Roger Corman, l’artigiano del cinema

Regista e produttore, insuperabile maestro dei film a basso costo, spesso di serie B ma a volte anche Z, vanta una ricchissima filmografia, dagli horror ai teen movie, fino alla fantascienza e oltre ancora, fin dove si spinge la fantasia. A suo modo si può considerare un genio, di sicuro un mito, un personaggio unico che ha saputo unire l’alto al basso (a volte bassissimo), riunendo attorno a sé un gruppo di talenti che hanno scritto la storia di Hollywood: Bogdanovich, Dante, Demme, Roeg, Cameron, Coppola e Scorsese tra i registi, Jack Nicholson, Peter Fonda, Dennis Hopper tra gli attori, ma anche Sylvester Stallone, Charles Bronson e Robert De Niro gli devono molto.

È il solo regista che abbia saputo riunire in un unico cast i veri volti del terrore del cinema: Boris Karloff, Peter Lorre e Vincent Price, che si prestavano alla sua fantasia grottesca e alle sue suggestioni infantili. Culturalmente, è il più alto narratore delle storie di Edgar Allan Poe. A volte sfiora il ridicolo ed è troppo prolisso, con il suo sangue finto che sgocciola dalle pareti, e la nebbia che si espande in un set di cartapesta, tra ragnatele e antichi velluti drappeggiati. Erotico a modo suo, ma anche un regista di contenuto, un autore che vedeva l’uomo come individuo senza più ideali e senza più amore.

Roger William Corman nasce il 5 aprile 1926 a Detroit, figlio di un ingegnere e di una casalinga. All’inizio cerca di seguire le orme paterne, laureandosi in ingegneria, ma poi si arruola in Marina. Dopo aver viaggiato in lungo e in largo per il Ministero della Difesa, viene assunto come fattorino per la 20th Century Fox, che lo promuove a revisore di soggetti cinematografici. Nel medesimo tempo, trova anche un lavoro come impiegato in un’agenzia letteraria, e appassionato di settima arte quale è, comincia lui stesso a scrivere di cinema. Capisce da subito che se vuole sopravvivere in questa avventura deve applicare la parsimonia alle tecniche di mercato cinematografico, e lo fa senza troppi problemi. Comincia a pensare che forse potrebbe avere un più completo controllo sulle sue opere se diventasse anche lui un regista.

Così, nel 1955, firma il suo primo film Cinque colpi di pistola, seguito da altri interessanti titoli. Fortemente appassionato alla letteratura dell’orrore, pensa che potrebbe essere molto proficuo trasporre alcuni dei racconti di Edgar Allan Poe al cinema. L’idea non fa una grinza e il successo è assicurato. Ingaggia vecchie glorie come Vincent Price, Peter Lorre, Basil Rathbone e Boris Karloff, e li immerge in atmosfere lugubri e grottesche, a volte affiancandoli a nuovi volti, come quello di Jack Nicholson o di Barbara Steele, o addirittura riesumando attori ancora più vecchi, risalenti al periodo del muto, come Lon Chaney jr. che qualcuno aveva già dati per spacciati. Appartengono a questo periodo I vivi e i morti (1960), La piccola bottega degli orrori (1960), Il pozzo e il pendolo (1961), I racconti del terrore (1962), I maghi del terrore (1963), La torre di Londra (1962), La vergine di cera (1963), La città dei mostri (1963), La maschera della morte rossa (1964) e La tomba di Ligeia (1964).

Risparmiando tempo e budget fino a finire un film in una settimana, scrive, sceneggia, produce (e a volte vi compare anche come attore) centinaia di film, rivoluzionando il sistema di finanziamento, usando linguaggi nuovi e sempre giovani, sfruttando il colore e le atmosfere. Il suo titolo più noto, La piccola bottega degli orrori, è stato girato quasi per scommessa in due giorni e una notte, e segna l’inizio della sua collaborazione con Nicholson. In due giorni girerà anche La vergine di cera, con Boris Karloff e di nuovo Nicholson. Il metodo Corman era questo: budget ridottissimi, attori esordienti o vecchie glorie del cinema che non costavano molto, set, costumi e persino colonne sonore riciclate, nell’ottica della minima spesa, massima resa. Non a caso il titolo della sua autobiografia è Come ho fatto cento film a Hollywood senza mai perdere un dollaro. Con i soldi guadagnati, negli anni ‘70 fonda la New World Pictures che gli permette di produrre e distribuire lui stesso le pellicole.

È il primo regista a parlare di LSD ne Il serpente di fuoco (1967), viaggio allucinogeno di Dennis Hopper e Peter Fonda due anni prima di Easy Rider; seguono Assalto finale (1967) con Harrison e Glenn Ford, Target – Harry (1969) con Charlotte Rampling, De Sade (1969) con John Huston e Il clan dei Barker (1970) con Robert De Niro. Dopo una lunga pausa, torna a dirigere dopo 19 anni di assenza, con la rilettura del mito di Mary Shelley in chiave moderna: Frankenstein oltre le frontiere del tempo (1990) con John Hurt, Raul Julia, Bridget Fonda e Jason Patric. Come attore comparirà ancora in molti film, quasi sempre in ruoli di contorno, chiamato dai suoi allievi come ringraziamento per quello che ha loro insegnato.

Francis Ford Coppola lo vuole come senatore ne Il padrino – Parte seconda (1974), il suo fan Wim Wenders lo sceglie come avvocato per Lo stato delle cose (1982), ma l’affetto maggiore glielo riserva Jonathan Demme che lo inserisce quasi in tutte le sue pellicole, da Tempo di swing (1984) a Il silenzio degli innocenti (1991), da Philadelphia a The Manchurian Candidate (2004), fino a Rachel sta per sposarsi (2008). E in ultimo, finalmente, il riconoscimento maggiore che potesse sognare: l’Oscar alla carriera nel 2010, a conferma delle sue doti di artigiano del cinema che ha saputo creare grandi emozioni.
Roger Corman si è spento a 98 anni, il 9 maggio 2024, lasciando la moglie Julie, sposata nel 1970 e i 4 figli avuti da lei.

«Non credo di potermi definire un artista. Sono più un artigiano: cerco di fare il mio lavoro nel miglior modo possibile. Se occasionalmente qualcosa viene bene, è fantastico. Ma non succede spesso»

FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – mymovies.it – rivistastudio.com


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

19 pensieri riguardo “Roger Corman, l’artigiano del cinema”

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