Bionda, raffinata, con un’espressione del viso sempre radiosa e un aspetto fragile, capace di trasmettere una sensualità innocente e mai torbida, ha saputo arricchire i personaggi ambigui dei suoi esordi con sfumature sempre più complesse, arrivando ad esibirsi in prestazioni di sorprendente profondità. Convincente soprattutto nei ruoli drammatici, è riuscita a infondere nei suoi personaggi anche una buona dose di ironia e leggerezza, rendendo così la sua presenza ancora più complessa e affascinante.

Lee Ann Remick nasce a Quincy, in Massachusetts, il 14 dicembre 1935. Sin da bambina prende lezioni di balletto alla Scuola Hewitt di New York e in seguito studia danza classica e moderna. Frequenta per un solo semestre il Barnard College di New York per dedicarsi poi con maggior impegno all’Actors Studio, quindi al teatro, con esordio a Broadway nel 1953, nella parte di una adolescente. Lavora in seguito anche in televisione, dapprima come ballerina, poi come attrice. L’esordio cinematografico avvenne nel 1957 con Un volto nella folla, di Elia Kazan, un amaro melodramma sull’industria dello spettacolo.

L’anno successivo l’attrice partecipò a un altro dramma, dal cast d’eccezione, La lunga estate calda, di Martin Ritt, in cui è la nuora di un tirannico proprietario terriero. I consensi ottenuti le diedero la possibilità di essere scelta da Otto Preminger come protagonista di uno dei suoi maggiori successi di pubblico e di critica, Anatomia di un omicidio (1959). In questo duro film giudiziario, che ebbe problemi con la censura, l’attrice sostiene in modo efficace la parte difficile e ambigua di una donna violentata, il cui marito deve sostenere il processo per aver ucciso il suo aggressore. Dall’inizio degli anni ’60 mise in mostra la propria versatilità e affrontò ruoli di donne malinconiche o vittime delle circostanze.

Nel 1960 lavorò nuovamente con Kazan, che le affidò il personaggio di una giovane madre vedova, innamorata del protagonista (Montgomery Clift), nel dramma sociale Fango sulle stelle, che non ebbe però un gran successo di pubblico. Il ruolo che invece le conferì maggiore celebrità, per il quale ottenne anche una nomination all’Oscar, fu quello della moglie alcolista di Jack Lemmon, ne I giorni del vino e delle rose (1962), drammatica e lucida analisi della classe media americana e del suo illusorio benessere, diretta da Blake Edwards. L’attrice era nota per curare molto le sue interpretazioni e concentrarsi particolarmente sulla recitazione. Il New York Times ricorda che per I giorni del vino e delle rose frequentò riunioni degli Alcolisti Anonimi, e che passò un mese a bendarsi tutte le mattine prima di recitare in un dramma teatrale in cui faceva la parte di una donna cieca.

Si cimenta anche nella commedia, con buone performance in Letti separati (1963) e La carovana dell’alleluia (1965). Nel 1970 si trasferì a Londra, dove lavorò soprattutto per la televisione ottenendo grande successo nel 1975 come protagonista della serie Jennie: Lady Randolph Churchill nei panni della madre di Churchill. La sua interpretazione le valse una delle sei nomination al premio Emmy ricevute nella sua carriera. Tra le interpretazioni cinematografiche di questi anni, vanno ricordate l’horror satanico Il presagio (1976) diretto da Richard Donner, con Gregory Peck, il film di spionaggio Telefon (1977) di Don Siegel e, nel 1979, l’ottima prova offerta come protagonista di Gli europei di James Ivory, dal romanzo di H. James. L’anno successivo ebbe modo di lavorare nuovamente con Jack Lemmon nella commedia Serata d’onore di Bob Clark.

Sul finire degli anni ’80, le diagnosticarono un cancro al fegato rapidamente propagatosi nel rene e in un polmone. Pur in condizioni critiche continua a lavorare, fino al suo ultimo film 1942: I 15 anni di Emma (1988) e nel 1989 in tre puntate della miniserie televisiva Il giro del mondo in 80 giorni. Debilitata al massimo, nel 1990 è costretta a lasciare il palcoscenico del Canon Theater di Beverly Hills durante una rappresentazione. Muore l’anno successivo, il 2 luglio 1991, a 55 anni. Sposata due volte con un divorzio: inizialmente con il regista Bill Colleran, da cui ebbe due figli, Kate e Matt, poi con l’inglese Kip Gowans, assistente di regia e produttore, con cui è rimasta fino alla morte.

«Posso essere paragonata a Greta Garbo.
Anche io ho piedi molto grandi»
FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – cinekolossal – ilpost.it
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Buongiorno 1 bella la battuta finale
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Buongiorno. Adoro l’autoironia, per me è una forma meravigliosa di intelligenza.
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Oltre che bella e brava anche spiritosa 🥀👏 Buona serata cara Raffa 🌺
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Buona serata Giusy ✨
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Oh eccoti yuppieeeeeeeeee alleluia!!!!!
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Ciao Paola, buona serata
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Raffy..anche a te io bollita
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cavolo, povera 😦
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Sfortunatissima.
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