Frank Capra: 18 maggio 1897

I nati il 18 maggio sono un interessante miscuglio di tradizione e liberalismo: potrebbero essere descritti come sovvertitori con una tendenza rivoluzionaria, ma il loro primo impulso non è tanto di capovolgere la società, quanto di migliorarla. Il pericolo è che queste persone si lascino troppo trasportare dai principi finendo per diventare irrazionali quanto quelli che essi stessi criticano. I nati di questo giorno sono affascinati da molti aspetti della vita e vogliono provare, testare, assaggiare tutto ciò che ha da offrire: di solito cercano sempre di mettere in ordine la loro vita personale, prima di accettare la sfida del mondo. I nati il diciottesimo giorno del mese sono governati dal numero 9 (1+8=9) che, nel loro segno, produce un orientamento fortemente magnetico e sensuale.

Nati oggi anche: Bertrand Russell, Massimo Girotti, Toni Garrani, Enrico Brignano, Paolo Vallesi.

Mancano 227 giorni alla fine dell’anno. Il conto alla rovescia è gentilmente offerto da unallegropessimista, il modo migliore di iniziare la giornata con un sorriso.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

11 pensieri riguardo “Frank Capra: 18 maggio 1897”

      1. Ma il ’68 si può considerare una rivoluzione vera e propria?
        Peraltro, non bisogna dimenticare che il termine rivoluzione significa etimologicamente “ritorno”: come il moto dell Terra intorno al Sole, ogni rivoluzione riporta infine al punto di partenza 😉

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      2. Se intendiamo i rivoluzionari come chi ha cambiato la società, rompendo (letteralmente), col passato, direi che il ’68 si può considerare una rivoluzione. Se poi abbia migliorato o peggiorato le cose, come disse qualcuno, “ai posteri l’ardua sentenza”. E visto che i posteri siamo noi, basta guardarsi in giro…

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      3. Non tieni conto di quelle che i sessantottini chiamavano le forze reazionarie, le quali alla fine hanno prevalso.
        La Rivoluzione francese abbatté la monarchia; seguirono il Terrore, il Direttorio, l’Impero: ecco il “ritorno” al punto di partenza. Tuttavia Napoleone era un uomo della Rivoluzione in tutto e per tutto, e anche da imperatore cercò di portare ovunque le idee dell’89. Se ci fosse riuscito, probabilmente l’Europa si sarebbe risparmiata altri cent’anni di monarchie corrotte, malate e decadenti, nonché le rivoluzioni del ’48, il Risorgimento italiano e le altre sollevazioni nazionali, e forse le due guerre mondiali.
        Non sono idee mie, le hanno già espresse (meglio) pensatori e filosofi di un certo calibro, per esempio Bertrand Russell.
        Con questo non voglio dire che il fallimento del ’68 ci abbia privato di un mondo migliore, ma a me sembra che chi l’ha fatto fallire migliore non lo sia proprio per niente.

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