Buongiorno tristezza (1958)

Dopo il fallimento del film su Giovanna D’Arco, dell’anno precedente, Preminger richiama la giovanissima Jean Seberg per un ruolo sicuramente a lei più consono, quello della diciasettenne maliziosa e disinibita, in vacanza con un padre playboy, nulla facente e spregiudicato. Il film è l’adattamento del romanzo francese Bonjour tristesse, di Françoise Sagan, che nel 1954 aveva trasformato la scrittrice, allora diciannovenne, in una nuova celebrità letteraria.

La storia è quella di padre e figlia che, dopo la morte della madre, attraversano la vita senza un obiettivo chiaro e riempiono il vuoto affettivo con l’allegria superficiale di feste e ricevimenti. Vivono allegramente alla giornata, quasi più come amici e complici che come padre e figlia. Dopo la morte della madre, la giovane Cecile ha lentamente assunto il ruolo di capofamiglia e manipola suo padre come meglio crede. Lui è un inguaribile seduttore, ma lei non si preoccupa delle sue innumerevoli amiche, perché sa che vanno e vengono senza poter rivendicare nessun diritto, e soprattutto senza intaccare la sua libertà e il rapporto col padre.

Ma la situazione cambia quando Cecile, il padre Raymond e la sua attuale compagna Elsa fanno visita ad Anne, nel suo appartamento estivo in Costa Azzurra. Anne è una vecchia amica della madre, una donna colta e di classe, sofisticata, ben diversa dalle donne che Raymond è abituato a frequentare. Prova in qualche modo a dare delle regole a Cecile, rendendosi conto della sua immaturità, e tenta di metterla di fronte all’inevitabilità di dover crescere, ma la ragazza reagisce entrando in conflitto con la donna. L’arrivo di Anne nella vita di Cecile e del padre, ha l’effetto di un adulto che entra a una festa di adolescenti: rovina il clima di totale incoscienza, ma riconduce anche verso una più matura consapevolezza.

Quando il padre comincia a pensare di sposare Anne, anche per dare alla figlia la madre di cui ha bisogno, Cecile si sentirà minacciata all’idea di perdere la propria libertà e reagirà con dispetti e crudeltà nei confronti di Anne, che porteranno inevitabilmente alla tragedia. Sia Cecile che Raymond saranno cambiati per sempre dagli eventi e dovranno convivere con la triste consapevolezza delle loro colpe.

I produttori del film cercarono di convincere il regista a scegliere Audrey Hepburn per il ruolo principale, e avrebbero voluto Cary Grant nei panni di Raymond. Ma Preminger insistette sulle sue scelte. Nel ruolo di supporto comico di Elsa, l’amica frivola e svampita di Raymond, il regista volle la francese Mylène Demongeot, che aveva già lavorato in ruoli leggeri, e in un piccolo ruolo c’è anche il nostro Walter Chiari, mentre Deborah Kerr ha assunto il ruolo chiave di Anne. Durante la lavorazione il regista ebbe a pentirsi della Seberg, che se era perfetta per l’età, era però troppo giovane e inesperta per il ruolo, per capire a pieno le motivazioni del personaggio e le implicazioni psicologiche del rapporto col padre.

Quali che siano i dubbi sulle qualità recitative della protagonista, la carta vincente indiscussa del film rimane l’interpretazione di Deborah Kerr. Il personaggio di Anne sembra combinare i due tipi di donne che l’attrice ha rappresentato più spesso durante la sua carriera, donne sensibili e passionali, ma anche forti e volitive. Mentre Cecile vede una potenziale matrigna pronta a imporle delle regole e a limitare la sua libertà, agli occhi di Raymond, Anne è una partner colta e sensibile, che potrebbe aiutarlo a crescere la figlia.

Sarebbe certamente molto facile interpretare Anne come una vittima innocente delle manipolazioni di Cecile, una donna che paga un prezzo ingiustamente alto per il semplice desiderio di ottenere un po’ di felicità personale. Invece Deborah Kerr non ne fa una vittima e la interpreta come una donna completamente responsabile di ogni decisione che prende. Anche lei ha i suoi modi di manipolare sia Raymond che la figlia, e lo scontro con Cecile per tenere le redini della famiglia è una lotta alla pari.

Decisamente passivo invece è il ruolo di Raymond, un uomo apparentemente libero ma in realtà sotto il controllo della figlia e in qualche modo anche delle donne di cui si circonda. David Niven non fatica a calarsi nel ruolo del seduttore, simpatico e affascinante, che gli è congeniale; la cosa inconsueta per lui è passare dalla commedia leggera al dramma, inserendo i suoi modi galanti e le battute di spirito in un contesto generale di infelicità, in cui le risate sono solo un anestetico contro il dolore e la solitudine. Ma il risultato non dispiace affatto, e l’ambientazione sulla Costa Azzurra, luogo frivolo e superficiale per eccellenza, aiuta molto la riuscita del film.

Data la reputazione scandalosa di Bonjour Tristesse, forse era inevitabile che il romanzo fosse portato sullo schermo da Otto Preminger, un regista noto all’epoca per aver infranto i tabù e sfidato volentieri la censura. In America la pellicola non ha fatto impazzire né il pubblico né tanto meno la critica, anche se l’interpretazione è stata giudicata nel complesso positiva, come anche l’adattamento del romanzo. Più successo, invece, ha riscosso il film in Francia, dove è riconosciuto come modello per la successiva Nouvelle Vague francese; apprezzato sia da Godard che da Truffaut, quest’ultimo lo ha elencato tra le pellicole che lo hanno ispirato a realizzare film personali, narrati dal punto di vista soggettivo del protagonista.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

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