Insieme a Robert De Niro, l’attore che meglio incarna la storia di Hollywood del XX secolo è Al Pacino, altro italo-americano, che nel corso della sua lunga carriera ha avuto il privilegio di recitare in tantissimi film cult. Anche lui dal carattere non facile, introverso e riservato sulla sua vita privata, salvo rivelare poi dettagli della sua giovinezza a dir poco imbarazzanti.
In America la maggior parte degli Italiani, in realtà, lo è solo per metà. Lui invece è Italiano al 100%: siciliano ma con un po’ di sangue napoletano. Se i nonni paterni, infatti, provengono da San Fratello (Messina), quelli materni sono originari di Corleone. E il suo nome all’anagrafe è Alfredo James Pacino.
All’inizio della carriera considerò anche di cambiare il suo nome, per evitare di essere pregiudicato per le sue origini italiane; non era attratto dal cinema, ma sognava di diventare un giocatore di baseball e non era particolarmente portato per lo studio: fu bocciato più volte, finché, all’età di diciassette anni, decise di interrompere definitivamente il suo percorso scolastico, motivo per cui la madre lo cacciò di casa. Cresciuto nel Bronx, fu coinvolto in più di una rissa, e a scuola era considerato un poco di buono. Come ha affermato in diverse interviste, la sua più grande scuola fu la strada: svolse numerosi lavori, tra cui il facchino, il lustrascarpe e l’operaio. E ha raccontato che per sopravvivere, in gioventù, si è fatto mantenere da una donna più anziana, offrendo sesso per vitto e alloggio.
Ha iniziato la sua carriera come stand-up comedian: «Quando lo racconto nessuno mi crede» ha confessato. Ed è stato respinto dall’Actors Studio diverse volte prima di riuscire a entrare negli anni ‘60 grazie a Lee Strasberg, il suo maestro.
«Dopo il successo de Il padrino, mi offrivano qualunque ruolo, anche se non ero adatto.» Tra gli altri, gli avevano offerto persino il ruolo di Han Solo in Guerre Stellari. Tanti i ruoli da lui rifiutati: tra i personaggi iconici ci sono il protagonista di Taxi Driver, il personaggio di Kramer contro Kramer grazie a cui Dustin Hoffman vinse il suo primo Oscar, ma anche il miliardario di Pretty Woman e il poliziotto di Die Hard, che lanciò Bruce Willis. Il rifiuto di cui si è pentito maggiormente? Quello a Bryan Singer per I soliti sospetti, cui ha dovuto rinunciare perché stava girando Heat – La sfida.
A proposito de Il padrino, la produzione aveva proposto volti più noti, come Jack Nicholson o Dustin Hoffman: nessuno voleva l’allora semi sconosciuto Al nei panni di Michael Corleone. Nessuno tranne Francis Ford Coppola che, dopo averlo visto a teatro, lottò per scritturarlo fino quasi ad essere licenziato. E Pacino, che aveva paura di non essere all’altezza del ruolo, ha raccontato che a metà riprese stava quasi per essere cacciato perché a quel tempo i dirigenti della Paramount avevano visto soltanto le sue prime scene girate al matrimonio, in cui non faceva nulla di rilevante. Solo quando è arrivata la scena dell’omicidio nel ristorante, hanno cambiato idea su di lui. Poi, però, Pacino boicottò la cerimonia degli Oscar, offeso per essere stato nominato come attore non protagonista, affermando di avere più tempo sullo schermo del co-protagonista Marlon Brando.
Se per il primo lungometraggio l’attore ebbe lo stesso compenso di Robert Duvall, Diane Keaton e James Caan, e cioè 35.000 dollari, con il secondo capitolo la cifra lievitò a 600.000 più il 10% sugli incassi. Per l’ultima parte della trilogia, Pacino provò a contrattare tra i cinque e i sette milioni, ma Coppola per tutta risposta lo minacciò di aprire il film con il funerale del suo personaggio.
Nel secondo capitolo del Padrino, recitarono sia Pacino che De Niro, ma senza condividere alcuna scena. La prima volta insieme fu nel film Heat-La sfida, del 1995, il thriller di Michael Mann in cui De Niro interpreta un rapinatore che decide di organizzare un ultimo grande colpo, e Pacino il poliziotto che gli dà la caccia. Si racconta che prima del faccia a faccia nel ristorante gli attori non fecero nemmeno una prova, per rendere più credibile l’estraneità tra i protagonisti. Il risultato fu epico.
Nonostante sia stato nominato otto volte dall’Academy, ha vinto un solo Oscar, per il film Scent of a woman.
FONTI: Rollingstone.it – inchiostro.unipv.it – noidegli8090.com – ciakmagazine.it
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A volte sembra strano che due attori famosissimi e di lungo corso non si siano mai incontrati prima.
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Sì, può sembrare strano, ma forse registi e produttori sanno che è meglio non mettere due galli in un pollaio…
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E’ un attore che mi piace, anche se non è nella mia top 5: L’avvocato del Diavolo è il film che prediligo! 🙂
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Comunque un grande. Forse De Niro ha dalla sua un maggiore umorismo, mentre Pacino si prende molto sul serio.
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Sì, infatti: Robert ha quel quid im più dal punto di vista umoristico!
(basti pensare al ruolo che ha fatto in Strardust, per dirne una…)
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Pensavo la stessa cosa, non credo che Pacino lo avrebbe mai fatto.
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No, infatti… non ce lo vedo proprio! 🙂
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Lo conosco molto poco, ma qualcosa ho visto.
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Ormai è della vecchia generazione.
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Conosco più quelli che la nuova generazione.
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a me lui piace molto e ho visto direi quasi tutti i suoi film, lo trovo sempre sul pezzo e anche con quel pizzico di ironia che lo rende grande. forse doveva ricevere più oscar ma si sa che non sempre i premi vanno a chi se li merita! grazie per questa carrellata!! ciaoooooo
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Gli Oscar riservano sempre sorprese, nel bene e nel male. Buona giornata!
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hai perfettamente ragione
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A me piace tantissimo
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