Alan Arkin, ironia e sarcasmo con classe

Contraddistinto da un espressione beffarda, che trasmetteva un’ironia pungente più che semplice comicità, ha saputo destreggiarsi un po’ in tutti i generi cinematografici, con una particolare predilezione per la commedia.
Nasce a New York, il 26 marzo 1934 da una famiglia intellettuale ebraica trasferitasi in America dalla Russia. Successivamente la famiglia si trasferisce a Los Angeles, in California, dove suo padre, artista e scrittore, trova lavoro come insegnante. Professione che poi successivamente perderà per via della caccia alle streghe che investì gli Stati Uniti nel 1950.

Particolarmente attratto dalla musica e dalla recitazione, studia queste due discipline fin da bambino. Si iscrive al Los Angeles State College, ma la sua passione è la musica, così ben presto abbandona gli studi e inizia ad esibirsi con la sua band, e nello stesso tempo inizia seguire dei corsi di recitazione. Si trasferisce poi a Chicago e insieme ad altri fonda il gruppo di improvvisazione teatrale Second City. Nel 1963 si sposta con il gruppo a New York dove inizia a recitare nei teatri off-Broadway. Le ottime critiche ricevute gli aprono le porte di Hollywood.

Arrivano i russi, arrivano i russi (1966)

Il suo film d’esordio è Arrivano i russi, arrivano i russi (1966) di Norman Jewison che gli vale una candidatura all’Oscar come miglior attore protagonista. Nel 1967, ormai lanciato da Hollywood, sarà uno dei nomi che faranno parte del cast di Sette volte donna, di Vittorio De Sica, che annoverava fra gli interpreti Vittorio Gassman, Michael Caine, Peter Sellers e Philip Noiret. Lo stesso anno, è con Audrey Hepburn ne Gli occhi della notte, seguito da L’urlo del silenzio (1968), che gli porterà la sua seconda candidatura all’Oscar nella stessa categoria della precedente.

L’urlo del silenzio (1968)

Dopo aver diretto diversi spettacoli teatrali e un paio di cortometraggi, nel 1971 debutta nella regia cinematografica con Piccoli omicidi, seguito da Quella pazza famiglia Fikus (1977). Dopo aver tentato il ruolo dell’ispettore Clouseau (senza troppo successo, a dir il vero) ne L’infallibile Ispettore Clouseau (1968), negli anni ’70 recita in una serie di commedie che mettono in risalto la sua verve comica, tra cui Papà… abbaia piano (1969) e l’antimilitarista Comma 22 (1970) passando ai più leggeri Amiamoci così, belle signore (1972), Una strana coppia di sbirri (1974), Pazzo, pazzo West! (1975), Sherlock Holmes – Soluzione sette per cento (1976) e Una strana coppia di suoceri (1979), di cui è protagonista accanto a Peter Falk.

Una strana coppia di suoceri (1979)

Oltre al doppiaggio, a cui si dedica con successo, e ad alcune comparsate in televisione, grazie alle quali sarà plurinominato agli Emmy Award, la sua filmografia si arricchisce negli anni ’80 e ’90 di titoli importanti, in cui è diretto da grandi registi e recita accanto ad attori di ottimo livello, sempre senza sfigurare: da Il grande imbroglio, del 1985, diretto da Cassavetes accanto a Peter Falk, a Edward mani di forbice e Havana, entrambi del 1990, diretti rispettivamente da Tim Burton e Sydney Pollack.

Edward mani di forbice (1990)

Passerà dalle commedie fantasy per famiglie (Le avventure di Rocketeer, 1991) a pellicole impegnate come Americani (1992), fino a essere uno dei volti più riconosciuti nelle pellicole indipendenti come Ritorno a Tamakwa (1993) e Mia moglie è una pazza assassina? dello stesso anno. Lo ricordiamo in Gattaca – La porta dell’universo (1997), nel commovente Jacob il bugiardo, accanto a Robin Williams, e poi nei panni del Guru, con John Cusack, ne I perfetti innamorati (2001).

I perfetti innamorati (2001)

Nello stesso anno, il 2001, prende parte al film drammatico indipendente Tredici variazioni sul tema, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Tra gli altri ruoli, nel 2005, è stato il padre di Grace nella sitcom Will & Grace. Nel 2006 vince l’Oscar come miglior attore non protagonista per l’interpretazione del nonno eroinomane in Little Miss Sunshine, deliziosa pellicola che narra con toni da black comedy il viaggio on the road di un’atipica famiglia della provincia americana, verso la sede di un concorso di bellezza per bambine.

Little Miss Sunshine (2005)

Continua poi a imporsi come attore dalla spiccata intelligenza artistica in commedie come Santa Clause è nei guai (2006) e in drammi politici come Rendition – Detenzione illegale. Negli anni successivi ha interpretato pellicole di vario genere, ricoprendo tuttavia per lo più ruoli secondari in commedie come Sunshine cleaning (2008), Agente Smart – Casino totale (2008) e Io & Marley (2008). Nel 2012 torna a un grande progetto, l’ambizioso film premio Oscar di Ben Affleck Argo, mentre nel 2013 affianca prima Al Pacino e Christopher Walken nella commedia d’azione Uomini di parola, e poi Sylvester Stallone e Robert De Niro ne Il grande match.

Argo (2012)

Diretto da Zach Braff nella commedia Insospettabili sospetti, interpreterà un pensionato deciso a rapinare la propria banca insieme agli amici Morgan Freeman e Michael Caine. Accanto alla carriera di attore di cinema e teatro ha continuato a coltivare anche la passione per la musica, incidendo dischi sia da solo che insieme ad alcune band, o scrivendo canzoni per altri artisti. Nel 1956, è l’autore della canzone The Banana Boat Song, dalle tipiche note giamaicane, che diverrà conosciutissima incisa da Harry Belafonte. Ha inoltre pubblicato diversi scritti tra cui racconti di fantascienza e libri per bambini.

Alan Arkin con il figlio Adam

Si era sposato giovanissimo, nel 1955, con Jeremy Yaffe, dalla quale aveva avuto i suoi primi due figli: Adam, divenuto anche lui attore e regista, e suo fratello Matthew, affermatosi anche lui nel mondo del cinema. Ma la Yaffe è stata solo la prima delle sue numerose compagne di vita. Da vero e proprio dongiovanni, dopo il primo divorzio, nel 1964, sposò la collega Barbara Dana, con cui restò trent’anni e da cui ebbe l’ultimo figlio, Anthony, che ha seguito le orme paterne. Naufragata anche questa unione, è stata la volta di Suzanne Newlander, nel 1996, con la quale ha vissuto nel New Mexico, fino alla sua morte. L’attore ci ha lasciato all’età di 89 anni, il 29 giugno 2023, pare per problemi cardiaci, ma le cause della morte non sono state rese note.

«Se non riesci a commuovere il pubblico, a fargli davvero provare qualcosa, non ha alcun senso fare l’attore»

FONTI: mymovies – comingsoon – sky.spettacolo


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

13 pensieri riguardo “Alan Arkin, ironia e sarcasmo con classe”

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