Anthony Quinn, fascino esotico

Caratterizzato da un fisico possente e un’espressione arcigna, che sapeva però aprirsi, all’occasione, in un sorriso contagioso, seppe passare da ruoli di supporto, basati esclusivamente sul suo aspetto esotico che lo portò a impersonare i tipi etnici più diversi, a prove più impegnative da protagonista e attore drammatico. Il suo nome completo era Manuel Antonio Rudolfo Quinn-Oaxaca.

Nasce a Chihuahua, in Messico, da padre irlandese e madre messicana, il 21 aprile 1915. Al termine della guerra civile, si trasferisce in America con tutta la famiglia e dopo aver lasciato prematuramente gli studi, è costretto dalla morte del padre a mantenere la famiglia attraverso i lavori più disparati, dall’operaio al muratore, dal fruttivendolo al tassista, dal pugile al macellaio, fino a svolgere mansione di attrezzista per teatri nell’azienda Federal Theater Project, e grazie a quest’ultima esperienza intraprende la strada verso la recitazione.

Avventura al Marocco (1942)

Giunto a Hollywood, girò tre film come comparsa, senza nemmeno comparire nei titoli. Messo sotto contratto dalla Paramount, fu un guerriero Cheyenne ne La conquista del West, di Cecil B. DeMille, destinato a diventare suo suocero l’anno seguente, quando sposò Katherine, la figlia adottiva del regista. In seguito Quinn apparve in un gran numero di film, sempre in ruoli di contorno fortemente caratterizzati, ma via via più incisivi, come lo sceicco arabo nella divertente commedia Avventura al Marocco, del 1942, o il leggendario capo indiano Crazy Horse ne La storia del generale Custer (1941) o l’indiano Cheyenne Yellow Hand in Buffalo Bill (1944).

Buffalo Bill (1944)

Solo nel 1945 Quinn ebbe finalmente, al fianco di John Wayne, un ruolo da coprotagonista nel duro dramma bellico Gli eroi del Pacifico di Edward Dmytryk, ma la prima svolta importante della sua carriera venne alcuni anni dopo, grazie al ruolo del fratello di Emiliano Zapata, interpretato accanto a Marlon Brando, in Viva Zapata! (1952) diretto da Kazan e sceneggiato da John Steinbeck. Per questa interpretazione fu premiato con l’Oscar come miglior attore non protagonista.

Viva Zapata! (1952)

Negli anni ’50 Quinn lavorò anche con artisti italiani: offrì una delle sue prove più rimarchevoli accanto a Giulietta Masina, nel ruolo del brutale forzuto circense Zampanò ne La strada (1954) di Federico Fellini, e fu Antinoo nell’Ulisse (1954) di Mario Camerini.

La strada (1954)

Nel 1956 arriva il secondo Oscar per l’interpretazione (di soli 8 minuti) nel film Brama di vivere, di Vincente Minnelli, e nello stesso anno è il gobbo Quasimodo in Notre Dame de Paris, accanto a Gina Lollobrigida nei panni della zingara Esmeralda. A questi fecero seguito altri ruoli interessanti: ottenne una nomination all’Oscar interpretando il facoltoso allevatore italoamericano nel melodramma Selvaggio è il vento (1957) di George Cukor, accanto ad Anna Magnani; fu poi un cacciatore eschimese in Ombre bianche (1960), e un partigiano greco nel movimentato kolossal bellico I cannoni di Navarone (1961).

Notre Dame de Paris (1956)

Dopo essere risultato perfetto come protagonista di Barabba (1961), impersonò un peso massimo al tramonto in Una faccia piena di pugni (1962), e il capo beduino nello spettacolare Lawrence d’Arabia (1962). Ottenne poi una nuova nomination all’Oscar come miglior attore protagonista per la sua interpretazione di Zorba il greco (1964).

Lawrence d’Arabia (1962)

La sua carriera, anche a causa di un attivismo forsennato e di una crescente incapacità nella scelta delle parti, spesso assolutamente improbabili, andò incontro a un rapido declino e si dissolse in partecipazioni di routine. Tra i film interpretati in Italia si ricordano L’eredità Ferramonti (1976) di Mauro Bolognini e Bluff – Storia di truffe e di imbroglioni (1976) di Sergio Corbucci, mentre fu Caifa nella serie televisiva Gesù di Nazareth (1977) di Franco Zeffirelli.

Bluff – Storia di truffe e di imbroglioni (1976)

Inizialmente impiegato in ruoli da duro, e poi da indiano o meticcio nel genere western, nel corso della sua carriera riuscì a liberarsi da queste figure stereotipate, per ricoprire personaggi d’ogni tipo e per ogni genere di film. È il solo attore di Hollywood che, grazie a indubbie doti di adattabilità, ha interpretato personaggi di quasi tutte le etnie presenti nel mondo: americani, arabi, baschi, cinesi, inglesi, francesi, greci, hawaiani, ebrei, irlandesi, italiani, messicani, mongoli, indiani d’America, filippini, portoghesi, spagnoli, eschimesi e ucraini.

Quinn con la prima moglie Katherine DeMille e il primo dei loro 5 figli

È stato regista una sola volta, per il kolossal I bucanieri (1958) dove compare anche in un cameo, ultimo film prodotto dal suocero Cecil B. DeMille. Fu un’esperienza negativa che lo convinse a non tornare mai più dietro la macchina da presa.

Quinn in Italia con la seconda moglie e i loro tre figli

Negli ultimi anni, dopo aver abbandonato la recitazione, si era dedicato alla pittura e ad attività umanitarie, oltre che alla sua numerosa famiglia. Quinn ha avuto, infatti, dodici figli nel corso della sua vita, oltre a tre mogli e svariate amanti. L’ultimo figlio, Ryan, nacque quando l’attore aveva già superato gli 8o anni.

Quinn è morto il 3 giugno 2001, a 86 anni, per una crisi respiratoria causata da un tumore alla gola. Aveva scritto due autobiografie, la prima nel 1972, Il peccato originale, in cui racconta la sua giovinezza e la lotta per il successo, e la seconda nel 1995, molto più schietta, in cui analizza anche i suoi film e confessa la sua passione per le donne: One Man Tango.

«Avere talento è come avere gli occhi azzurri: non si ammira un uomo perché ha dei begli occhi. Lo si ammira per l’uso che fa del suo talento»

FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – cinekolossal




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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

20 pensieri riguardo “Anthony Quinn, fascino esotico”

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