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The Others (2001)

Uno splendido film d’atmosfera, che ha le carte giuste per piacere sia agli appassionati dell’horror, sia a chi ama i thriller psicologici. Il regista, autore anche del soggetto e della sceneggiatura, realizza un insieme quasi perfetto, curato nei particolari, a cominciare dalla scelta dell’ambiente e degli interpreti più che convincenti, e porta avanti la storia con il ritmo giusto, svelando a poco a poco i dettagli salienti, senza intaccare la sorpresa finale.

Siamo nel 1945. La seconda guerra mondiale è finita ma il marito di Grace non torna. Sola, in un’enorme e cupa villa vittoriana, alleva i suoi figli secondo una rigida educazione religiosa, con l’intento di proteggerli dai mali del mondo. A rendere più inquietante l’atmosfera ci pensa una strana malattia di cui i bambini soffrono, che li costringe a vivere nell’oscurità, perché sembra che non sopportino la luce del giorno.

Per tutti gli occupanti della casa, dunque, vige una sola regola fondamentale: la casa deve rimanere al buio, perciò non si deve aprire mai una finestra in loro presenza, e mai aprire una porta finché non si è chiusa quella alle loro spalle. Questo semplice ordine verrà purtroppo infranto e Grace, i bambini e tutti coloro che li circondano dovranno sopportarne le conseguenze. Quando la bambina comincia ad affermare di vedere dei fantasmi negli angoli della casa, Grace inizia a dubitare di se stessa. È possibile che la casa sia infestata? O è lei che sta impazzendo? E chi sono esattamente i tre misteriosi servitori che si sono presentati a casa?

Intanto va detto che questo film è stato circondato da un clamore pubblicitario tale che rendeva quasi impossibile mantenere segreto il finale: gli spettatori sapevano fin dall’inizio che il film prevedeva una sorpresa, e per chi aveva già visto Il sesto senso non era impossibile intuire di cosa si potesse trattare. Tuttavia Amenábar riesce a tenere ben nascosto il colpo di scena finale, che ribalta le aspettative dello spettatore solo pochi istanti prima della rivelazione vera e propria.

Il regista sembra padroneggiare perfettamente la suggestione, con l’intenzione dichiarata di suscitare una suspense continua ed estenuante, direi quasi angosciante, privilegiandola all’effetto sorpresa. Mentre Il sesto senso cercava di distrarre lo spettatore con elementi di disturbo, come il terrificante “dono” del bambino e il suo rapporto con la madre e con lo psichiatra, per condurlo poi al colpo di scena finale con un effetto dirompente, The others avanza per gradi in un’atmosfera volutamente inquietante, in cui è chiara l’attesa di qualcosa, e allo spettatore rimane solo il dubbio su cosa aspettarsi e quando arriverà.

Nessuna delusione, dunque. Anzi, si apprezza ancora di più la capacità del regista di innovare un tema già sfruttato, grazie a una sceneggiatura che si rivela piuttosto originale e molto ben assemblata, senza apparenti difetti nello svolgimento della storia. Amenábar consolida poi l’intensità dei dialoghi con l’ambientazione e una fotografia molto suggestiva: il fatto che la famiglia sia profondamente radicata nei valori religiosi, fa sì che ci siano molti simboli legati alla fede, che mantengono una presenza morbosa abbastanza palpabile, rafforzata dall’oscurità sistematica resa necessaria dal fragile stato di salute dei bambini.

I giochi di luci e ombre contribuiscono notevolmente ad aumentare la suspense e la stessa scelta dell’arredamento è un elemento determinante dell’atmosfera: infatti, la villa che ospita la vicenda è sì elegante, ma anche fredda quanto basta per creare un’aria malsana e infelice, tutto fuorché confortevole e sicura come si illude di ottenere Grace, semplicemente chiudendo porte e finestre.

Inoltre le stanze non sono solo sapientemente illuminate e finemente arredate e decorate, ma contengono anche alcuni dettagli, apparentemente fuori posto, che si spiegheranno in seguito e appariranno completamente logici una volta scoperto il loro segreto. Amenábar pubblica indizi qua e là, ma sono tanto spesso fuorvianti quanto essenziali, abilmente mimetizzati, e questo porta lo spettatore a più di una previsione fallace sul finale. Infine il quadro si completa con la musica, una colonna sonora ossessionante che gioca con i nervi dello spettatore nei giusti momenti di tensione.

Nel complesso è un film quasi perfetto che riesce a toccare, essere emozionante e allo stesso tempo molto interessante: un punto di vista diverso su un argomento vecchio come il cinema, che sembrava non aver più niente da offrire.

Complimenti a GianniD di taqamkuk, Austin Dove di austindoveblog , Francesca di faminore , e Saimon di buxus.data.blog che hanno indovinato.

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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

17 pensieri riguardo “The Others (2001)”

  1. Un film semplicemente incredibile, con un’atmosfera straordinaria e claustrofobica che riesce a tenere in tensione mostrando pochissimo. Una storia di fantasmi ben scritta con un colpo di scena che capovolge l’intera situazione senza rimanendo perfettamente coerente con la storia.

    Piace a 1 persona

  2. prima o poi riuscirò a vederlo
    questo è l’esempio lampante di horror di classe, non le cagatine teen che vanno adesso piene di jumpscares

    pensa anche ad Halloween: ci sono jumpscares o c’è un senso di claustrofobia e predazione costante?

    Piace a 1 persona

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