Bette Davis, gli occhi di Hollywood

1908 – 1989

Il suo vero nome era Ruth Elizabeth Davis.
Nasce nel Massachusetts il 5 aprile 1908, ma quando compie sette anni il padre abbandona la famiglia, e la madre, che di professione era fotografa, è costretta a mettere sia Bette che sua sorella minore in un collegio. La ragazza studia recitazione presso la scuola John Murray Anderson e dopo alcune recite in cui ottiene un buon successo, nonostante sia ancora giovanissima, va a Broadway e, a 22 anni, viene subito ingaggiata dalla Universal con un contratto regolare.

L’epoca nella quale cercava di affermarsi come attrice non le fu di aiuto, infatti era carina di viso, ma sicuramente non bella, con un corpo nella norma, e il suo stile recitativo era duro, tutto il contrario di ciò che i produttori e il pubblico volevano. In un momento in cui gli Studios lanciavano bionde dal fascino irresistibile, dotate di corpi esplosivi, solo la sua testardaggine e l’ambizione di rimanere sulla scena la portarono ad una grandissima carriera nel cinema.

Riuscì ad imporre a Hollywood una recitazione asciutta e mentale, accentuata da una passionalità tragica che le permise di diventare in brevissimo tempo una star di prima grandezza; probabilmente è la sola diva ad aver raggiunto l’apice massimo della popolarità malgrado un aspetto fisico non molto gradevole.

Dopo il suo primo film Bad Sister nel 1931, il produttore Carl Laemmle disse: “Com’è possibile girare un film in cui un uomo ne passa di tutti i colori e concluderlo con l’inquadratura di un viso simile?”. Dopo altri quattro film di scarso successo, la Universal decise di chiudere il contratto con l’attrice. Scartata dunque perché ritenuta attrice priva di sex-appeal, si legò con un lussuoso contratto rinnovabile alla Warner Bros. La Warner però pareva non capirla, ma soprattutto non capiva bene come utilizzarla, quali parti potevano andar bene per lei. La stessa Davis si lamentava sempre quando leggeva il copione, vedeva che i suoi personaggi non si adattavano bene al suo stile, cosicché si adoperava a volte a riscrivere intere battute.
L’attrice era abituata a litigi frequenti con registi e produttori e spesso doveva lottare per poter ottenere parti ritenute sgradevoli, perché, a differenza di altre colleghe, aveva il coraggio di recitare in ruoli odiosi e scostanti. All’epoca, infatti, chi recitava preferiva solo interpretazioni che suscitassero simpatia nel pubblico, mentre la Davis non si è mai tirata indietro di fronte a nessun personaggio e ha sempre dimostrato di essere in grado di calarsi perfettamente nel proprio ruolo.

Già nel 1938 con La figlia del vento si iniziò a scrivere copioni appositamente creati per il suo stile recitativo e per il suo portamento. Nacquero così i film di donne, drammi più o meno sentimentali fatti di amori spesso difficili, impossibili, con sacrifici estremi. Questo tipo di opere sembravano di poco conto, ma, riviste oggi, rappresentano un documento sociale del tempo ed erano molto apprezzate dal pubblico degli anni ‘30 e ‘40. La Davis spadroneggiava in questo tipo di film, lei stessa si batteva in continuazione affinché i dialoghi fossero molto curati e rendessero attuali le problematiche del mondo femminile. Così, dopo l’ennesimo film in cui avrebbe dovuto ricoprire una parte di poco spessore, la diva cercò di svincolarsi dalla casa di produzione, facendogli causa per danni morali. Perse la causa e rientrò quindi nei ranghi fino al termine dell’accordo, nel 1949.
Ma da questo momento in poi riuscì a ottenere film che la consacrarono come una delle migliori attrici di quell’epoca.

Nel 1950 la Fox la chiamò ad interpretare Eva contro Eva, film pluripremiato e acclamato come capolavoro, nel quale la Davis diede tutto il meglio di sé nel ruolo della matura e arguta Margo. Nel 1956 Richard Brooks la vuole nei panni consunti della madre di Debbie Reynolds in Pranzo di nozze, un’amara commedia dai risvolti di critica sociale. Cinque anni dopo rinasce interpretando magistralmente Annie, la barbona alcolizzata di Angeli con la pistola, ruolo in cui è costretta ad apparire in vesti decisamente sgradevoli, addolcite però dalla tenerezza malinconica dei suoi occhi.

Con questa parte anticipa il personaggio della sorella perfida in Che fine ha fatto Baby Jane?, dell’anno successivo, ruolo in cui l’attrice esaspera il proprio stile recitativo portandolo all’eccesso e dando vita a una performance sopra le righe, ma molto intensa. Il film ottenne un grandissimo successo ma dopo questo momento di gloria, produttori e registi capirono che era il momento di sfruttarla nel genere horror, vista anche l’età che avanzava e non le permetteva più ruoli carismatici. Nel 1964 interpreta Piano… piano, dolce Carlotta, un thriller gotico accanto a Olivia De Havilland e Joseph Cotten, uno dei suoi ultimi successi da protagonista. Ma lei stessa non si arrese mai, fino alle ultime interpretazioni di rilievo, Assassinio sul Nilo del 1978 e Le balene d’agosto del 1987.

Ha ricevuto due premi Oscar, nel 1936 per Paura d’amare e nel 1939 per Figlia del vento. Assieme a Greer Garson, detiene il record delle nomination all’Oscar consecutive, fino ad ora imbattuto, ben 5: dal 1939 al 1943.

Ha più volte dichiarato di non aver mai nutrito simpatie per colleghe come Miriam Hopkins, Susan Hayward, Loretta Young e Celeste Holm e di aver odiato profondamente Joan Crawford, con la quale recitò solo in Che fine ha fatto Baby Jane?

Sposata quattro volte con tre divorzi, ha cresciuto tre figli, di cui due adottati.

Si è spenta il 6 ottobre 1989 a Parigi, a 81 anni, a seguito di un tumore maligno al seno.

«Non commetterò mai l’errore di ammettere che sono in pensione. Si va in pensione quando si è finiti. Ci si deve solo accontentare di interpretare parti di donne sempre più vecchie»

FONTI: enciclopedia del cinema Treccani – cinekolossal – ciakhollywood


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Autore: R.A.F.

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

11 pensieri riguardo “Bette Davis, gli occhi di Hollywood”

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