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I nostri ragazzi (2014)

Ho dato un’occhiata al mio blog, e mi sono resa conto, devo dire senza troppa meraviglia, che finora ho recensito un solo film italiano, La scuola di Daniele Lucchetti. Senza troppa meraviglia, non perché il cinema italiano, quando vuole, non sappia essere più che valido, ma perché difficilmente si tratta di film che regalino le emozioni che piacciono a me.

La maggior parte sono commedie, spesso molto divertenti, a volte intelligenti, raramente originali. Molti sono drammi, soprattutto su tematiche sociali, e qui le emozioni si sprecano, ma sanno sempre di già visto e di solito restano in superficie, quasi mai arrivano all’anima.

Qualche volta, però, ci sono dei piccoli gioielli che splendono di luce propria nel desolante panorama generale, spesso grazie ad una miracolosa alchimia di attori, sceneggiatori e registi, tutti in stato di grazia. Uno di questi film, relativamente recente, è I nostri ragazzi che vanta un cast di tutto rispetto e affronta un tema delicato e particolarmente spinoso.

Liberamente tratto dal romanzo La cena di Herman Kock, a cui si è ispirato, con risultati molto più deludenti, anche il film The dinner con Richard Gere, è una storia di rapporti familiari complicati e tesi, celati da un paravento di apparente normalità, destinato a crollare miseramente per un evento imprevedibile.

Protagonisti sono due fratelli appartenenti alla media borghesia romana, Massimo e Paolo, interpretati rispettivamente da Alessandro Gassman e Luigi Lo Cascio. Il primo, che gode di un tenore di vita decisamente più alto e fa di tutto per sfoggiarlo, è un avvocato, mentre il secondo è un medico, e sembra sentirsi in qualche modo in soggezione di fronte al fratello maggiore.

Anche le rispettive mogli non sembrano andare molto d’accordo, pur mantenendo una parvenza di buoni rapporti per amor di pace, covando invidie e celando le rispettive insicurezze. Le due coppie hanno l’abitudine di ritrovarsi in un ristorante di gran lusso, dove Massimo è ben lieto di offrire la cena a tutti, e mentre si mangia, si chiacchiera amabilmente del nulla che hanno in comune.

La loro esistenza piatta e falsa, fatta solo di rapporti formali e superficiali, andrebbe avanti senza intoppi, se un sera, i rispettivi figli, cugini e molto legati tra loro, non facessero qualcosa di talmente atroce e scioccante da non poter essere ignorato. Neppure da quei genitori distratti, così impegnati a trascinare le loro vuote apparenze, da non accorgersi della realtà più terribile che cova sotto la cenere.

Da questo momento in poi i vari protagonisti reagiranno in maniera differente, agendo ognuno secondo la propria morale ed il proprio eventuale interesse pratico, col conseguente esplodere di tensioni che mettono a nudo le loro debolezze come persone e come genitori, finché il finale spiazzante e quanto mai crudo non risolverà l’intera situazione.

Il fulcro di tutto il film parte da una domanda a cui i quattro protagonisti adulti daranno risposte diverse, ovvero fino a che punto si è disposti a proteggere i propri figli, anche quando commettono un gesto disumano e agghiacciante. Non voglio raccontare più di tanto, perché vale davvero la pena di vedere il film.

Gli attori fanno tutti la loro parte, a cominciare da Alessandro Gassman, che qui si avvicina decisamente alla grandezza che fu di suo padre, raggiungendo livelli di intensità veramente alti. Un po’ meno a suo agio il pur bravo Lo Cascio, alle prese con un personaggio che non gli si addice, ma comunque volenteroso nel rappresentare le inquietudini di un uomo che improvvisamente vede sparire tutte le sue certezze, e deve reagire.

Splendide le due figure femminili, Giovanna Mezzogiorno, la madre più forte, volitiva, aggressiva nel difendere a spada tratta il figlio, un po’ più in ombra Barbora Bobuľová, moglie debole e remissiva, ben felice di delegare al marito le decisioni importanti e non solo quelle. Anche i due interpreti più giovani sono bravi, ma purtroppo stanno poco sotto i riflettori, perché sceneggiatura e regia puntano decisamente sugli adulti.

L’unico momento particolarmente intenso e doloroso è il dialogo tra Massimo e la figlia, in cui l’urgenza di buonsenso e giustizia del padre si scontra con il cinismo disumano di una figlia che stenta a riconoscere. E’ un momento del film che fa letteralmente rabbrividire, forse ancor più dell’antefatto.

I nostri ragazzi è un film ben fatto, ben recitato e diretto in modo particolarmente curato, con una sceneggiatura attenta alle psicologie dei personaggi, che riserva più di un colpo di scena e che alla fine non cede alla tentazione di dare una risposta alle tante domande che ha posto, ma lascia allo spettatore il difficile compito di riflettere e rispondere.

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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

23 pensieri riguardo “I nostri ragazzi (2014)”

  1. Sono prevenuto sugli attori figli di papà famosi, lui mi è particolarmente antipatico come il padre.Ma come detto sono prevenuto, non ho mai visto un suo film. Il mio amico quello che ha fatto l’attore dice che in realtà è simpaticissimo, oltre che molto bello.

    Piace a 2 people

    1. Essere figli d’arte sicuramente aiuta all’inizio, ma poi se non sei bravo non vai da nessuna parte. Sull’antipatia sono parzialmente d’accordo, però sono entrambi molto bravi, il padre di più.

      Piace a 1 persona

        1. A chi è veramente grande, si perdona anche la vanità. Però può dare fastidio, concordo. La modestia renderebbe ancora più grandi, ma tanta gente non sa neppure cosa sia…

          Piace a 1 persona

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