente trasandato e spesso neanche troppo pulito, sempre e comunque esagerato in tutto quello che faceva, ha rovesciato molti aspetti della morale comune, rivendicando la priorità del divertimento e della gioia dei sensi, con uno stile originale e irriverente, mescolando abilmente forme espressive diverse e passando senza problemi dalla parodia all’insulto.

John Adam Belushi nasce a Chicago il 24 gennaio 1949, figlio di un albanese emigrato negli Stati Uniti negli anni ‘30, che con grande sacrificio era diventato proprietario di due ristoranti nei sobborghi di Chicago. Cresciuto a Wheaton, nei dintorni di Chicago, non è mai riuscito a integrarsi davvero: i suoi genitori hanno sempre rifiutato di adeguarsi agli standard americani, uno stile di vita in cui non si riconoscevano. Questo loro atteggiamento ha fatto sì che John si sentisse come un pesce fuor d’acqua: a scuola era circondato da coetanei americani, poi tornava a casa e si ritrovava in una famiglia che viveva come se si trovasse ancora in Albania. Così alla fine John non si sentiva né americano né albanese e questa sua crisi d’identità lo ha accompagnato per tutta la vita.

Da adolescente sentiva di essere diverso dagli altri ed evitava di invitare gli amici a casa perché non voleva che conoscessero la sua famiglia. Il conflitto con i genitori divenne più forte quando il padre capì che il figlio non avrebbe mai continuato la tradizione di famiglia come lui avrebbe voluto: John non era interessato a fare lo stesso lavoro del padre, e rifiutò più volte le sue offerte di lavorare insieme. Appassionato di sport e di musica, iniziò a suonare la batteria e a giocare a football nella scuola secondaria dove si diplomò nel 1967, anno in cui ottenne il suo primo ingaggio per uno spettacolo teatrale. In quello stesso periodo partecipò alle rivolte studentesche del ‘68 mentre contemporaneamente si esibiva in spettacoli comici.

Nel 1971 entrò nella famosa compagnia teatrale Second City di Chicago, dove si impose con le sue irriverenti imitazioni (tra cui il sindaco di Chicago, Elton John e Joe Cocker). Nel 1974 conobbe Dan Aykroyd e l’anno successivo furono invitati entrambi a partecipare al Saturday night live, lo show comico della rete NBC; nel giro di un anno lo spettacolo diventò uno dei più popolari degli Stati Uniti e Belushi divenne una vera star. Ma al creatore dello show non piaceva lo stile irriverente ed esplicito di Belushi, così come non gradiva il suo aspetto poco curato, al punto che arrivò più di una volta a dirgli di radersi, se voleva esibirsi nel suo show. Il direttore continuava a non vedere di buon occhio il suo stile insolente, temendo che avrebbe potuto distruggere l’equilibrio perfetto che aveva creato tra i vari artisti del suo programma. Alla fine, però, dovette ricredersi perché il successo di John fu enorme, anche se poi l’attore fu costretto a fare i conti con un rivale che iniziava ad avere successo proprio come lui, ovvero Chevy Chase.

Fu anche per questo che nel 1977 Belushi accettò subito il ruolo del protagonista nel film Animal House, mentre il Saturday Night Live si avviava ormai verso la terza edizione. Il passaggio al cinema fu dunque la naturale conseguenza di questo successo. Nel film di Landis, parodia della vita in un college americano, Belushi interpreta Bluto Blutarski, l’essere più immondo dell’insulso circolo universitario dei Delta. Il film, che segnò l’esplosione del cinema demenziale, mise in luce il talento comico dell’attore. Nel 1978 Belushi e Dan Aykroyd diedero vita, sempre all’interno del Saturday night live, alla coppia di musicisti The Blues Brothers. Nei panni di Jack ed Elwood Blues, ottennero un successo insperato: il loro disco vendette tre milioni di copie e rilanciò l’intero genere musicale del rhytm and blues; immediatamente si decise di farne un film.

Prima di girarlo, però, Belushi ebbe il piccolo ma rilevante ruolo del pilota pazzo in 1941‒ Allarme a Hollywood (1979), splendido e dissacrante film comico-bellico di Steven Spielberg, che però fu un flop al botteghino. A differenza di quest’ultimo, The Blues Brothers (1980), sempre con la regia di Landis, fu un grande successo e, tra battute comiche, revival del blues, brani di concerti e inseguimenti catastrofici, divenne in breve il manifesto del nuovo cinema demenziale. Nel frattempo, l’attore iniziava ad avere seri problemi di dipendenza dalla cocaina e la situazione si aggravò proprio durante la lavorazione di questo film. Nonostante questo, tutti sembravano chiudere un occhio sui suoi problemi, almeno fino a che questi non avessero intaccato la qualità del suo lavoro. John continuava a dividersi senza sosta tra i set cinematografici e il Saturday Night Live, a cui non voleva rinunciare, insistendo ad abusare di cocaina proprio per mantenersi sempre sveglio ed energico.

