Joanne Woodward, la donna più invidiata di Hollywood

1930 –

Ha avuto la fortuna e il merito di vivere per 50 anni a fianco di uno degli uomini più affascinanti del cinema, Paul Newman: la durata del loro matrimonio può essere considerata un record, e non soltanto a Hollywood. La loro unione non è stata solo sentimentale ma anche professionale, e la loro collaborazione ha arricchito entrambi. Pochi sanno che molti dei personaggi interpretati da Newman erano accuratamente preparati da lei, che sceglieva le sceneggiature più adatte alla sua personalità.

Il suo nome completo è Joanne Gignilliat Trimmier Woodward. Nasce a Thomasville, in Georgia, il 27 febbraio 1930. Affascinata dal cinema sin da bambina, influenzata anche dalla profonda passione della madre, mentre frequentava la scuola superiore cominciò a prendere parte a numerosi spettacoli teatrali, dimostrando un istintivo talento. Successivamente frequentò per due anni la Louisiana State University, seguendo i corsi di arte drammatica, e quindi si trasferì a New York per studiare alla Neighborhood Playhouse School of the Theatre e all’Actors Studio. Dopo alcune apparizioni televisive venne scritturata come sostituta delle principali parti femminili per l’importante messa in scena a Broadway del dramma Picnic di W. Inge, in cui recitava anche Paul Newman. Qui avviene il primo incontro con quello che sarà il suo compagno di tutta la vita.

Nel 1955 ottiene un contratto con la 20th Century-Fox e, dopo un paio di film minori, le viene offerta una prova impegnativa che supera brillantemente, nel film La donna dai tre volti, in cui interpreta una donna affetta da personalità multipla. La sua interpretazione intensa e sofferta le vale il premio Oscar e anche il Golden Globe. Nel 1958, anno del suo matrimonio con Newman, dopo che l’attore aveva ottenuto il divorzio da Jackie Witte, esce il primo film interpretato dalla coppia, La lunga estate calda, di Martin Ritt, valorizzato, come tutti i successivi, dall’intensa sintonia tra i due attori.

Le schermaglie amorose tra i due protagonisti, rafforzate da una forte sensualità, animeranno anche il dramma più convenzionale Dalla terrazza, del 1960, di Mark Robson, i cui spunti migliori sono giocati proprio intorno al personaggio della Woodward, prima oggetto del desiderio e poi moglie insoddisfatta e frustrata del protagonista. Il matrimonio con Paul Newman, con il quale reciterà in diversi film e spesso da lui diretta, segna una tappa fondamentale della sua carriera: al fianco del marito, forma una delle coppie più celebrate del cinema di quegli anni e spesso molti dei loro personaggi sono abilmente costruiti a tavolino proprio dalla coppia.

Ma anche in precedenza, senza Newman, l’attrice aveva offerto ottime prove in due drammi ambientati nel profondo Sud, L’urlo e la furia, di Ritt, e Pelle di serpente, di Sidney Lumet, accanto a Marlon Brando e Anna Magnani. Successivamente aveva mostrato una sensualità fresca e per nulla volgare nella parte della spogliarellista in Donna d’estate, del 1963, e una divertente vivacità nella commedia di ambientazione western Posta grossa a Dodge City, accanto a Henry Fonda.

Sempre a fianco di Newman, si cimenta anche nella commedia sofisticata, prima in Missili in giardino, di Leo McCarey, poi ne Il mio amore con Samantha, in cui la chimica tra i due attori è fondamentale. Affascinata dal romanzo di M. Laurence A Jest of God e decisa a portarlo sullo schermo con la sceneggiatura scritta da Stewart Stern, la Woodward riuscì a coinvolgere nel progetto il marito, che non solo contribuì alla produzione ma scelse il film, intitolato La prima volta di Jennifer, per il suo esordio nella regia nel 1968.

L’attrice, assecondata dalla direzione sensibile di Newman, delineò il ritratto appassionato di un’insegnante di trentacinque anni, ossessionata da una madre tirannica, che va alla scoperta della propria identità e dei propri desideri; il film ottenne un notevole successo e valse all’attrice una nomination all’Oscar e il Golden Globe.

Negli anni ’70 continua ad offrire prove convincenti, in particolare nel ruolo della psichiatra in They Might Be Giants e della ricca ereditiera in Detective Harper: acqua alla gola. Nel decennio successivo le proposte, anche per via dell’età, cominciano a diminuire; ad ogni modo offre ancora apprezzabili interpretazioni in Harry e Son, del 1984, e Lo zoo di vetro, del 1987, in entrambi i casi diretta dal marito.

All’apice della maturità, negli anni ’90, è ancora interessante in Mr. & Mrs. Bridge, diretta insieme a Newman da James Ivory: questo ruolo fu fortemente voluto dalla Woodward, che riuscì a tratteggiare con sofferta umanità la figura della tenera India, moglie trascurata dell’impenetrabile Mr Bridge. Philadelphia, nel 1993, è il suo ultimo film, che la vede nel ruolo della madre del protagonista. Nello stesso anno è la voce narrante ne L’età dell’innocenza di Martin Scorsese.

Prosegue l’attività di attrice fino al 2005, ma soltanto per la televisione, settore questo, che nel corso della carriera le ha riservato ambiti premi e riconoscimenti; dopo la morte dell’adorato marito, nel 2008, si ritira definitivamente dalle scene, mentre continua intensamente il suo impegno in campagne per i diritti civili e in attività umanitarie.
Joanne Woodward rimane una delle interpreti femminili più interessanti della sua generazione, con la sua recitazione ricca di profondità emotiva e l’istintiva capacità di delineare i caratteri dei suoi personaggi con un’ampia gamma di sfumature.

L’incontro con Newman è stato determinante per la vita e la carriera di entrambi, come lo stesso Newman racconta nel libro di memorie Vita straordinaria di un uomo ordinario, edito da Garzanti, che è uscito il 18 ottobre in contemporanea mondiale. Nel libro, l’attore afferma senza reticenze di aver sempre considerato la moglie come la sua stella polare, “senza la quale non sarebbe stato nessuno”.
Oltre a una più che proficua collaborazione professionale, Joanne ha dato al marito tre figlie: Elinor Teresa, Claire Olivia e Melissa.

«Recitare è una prerogativa dei bambini, loro sono nati per recitare. Di solito poi si cresce e si smette. Gli attori in fondo sono persone che non sono mai uscite del tutto dall’infanzia»

FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – cinekolossal


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

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