Aneddoti e curiosità del lunedì: effetti speciali 3

Visto che i primi due articoli sull’argomento sono piaciuti molto, e visto che ho trovato nuovo materiale, ho pensato di aggiungere un terzo capitolo sugli effetti speciali del cinema, tutti quei trucchi che ci fanno sognare mondi meravigliosi nel buio della sala cinematografica.

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Abbiamo già visto come il colore verde o blu vengano usati per far sparire letteralmente dalla pellicola fondali, oggetti o persone. Naturalmente possono essere molto utili anche per rendere invisibile una o più parti di un corpo umano: così per avere un cavaliere senza testa, basterà fargli indossare un passamontagna verde, e per inserire in un film un reduce del Vietnam senza arti inferiori, basterà mettergli un bel paio di calze blu. Il fotogramma in basso è tratto da Forrest Gump.

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Non so se abbiate visto il film The walk, del 2015: è tratto dalla storia vera di Philippe Petit, un funambolo francese che negli anni ’70 ha osato camminare su un cavo d’acciaio teso tra i grattacieli del World Trade Center, senza alcuna protezione. Robert Zemeckis ne ha fatto un film che fa letteralmente trattenere il fiato ed è fortemente sconsigliato a chi soffre di vertigini. Naturalmente il protagonista non ha corso alcun rischio, perché è stato girato tutto in studio: qui sotto potete vedere come è stato usato il magico schermo verde.

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Nella foto qui sotto, invece, potete vedere come si muove il piccolo droide BB-8 di Star Wars.

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Ma non ci sono soltanto i trucchi digitali. In molti casi si ricorre anche a modellini o a trucchi che non hanno niente a che fare con il computer. Ad esempio in questa immagine si può vedere un modellino costruito per Star Wars I: La minaccia fantasma (1999) dal modellista Michael Lynch.

Per riempire le tribune dell’arena, a simulare un pubblico in fermento, sono stati tagliati, verniciati e inseriti in una rete 450.000 cotton fioc. Grazie a dei ventilatori sotto le tribune del modello, i cotton fioc davano l’impressione di una folla in movimento.

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Anche l’isola di Shutter Island è stata ricostruita con un modellino, e poi piazzata in mezzo al mare grazie alla computer grafica.

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E un modellino è stato usato anche per Ritorno al futuro – parte III.

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L’altra volta abbiamo visto come Vita di Pi sia stato girato in una piscina, per simulare l’Oceano. Ma a volte, grazie al computer, non c’è neanche bisogno dell’acqua per girare certe scene. Ecco come è stata girata in studio la sequenza della mongolfiera trasportata dalle rapide ne Il grande e potente Oz.

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E persino paesaggi semplici e facilmente rinvenibili nella realtà vengono ormai creati al computer, col vantaggio di girare tutto in studio, senza dover temere eventuali condizioni atmosferiche avverse. In basso una scena di The Wolf of Wall Street.

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Anche nelle serie televisive ormai l’uso della computer grafica è molto diffuso. Avete presente quelle belle scene che spesso si vedono, ambientate su romantiche terrazze con panorami mozzafiato? Ecco come si realizzano in studio: sotto Grey’s Anatomy.

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E anche scene semplicissime, che sembrano girate per strada, sono in realtà realizzate in studio con l’uso dello schermo verde. Qui sotto un fotogramma tratto da un episodio di Ugly Betty.

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Un’ultima chicca. Da cosa si vede se un film è particolarmente curato? Dai dettagli. Come ad esempio preoccuparsi che il riflesso in un paio di occhiali riproduca elementi della scenografia, e non riveli la presenza della troupe. Sotto potete vedere il dietro le quinte di Cena con delitto.

Concludo anche questa volta con un trucco che risale al cinema muto. Sotto vedete una scena di Tempi Moderni in cui Charlot pattinando si avvicina pericolosamente al bordo del pianerottolo e rischia apparentemente di cadere di sotto. Ma naturalmente il simpatico vagabondo non ha corso in realtà nessun rischio.

Qui sotto potete vedere come è stata realizzata la scena, con un effetto speciale tanto semplice quanto ingegnoso.

Il viaggio negli effetti speciali finisce qui. Spero che non siate rimasti troppo delusi nel vedere cosa si nasconde dietro certe meraviglie, e soprattutto mi auguro che di fronte a un film ben realizzato riusciate ancora e sempre a sognare. Il cinema serve a questo.

Sullo stesso argomento: effetti speciali e effetti speciali 2

FONTI: Le foto provengono tutte da Keblog.it – Le gif da darlin.it


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

13 pensieri riguardo “Aneddoti e curiosità del lunedì: effetti speciali 3”

  1. Adoro gli effetti speciali, perché dimostrano la fantasia e l’ingegnosità degli addetti ai lavori.
    Quelli che mi lasciano maggiormente a bocca aperta sono i modellini in scala, perché devono essere perfetti e dettagliatissimi.

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  2. Bellissima quella sui cotton fioc. Mi sono sempre domandata quante comparse dovessero essere pagate per le scene di assembramenti vari. A volte l’effetto moltiplicativo si capiva dal montaggio delle scene.
    Poi mi è capitato in qualche scena di vedere brillare orologi da polso in contesti in cui ancora non esistevano, o spuntare nell’inquadratura la parte finale dell’asta snodabile del microfono, ma questi sono… di-fetti speciali 🙂

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    1. Addirittura sembra che nella scena finale di Mezzogiorno di fuoco, mentre la macchina da presa fa la carrellata all’indietro per riprendere in profondità, si vedano i pali del telegrafo, che certo non potevano esistere all’epoca in cui è ambientato il film. A riprova che anche i grandi sbagliano…

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