La droga, però, divenne un grosso problema sul set di The Blues Brothers, perché rischiò di compromettere il lavoro. A quel punto, Belushi era consapevole di avere una dipendenza ormai fuori controllo e aveva anche iniziato a pensare di andare in riabilitazione, ma non prima di aver finito ciò che stava facendo. Per continuare a lavorare, però, continuava a sentire il bisogno di fare uso di cocaina e non riuscì più a smettere, finendo così in un circolo vizioso senza via d’uscita. Il regista Landis definì quel film come una battaglia per tenere vivo l’attore: sul set era perfetto, ma fuori crollava e questo causò numerosi ritardi alla produzione. Dopo quell’esperienza, le porte di Hollywood sembrarono chiudersi per John: i produttori temevano di lavorare con lui proprio per il suo problema con la droga. Per salvare la sua carriera, John decise così di ripulirsi e disintossicarsi.

Per un periodo ci riuscì e realizzò altri due film, molto diversi tra loro e dai precedenti: Chiamami aquila (1981), una commedia classica, scritta da Lawrence Kasdan, sullo stile di quelle degli anni ‘30, e I vicini di casa (1981), in cui John era un impiegato borghese di mezza età in lotta con i propri vicini eccentrici e invadenti. Alla fine, purtroppo, proprio quando cominciavano ad arrivargli proposte diversamente articolate, John perse la sua battaglia contro la droga a soli 33 anni, morendo il 5 marzo 1982 in una stanza del famoso hotel Chateau Marmont, a Los Angeles, dove si era rifugiato per lavorare al suo prossimo progetto. Nonostante la sua personalità esuberante e il suo talento formidabile sul palco, nel privato John Belushi era una persona molto sensibile e fragile, che per tutta la vita si è sempre sentita fuori posto ovunque, tranne che sul palcoscenico.

«Il palco è l’unico posto dove so cosa sto facendo»
FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – virginradio.it
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Ricordo indelebile.
Buon giorno Raffa🤗
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Buongiorno a te 🌺
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un talento comico come pochi altri. tra tutte le sue imitazioni mi piace ricordare quella di joe cocker proprio al saturday night live
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Avrebbe potuto dare ancora molto al cinema.
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Purtroppo non lo sapremo mai. Sono vite che si consumano in pochi anni riuscendo a cambiare la loro arte. Io lo vedo in parallelo con Kurt cobain dei Nirvana
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Sì, ed Amy Winehouse
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anche lei, certamente
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Buongiorno 2 la collega bipolare lo capisce
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Buongiorno
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Un attore straordinario morto troppo presto. Hai scritto un articolo veramente stupendo e approfondito sulla sua vita, su quello che rappresentò per la società americana di quei tempi che stava cambiando e anche sulle sue radici. Mi è veramente piaciuto .
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Ti ringrazio. Ho avuto la fortuna di trovare diverse fonti che ne parlavano in maniera approfondita. Ho scoperto anch’io cose che non sapevo di lui.
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🎀 La capacita’personale di difendere la propria individualita’ dagli schemi socio-culturali e dagli sguardi superficiali, fa la differenza tra una vita vissuta ed una vita sprecata ~ Occorre forza ~ Forza interiore, l’unica vera forza umana … Buona giornata!
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Chevy Chase suo rivale? Per me non ci sono proprio paragoni. Sarò particolare ma a me Chase non ha mai strappato una risata. Forse un mezzo sorriso stentato ma sempre per una battuta non per lui come interprete.
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La penso come te, l’ho sempre trovato insulso. Ma a quanto pare agli americani piaceva…
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Insulso: aggettivo che gli calza a pennello!😊
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🧡
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Avevo dimenticato l’esistenza di Chevy Chase, pensa un po’. Belushi è stato un pezzo unico e irripetibile. Ho visto “Chiamami aquila”, ed ho apprezzato la sua capacità di cambiare ruolo, questo film mi è piaciuto tantissimo.
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Era il momento della svolta, forse. Purtroppo non ne ha avuto il tempo.
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Un bravissimo attore e purtroppo la sua dipartita è stata precoce! Complimenti per questa presentazione molto competa la quale mi ha dato modo di conoscere altri particolari dell’attore che non ne ero a conoscenza. Buon proseguimento di giornata Raffa 🪻
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Grazie, Giusy, per il tuo passaggio. Scrivendo questo tipo di pezzi, mentre raccolgo il materiale, scopro anch’io notizie e particolari che non conoscevo. E mi fa piacere condividerli con chi passa di qua. Buon proseguimento 🌼
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Una carriera realtivamente breve, ma sufficiente per renderlo immortale. E come non ricordarlo come l’interprete delle migliori scuse della storia del cinema (ovviamente in The Blues Brothers). Grazie per averne parlato, seti stata molto coinvolgente.
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Grazie, mi fa piacere che abbiate apprezzato.
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Beh The Blues Brothers è un capolavoro, un colpo di genio, con una musica strepitosa. Anni avanti
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Anche se meteora sfido chiunque a non conoscerlo…
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