Fernandel, un sorriso inconfondibile

1903 – 1971

Tra i più popolari attori comici francesi, noto per il grande sorriso contagioso ma anche per la sua “faccia da cavallo”, su cui lui stesso era solito scherzare, è rimasto impresso nell’immaginario collettivo come uno degli attori più popolari e amati dal pubblico. Interpretò sempre personaggi gentili, e un po’ maldestri, animati da buona volontà e desiderosi di offrire aiuto agli altri, quasi degli angeli custodi mandati dalla provvidenza. In particolare, la simpatia contagiosa e l’istintiva fiducia che il suo aspetto ispirava, ne fecero l’interprete ideale del generoso e combattivo parroco emiliano Don Camillo, personaggio che lo rese famoso in Francia e in Italia. Grazie alla sua faccia simpatica ed espressiva, ma anche inconfondibile, Fernandel diventò un caratterista molto popolare.

Il nome d’arte gli fu suggerito dalla suocera, che lo presentava come il marito della figlia, dicendo “Voilà le Fernand d’Elle!”. Il suo vero nome era Fernand-Joseph-Désiré Contadin, nato a Marsiglia l’8 maggio 1903, da genitori piemontesi emigrati oltralpe in cerca di fortuna. Salì per la prima volta sul palcoscenico a cinque anni, affiancando il padre, un impiegato con la passione per il varietà che si esibiva nei teatri di rivista della Provenza. Imparò così l’arte del vaudeville, la commedia leggera in cui alla prosa vengono alternate strofe cantate su arie conosciute. Agli inizi della carriera, dunque, calcò le scene come cantante e caratterista nei caffè-concerto marsigliesi e nizzardi.

Nel 1930 appare per la prima volta sullo schermo insieme a Raimu, uno dei più autorevoli attori francesi, in Le Blanc et noir di Marcel Allégret; nel 1934 va in scena alle Folies-Bergèr, celebre caffè-concerto parigino, al fianco di Mistinguett, una delle più grandi stelle del varietà francese. Attore estremamente duttile, nella sua lunga carriera ha interpretato più di cento film, dando vita a personaggi per lo più buoni e generosi, spesso vittime delle circostanze, a volte troppo ingenui, a volte succubi di donne terribili; ha lavorato con attori del calibro di Jean Gabin e Jean Moreau, diretto anche da grandi registi come Jean Renoir e Christian Jaque. Alternando lavori in pellicole d’autore con interpretazioni in film comici commerciali, acquista poco alla volta una notorietà internazionale, diventando il simbolo della comicità francese nel mondo.

Ma la vera svolta avvenne nel 1951, grazie alla serie di film incentrati sulla figura di Don Camillo, l’irascibile e sanguigno sacerdote della bassa parmense, costantemente in lotta con il sindaco comunista Giuseppe Bottazzi, il famoso Peppone, interpretato da Gino Cervi. I personaggi di Peppone e Don Camillo erano nati dalla penna satirica di Giovanni Guareschi, a cui Fernandel non piaceva proprio. Secondo lui l’attore francese non era adatto a interpretare Don Camillo perché nulla aveva in comune con il prete che lui si era immaginato. Furono il regista Julien Duvivier e lo sceneggiatore René Barjavel a insistere per dare la parte a un loro connazionale. Dopo qualche tempo tuttavia, Guareschi si dovette ricredere e in una lettera al produttore Rizzoli decretò: “Fernandel non ha la minima somiglianza col mio don Camillo. Però è talmente bravo che ha soffiato il posto al mio pretone”.

Successivamente Fernandel e Guareschi diventarono amici, al punto che l’attore fece da padrino, insieme a Gino Cervi, al battesimo di una nipote dello scrittore. Il grande successo dei film di Don Camillo gli diede una grandissima popolarità in Italia, dove girò alcuni film anche con Mario Soldati (Era di venerdì 17, 1956), Totò (La legge è legge, 1958), e De Sica (Il giudizio universale, 1961). A Hollywood fece parte del cast de Il giro del mondo in 80 giorni, nel 1956, e poi girò la commedia Paris Holiday accanto ad Anita Ekberg e Bob Hope, nel 1958. Nel 1970 il regista Christian Jaque lo richiamò per girare un altro capitolo della saga di Don Camillo, ma il film rimase incompiuto perché Fernandel, già malato da tempo, si spense il 26 febbraio 1971, a sessantotto anni.

Gino Cervi dichiarò in un’intervista: «Il film era stato girato a metà quando Fernandel dovette tornare in Francia per ricoverarsi. Aveva cercato di tirare avanti fino all’ultimo, perché il film lo voleva finire. Io credo sentisse che appariva sullo schermo per l’ultima volta e con il personaggio che gli era più caro». Mancavano otto scene da girare, che avrebbero potuto essere ultimate con una controfigura per don Camillo, ma non fu possibile farlo perché il regista Christian Jacques e Gino Cervi non vollero continuare senza Fernandel. Cervi non riuscì a partecipare ai funerali perché impegnato a teatro. Alla notizia della scomparsa, mandò una corona di garofani bianchi con la scritta A Fernand, son ami Peppone.

«Sembra che la mia madrina al battesimo non potè trattenersi e gridò: ‘Mio Dio quant’è brutto!’. Per fortuna non ero brutto da far paura, ma da far ridere»

FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – pannunziomagazine.it – visitbrescello.it – avvenire.it


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

23 pensieri riguardo “Fernandel, un sorriso inconfondibile”

  1. Un attore che ho apprezzato molto anche al di fuori del suo personaggio più conosciuto. Adoravo molto la sua autoironia. Peccato per l’ultimo don Camillo. Mi son sempre chiesto se esistono ancora le scene girate, magari da completare grazie all’animazione, o alla CGI. Non sarà la stessa cosa, ma sarebbe un omaggio ad una grande coppia.

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    1. Non solo esiste tutto il girato, ma Fernandel aveva registrato in anticipo tutto il sonoro, forse perché sentiva che era vicino alla fine. Perciò davvero si sarebbe potuto finire il film con una controfigura e la voce originale, ma il regista e Gino Cervi si sono rifiutati, forse per rispetto nei confronti di Fernandel. Dopo è stato girato lo stesso film con altri attori (tra l’altro un fiasco!), e la cosa è finita lì.

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