David Niven, l’inafferrabile gentleman

Il suo nome completo era James David Graham Niven, nasce a Londra il 1 marzo 1910. Per darsi un tono più romantico, ha sempre dichiarato di essere nato in Scozia, ma in realtà era inglese, come risulta dai documenti controllati dopo la sua morte. Per tutta la carriera è stato comunque sempre riconosciuto, da tutti, come autentico scozzese.
Attore elegante, finissimo, ricco di humor tipicamente inglese, sempre riconoscibile dai baffetti, che non tagliò mai per tutta la sua lunga carriera artistica.

Nel 1932, si trasferisce a Hollywood dove inizia a lavorare nel cinema in piccoli ruoli ma sempre per film importanti. Dopo numerose apparizioni come comparsa in film western grazie alle sue doti di cavallerizzo, nel 1935 fu notato dal produttore Samuel Goldwyn con cui firmò un contratto di sette anni, poi raddoppiato. Le prime parti importanti, entrambe in divisa, furono quelle di La carica dei 600, al fianco di Errol Flynn (suo amico per anni), e di Il prigioniero di Zenda di John Cromwell.

Non sfigurò nemmeno come Edgar Linton di fronte a Laurence Olivier in La voce nella tempesta di Wyler. Ebbe inoltre le prime occasioni di mostrare le sue doti di attore brillante in Situazione imbarazzante e in Raffles, entrambi del 1939, in cui è un gentiluomo che pratica il furto come un’arte. A proposito di Cime tempestose, si racconta che durante le riprese dell’ultima scena, fu assalito da un incontrollabile attacco di risate mentre la cinepresa era in pieno movimento. Il regista William Wyler smorzò gli animi di Laurence Olivier, arrabbiatissimo e inserì i sogghigni nel sonoro trasformandoli in singhiozzi di pianto.

Si cimenta quindi in molti generi, con particolare predilezione verso la commedia, e diventa in breve un attore popolare e soprattutto una figura riconoscibile: un tipico English gentleman, arguto, attraente, irreprensibile nel modo di vestire e nel comportamento, con un’aria di malizia non sempre dissimulata. Le sue prove migliori le offrì nella commedia leggera; in mezzo secolo prese parte a un centinaio di film e a numerosi programmi televisivi di vario genere. Si ricorda la sua interpretazione perfetta di Phileas Fogg ne Il giro del mondo in 80 giorni, e la parentesi drammatica in Bonjour tristesse di Preminger.

Ma fu con il ruolo del maggiore Pollock in Tavole separate, di Delbert Mann, che nel 1959 vinse l’Oscar come migliore attore protagonista, raggiungendo invece la massima notorietà con il ruolo di Sir Charles Lytton ne La Pantera rosa, personaggio poi ripreso nel 1982 ne La Pantera rosa ‒ Il mistero Clouseau, entrambi diretti da Blake Edwards. Nel suo percorso artistico continuò ad alternare dimenticabili prodotti di consumo, come l’italiano I due nemici, a fianco di Alberto Sordi, a kolossal di azione bellico-avventurosa come I cannoni di Navarone di J. Lee Thompson e 55 giorni a Pechino di Nicholas Ray, senza dimenticare l’operazione parodistica Casino Royale di John Huston.


È stato grande interprete anche in televisione: negli anni Cinquanta aveva fondato, con Charles Boyer, Dick Powell e Ida Lupino la Four Star Television che produsse più di duemila telefilm.

Era stato scelto da Ian Fleming per interpretare James Bond in Agente 007 – Licenza di uccidere, nel 1962, ma il produttore Albert R. Broccoli lo scartò in quanto lo riteneva troppo vecchio per quel ruolo.

Nel 1971 pubblicò l’autobiografico La luna è un pallone, rivelando un notevole talento che soltanto gli amici conoscevano, quello di arguto narratore di aneddoti veri o seminventati, confermato quattro anni dopo da Bring on the empty horses, altro libro di ricordi: insieme superarono i dieci milioni di copie vendute. Con eguale favore venne accolto Va piano, torna presto, nel 1981, pungente e riuscito romanzo di ambiente hollywoodiano.

Dopo la morte della prima moglie, a soli 25 anni, per una caduta accidentale dalle scale, Niven si risposò con una modella, ma il secondo matrimonio non fu felice come il primo. Alla prima moglie e alle tristi circostanze della sua morte, l’attore dedicò toccanti pagine nella sua autobiografia.

Il 29 luglio 1983, a 74 anni, David Niven muore di sclerosi laterale amiotrofica, malattia degenerativa nota come SLA.

“Non prendere mai niente sul serio,
alla fine tutto si risolve.”

FONTI: ciakhollywood – cinekolossal

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

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