Piramide di paura (1985)

Questo è un film che trovo grandioso sotto tanti aspetti, ed ha la particolarità di essere una di quelle pellicole che all’uscita non hanno raccolto grandi incassi al botteghino, ma sono poi state rivalutate nel tempo, fino a diventare veri e propri cult. Il film non è solo ben fatto, interessante e originale, ma ha anche un’importanza storica nell’evoluzione della tecnica cinematografica. Come dichiara apertamente nei titoli, la storia vuole essere un affettuoso omaggio al personaggio di Sherlock Holmes, attraverso una vicenda che non è mai stata scritta da Conan Doyle, ma che è la cronaca immaginaria del primo incontro tra il futuro detective e quello che diventerà l’amico inseparabile, l’amatissimo dottor Watson.

Siamo sul finire dell’Ottocento, in un prestigioso collegio di Londra, dove un giovane e timido John Watson incontra e fa amicizia con un brillante studente, Sherlock Holmes, dotato di un intuito sviluppatissimo e di incredibili doti deduttive, ma dal carattere decisamente esuberante. L’unico insegnante che sembra comprendere sul serio Sherlock e apprezzarne l’intelligenza è il professor Waxflatter, un eccentrico inventore che, tra l’altro, ha una graziosa nipotina, Elisabeth, della quale Sherlock non tarderà ad innamorarsi. I tre ragazzi finiranno per essere coinvolti in una pericolosa avventura e avranno a che fare con un’inquietante setta che sta portando a termine un complicato piano criminale, attraverso l’esecuzione di numerosi omicidi.

Diciamo subito che il film era soprattutto diretto ad un pubblico adolescenziale, come altre pellicole del periodo, quali I Goonies o La storia fantastica, ma è apprezzabilissimo anche da un pubblico adulto. La storia infatti è un giallo in piena regola, ricco di tensione, con diversi colpi di scena inseriti al momento giusto, e capace d’impressionare lo spettatore con l’atmosfera gotica della Londra vittoriana, e una serie di effetti speciali di tutto rispetto. Ha una costruzione molto solida, che segue lo schema del giallo deduttivo, ed è profondamente rispettoso dei personaggi di Doyle, a cui aggiunge, anzi, deliziosi particolari che si ricollegano perfettamente agli eventi futuri.

Il film mostra infatti l’origine di alcuni degli elementi fondamentali dell’iconografia classica di Holmes: la pipa, che viene comprata da Watson, il cappellino che appartiene a Waxflatter, la mantellina, strappata al nemico e conservata come trofeo di guerra. In più, la morte di un personaggio, che non rivelerò per chi non avesse ancora (!) visto il film, spiegherebbe il motivo per cui Sherlock, da adulto, sia diventato così freddo e distaccato, quasi del tutto immune ai sentimenti.

Inoltre vengono messe in evidenza, forse in modo un po’ esasperato, le caratteristiche fondamentali dei personaggi di Doyle. Watson appare da subito imbranato e impacciato, non particolarmente sveglio, e si accoda più che volentieri al nuovo amico, che, da parte sua, è insopportabilmente saccente e arrogante; non fa altro che zittirlo per tutto il tempo, ripetendo in continuazione quanto sia elementare ogni sua affermazione, e lasciando al povero Watson il compito di chiedere continuamente scusa, per il fatto di non essere alla sua altezza.

Al di là della trama, curata nei dettagli e molto ben congeniata, il film si avvale di una squadra di produzione notevole, che vede Chris Columbus alla sceneggiatura, reduce dal successo di Gremlins e I Goonies, Spielberg produttore esecutivo, a garantire il tocco avventuroso, e l’Industrial Light & Magic agli effetti speciali. Tra l’altro nel film appare per la prima volta un personaggio in computer grafica (il cavaliere di vetro piombato, che scende dalla finestra della chiesa, prendendo vita): uno dei primi lavori della Pixar di John Lasseter.

E ci sono altri motivi per cui questo film avrebbe potuto non solo essere un successo, ma addirittura dare vita a uno svariato numero di sequel. I protagonisti, tre ragazzi in età adolescenziale, anzi, due ragazzi e una graziosa ragazza, sullo sfondo di una prestigiosa scuola esclusiva, che si trovano coinvolti in avventure ricche di mistero e in odore di magia, vi ricordano nulla? Chissà che questo film non sia tra le tante fonti, non citate, a cui ha attinto la Rowling per scrivere le avventure del suo maghetto? Le somiglianze non finiscono qui: lo sceneggiatore, Chris Columbus, guarda caso è proprio il regista dei primi due film di Harry Potter…

E ancora, nel bel mezzo della storia, la protagonista rischia di essere vittima di un sacrificio umano, esattamente come nel secondo capitolo di Indiana Jones, che l’anno prima era stato un successo mondiale. Del resto anche il giovane Holmes, come il celebre archeologo, esce dalle rassicuranti mura della scuola per lanciarsi in avventure esotiche e circondate da mistero, pur non spostandosi da Londra. In pratica Piramide di paura anticipa di 16 anni alcuni degli elementi che hanno sancito il successo di Harry Potter, riproduce le atmosfere inquietanti di Indiana Jones, sfrutta l’alone di mistero dell’antico Egitto, anticipando di quasi vent’anni Stargate, e si chiude addirittura con una scena significativa, inserita dopo i titoli di coda, come va tanto di moda oggi. Mi sono chiesta dunque perché questa originale pellicola non abbia riscosso il successo che c’era da aspettarsi, e l’unica risposta che sono riuscita a darmi è che fosse davvero troppo avanti per i tempi.

Piramide di paura è un film che merita assolutamente di essere visto: riscoperto da chi lo vide allora e non lo ricorda più, ma anche scoperto da chi ancora non lo conosce, perché ha tutte le carte per piacere agli spettatori più moderni e smaliziati, sia per la sua atmosfera magica e i suoi personaggi affascinanti, sia per la trama, che mescola sapientemente momenti leggeri e drammatici, mistery e sentimento, sempre con un pizzico di ironia. E di certo non può non piacere agli appassionati lettori di Conan Doyle, che troveranno intatto il fascino inconfondibile di Sherlock Holmes.

Complimenti a Paol1 di pianetaterra.casa, Alessandro Gianesini di loscribacchinodelweb, Austin Dove di austindoveblog, Sam Simon di vengonofuoridallefottutepareti, Matilde (Nonna Pitilla) di cucinandopoesie, Jo di Film Serial, e i due amici del blog centoquarantadue che hanno indovinato il titolo.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

40 pensieri riguardo “Piramide di paura (1985)”

    1. Ha avuto successo, relativamente, solo la ragazza, che ha fatto qualche film. L’interprete di Holmes l’ho visto di recente in una serie, ma faceva un personaggio marginale. Watson sparito, a quanto ne so.

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      1. Aprendo la posta, dovrebbe esserci un messaggio di WP che dice che sei stato invitato come autore su un altro blog. Può darsi che sia nella cartella Social

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  1. beh io l’ho riconosciuto subito prtchè mi è molto piaciuto e l’ho anche rivisto recentemente in streaming, e anche per una ragione molto semplice che tu hai citato molto giustamente, secondo me la Rowling ha preso senza dubbio spunto da questo film per il suoi romanzi, ma detto siceramente io preferisco questo film a tutti i vari film di Harry Potter anche se il regista è il bravissimo Chris Columbus! quindi 10 e lode Raffa , bravissima e buona domenica!

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