Contratti capestro

Nell’epoca d’oro di Hollywood, a capo degli Studios c’erano i grandi produttori cinematografici, uomini potentissimi che governavano come dei veri e propri imperatori. Alcuni, particolarmente eccentrici, avevano bizzarre abitudini che oggi forse potrebbero far sorridere, ma che allora erano tollerate nel più rigoroso silenzio.

Mark Sennett, famoso produttore di comiche, aveva una vasca da bagno installata nel suo ufficio, mentre Darryl Zanuck, direttore della 20th Century Fox, era solito roteare continuamente una mazza da polo, durante le riunioni, senza preoccuparsi se colpiva qualcuno. Walt Disney aveva l’abitudine di prelevare animali selvaggi dalle gabbie degli zoo e portarli nei suoi studios, per permettere ai disegnatori di studiarli dal vivo.

Harry Cohn, fondatore della Columbia Pictures era solito ripetere: “Io non ho l’ulcera. Preferisco farla venire agli altri.” Per riuscirci meglio, aveva fatto mettere sotto controllo tutti i set e gli uffici, così poteva ascoltare di nascosto anche le conversazioni private. Si racconta che una delle sedie del suo ufficio fosse collegata a fili elettrici, in modo da poter dare la scossa a chi gli era sgradito. Un anno, per natale, offrì alla sua segretaria, che evidentemente gli stava molto a cuore, un regalo davvero speciale: avrebbe licenziato chiunque lei gli avesse indicato.

Se qualcuno andava a lamentarsi da Louis B. Mayer, fondatore della MGM, questi aveva l’abitudine di cominciare a piangere e urlare finché il malcapitato non faceva marcia indietro, rinunciando alle proprie pretese. L’unica che la spuntò con lui fu un altro bel tipetto di Hollywood, l’attrice Joan Crawford, che gli chiese un aumento quando il film che stava girando stava ormai per finire. Non essendo più possibile sostituirla, né terminare il film senza di lei, l’aumento le fu concesso.

I contratti con cui questi grandi magnati legavano gli attori alle proprie case di produzione erano veri e propri contratti capestro, che includevano clausole fisse inderogabili, sempre a favore dei produttori, e talvolta clausole personalizzate assurde o crudeli.

Lo Studio di solito si riservava il diritto di rivedere il contratto ogni 6 mesi, e se l’attore o l’attrice non aveva raggiunto i livelli di guadagno previsti, il contratto poteva essere annullato. Gli attori invece non potevano rescindere il contratto per nessun motivo. Lo Studio decideva tutti i ruoli e i film che gli attori avrebbero dovuto interpretare durante la durata del contratto, mentre loro non avevano voce in capitolo. Nel caso che un attore venisse temporaneamente prestato ad un altro Studio, avrebbe avuto diritto solo al suo normale “stipendio”. Quest’ultima clausola permetteva agli Studios di guadagnare tantissimo prestando i propri attori, già famosi, ad altre case di produzione, che spesso erano disposte a pagare cifre altissime. Quando ad esempio Ingrid Bergman fu prestata alla MGM per interpretare Angoscia, fu pagata in base al suo contratto, 75.000 dollari, mentre la sua casa di produzione ne ricevette dalla MGM più di 235.000, intascandosi ovviamente la differenza.

Buster Keaton in una delle sue classiche espressioni

A proposito di clausole personalizzate, il contratto di Joan Crawford prevedeva anche l’ora a cui la diva doveva andare a letto, mentre quello di Buster Keaton conteneva una clausola in cui all’attore (famoso per la sua impenetrabile maschera triste) era vietato di farsi riprendere mentre sorrideva. Ad alcune attrici era espressamente vietato dal contratto di sposarsi, ad altre di divorziare, ad altre ancora di restare incinte.

Johnny Weissmuller in abiti di scena

Il contratto di Douglas Fairbanks gli vietava di prendere l’aereo, mentre quello di Johnny Weissmuller (famoso Tarzan dello schermo) prevedeva che all’inizio di ogni film dovesse pesare esattamente 86 chili; per ogni chilo in più avrebbe pagato allo Studio una multa di 5000 dollari.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

23 pensieri riguardo “Contratti capestro”

    1. Sì, a volte certe caratteristiche del personaggio diventano delle prigioni. Mi ha impressionato, cercando foto di Buster Keaton, vedere che persino quando era in pubblico, fuori dal set, con la moglie o con amici, non sorrideva mai, per non essere fotografato col sorriso.

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  1. Incredibili questi particolari contrattuali.
    Io sono più al corrente sui alcuni contratti “capestro” in ambito musicale, che hanno spesso portato a cause in tribunale. Casi famosi Prince, George Micheal, Frankie Goes To Hollywood… e molti altri.

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    1. Per dire che il mondo dorato delle star non luccica poi tanto… Comunque lunedì prossimo faccio un post sulle clausole imposte in contratto dagli attori: anche lì ce ne sono delle belle…

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