1903 – 1986
Il suo vero nome era Lester Anthony Minnelli. Fra i più importanti registi della Hollywood ‘classica’, fu un maestro soprattutto nel dirigere musical di grande eleganza e spessore visivo, e intensi melodrammi familiari. Grazie ad uno stile magico e fantasioso riuscì a far brillare i musical più di ogni altro, a rendere indimenticabili i melodrammi usando colori, costumi e scenari passionali.

Nasce a Chicago, il 28 febbraio 1903, in una famiglia di origini italiane da parte del padre (i bisnonni paterni si trasferirono negli Stati Uniti dalla Sicilia) e franco canadese da parte della madre. Il padre, Vincent Charles Minnelli, dirigeva il Minnelli Brothers’ Tent Theatre e il piccolo Vincente entrò nel mondo dello spettacolo già all’età di tre anni. Appassionato e abile nel disegno, cercò di iniziare la carriera come disegnatore di costumi e decoratore. Nel 1925 la famiglia si trasferì a Delaware e Vincente, terminati gli studi, iniziò a lavorare in campo pubblicitario, frequentando nel frattempo il Chicago Art Institute.

Indirizzatosi verso il mondo dello spettacolo, prima diresse il settore costumi dei teatri Balaban & Katz, quindi lavorò al Paramount Theater di New York. Nel 1933 entrò al Radio City Music Hall come capo costumista, e nel 1935 firmò come direttore artistico. Chiamato poi alla MGM come direttore di produzione, per alcuni anni lavorò in musical interpretati da Judy Garland, che nel 1945 divenne sua moglie, e da Mickey Rooney, finché nel 1943 non fu invitato a dirigere il suo primo film Due cuori in cielo.
Si trattava di un musical tutto interpretato da attori e cantanti afroamericani (fra i quali la celebre Ethel Waters e un giovane Louis Armstrong), impegnati nella storia di un peccatore che muore ma è salvato, grazie alla moglie, dalle grinfie di Lucifero. In esso già compaiono alcune delle caratteristiche tipiche del cinema di Minnelli, come gli elaborati movimenti di macchina, nonché la combinazione del piano onirico e di quello reale.

Nel 1944 dirige Incontriamoci a Saint Louis, storia assai vivace di una famiglia tipo americana. Ambientato al tempo dell’Esposizione universale di Saint Louis del 1903, il film è una deliziosa rievocazione d’epoca, in cui si alternano artificio e finzione, sogno e realtà, memoria e rievocazione storica, tutti elementi ricorrenti nel cinema di Minnelli, che seppe alternarli con grande maestria e raffinatezza, anche culturale. Dopo diversi musical imperniati su storie fantasiose e bizzarre avventure, come Jolanda e il re della samba (1945), Ziegfeld follies (1945) o Il pirata (1948), nel 1949 realizzò invece un impegnativo adattamento letterario, Madame Bovary, nel quale l’eroina di Flaubert (interpretata da Jennifer Jones) è raffigurata con notevole complessità e ricchezza di sfumature.

Il successivo film Il padre della sposa (1950) è uno dei film più celebri e fortunati del regista, che si misurò con una commedia non musicale, molto ben calibrata nelle sue complicazioni narrative. Ma fu nella nuova grande stagione del musical, quella degli anni Cinquanta, che Minnelli offrì alcune delle sue prove più memorabili: Un americano a Parigi (1951), Spettacolo di varietà (1953), Brigadoon (1954) e Gigi (1958). Tra questi Spettacolo di varietà costituisce il titolo di maggior rilievo, sia in quanto ricco di numeri straordinari affidati all’estro ancora fertile di Fred Astaire e al nuovo astro Cyd Charisse, sia in quanto arguta riflessione sugli stessi meccanismi del musical e, nello stesso tempo, rievocazione della sua tradizione.

Ma anche Un americano a Parigi non manca di brani di notevole maestria, con i duetti tra Gene Kelly e Leslie Caron impaginati dentro una serie colta e raffinata di rimandi pittorici, mentre Brigadoon evidenzia il lato fiabesco del cinema di Minnelli, e Gigi quello sapientemente rievocativo. Tra l’uno e l’altro di questi musical, Minnelli passò dal genere musicale a quello melodrammatico senza alcun cedimento narrativo, anche perché i due generi si somigliavano nella struttura. In questo nuovo genere Minnelli si trovava particolarmente a proprio agio, riusciva ad esplorare le esperienze umane immedesimando i suoi protagonisti sempre all’interno di ambienti borghesi e di provincia come accadde per Tragico segreto del 1946, Qualcuno verrà del 1958, o A casa dopo l’uragano del 1960, dove si connotano situazioni di vita familiare tese, rapporti difficili tra genitori e figli, tra fratelli, o conflitti tra i sessi.

Minnelli seppe anche inserire una notevole riflessione sul mondo del cinema, Il bruto e la bella (1952), storia di uno spietato tycoon (Kirk Douglas), ripresa poi in maniera più blanda molti anni dopo in Due settimane in un’altra città (1962) e un intenso ritratto di Vincent Van Gogh, Brama di vivere (1962), una vera e propria biografia d’artista ricostruita anche attraverso l’esecuzione di alcuni quadri che divengono spettacolari inquadrature del film. Il musical e il melodramma, hanno offuscato un altro genere di Minnelli in cui era molto bravo: il comico.

Il padre della sposa del 1950 aveva ottenuto un successo di pubblico internazionale eccezionale, tanto da spingere la MGM a fargli fare il seguito con Papà diventa nonno nel 1951, imperniando queste storie sempre sugli aspetti della vita familiare americana. Altri film del genere ebbero largo successo, come nel 1953 Dodici metri d’amore, La donna del destino del 1957 e anche Come sposare una figlia del 1958. Ma forse il film più comico della sua carriera il regista lo firmò con Una fidanzata per papà (1963), in cui un ragazzo deve trovare moglie al padre vedovo.

Nel 1964 passò alla 20th Century Fox e girò un altro film comico Ciao, Charlie poi nel 1965 con la coppia Richard Burton – Liz Taylor girò Castelli di sabbia, ma il successo non lo accompagnò più, neppure la critica lo trattò bene e la sua bravura di ottimo cineasta declinò con il passare del tempo. Poco prima di girare il suo ultimo film, Nina, in cui diresse la figlia Liza nel 1976, Minnelli aveva pubblicato le proprie memorie dal titolo I remember it well.

Ritiratosi dal cinema ormai da tempo, Minnelli muore a 83 anni, il 25 luglio 1986, per complicazioni respiratorie. Sposato quattro volte, ha avuto due figlie: Liza, figlia della sua prima moglie, Judy Garland, e Christiane Nina, nata dal secondo matrimonio.

«Quando leggiamo un libro, tutti ci figuriamo delle immagini che rappresentino la storia. Il regista non fa altro che dare vita a quelle immagini»
FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – ciakhollywood
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Buon giorno 1. Ma quanti matrimoni fanno questi registi
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Hollywood era così, e un po’ lo è ancora.
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Buongiorno Raffa
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Buongiorno Paola, e buona giornata di festa.
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Si riposo oggi
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il musical è un genere che non mi entusiasma granchè per cui lo ricordo più volentieri per certe pellicole che hai citato che vantano cast di eccellenza
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Buongiorno Raffa. Conosco Vincent Minneli per fama e più che altro perché marito di Judy Garlanda e padre di Lisa. Credo di aver visto in tv “Una americano a Parigi” e “Gigi”, ma non sapevo che erano suoi. Mia grande mancanza.
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Credo che Minnelli non si offenderà.
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😅
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Di lui conosco il “Padre della sposa” altri non saprei, l’ho conosciuto più per sentito dire che per altro a parte appunto che era il padre di Liza. Buona serata cara Raffa 🌹
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Buonanotte ormai, cara Giusy. 🌷
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🎵🎵🎵🎵
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visto poco di lui, credo solo il gioiellino Incontriamoci a St Luis
invece la Garland a livello personale dopo il matrimonio non doveva avere un’alta opinione di lui viste le lines che dice la zellweger nel biopic Judy
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https://www.youtube.com/channel/UCmwhE9PGS0dpmfaO5E3YiUg
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