Martian child-Un bambino da amare (2007)

Una storia di diversità, di abbandono e solitudine, ma soprattutto una storia d’amore. Un giovane scrittore di fantascienza, rimasto vedovo da poco, cerca di superare la solitudine e la depressione adottando un bambino, cosa che del resto volevano fare lui e la moglie, prima che lei morisse. Nonostante la sorella faccia di tutto per scoraggiarlo, David, questo il nome dello scrittore, decide di andare fino in fondo.

In una casa di accoglienza per bambini abbandonati conosce Dennis, un ragazzino problematico che sostiene di venire da Marte: per questo motivo vive chiuso in uno scatolone che lo protegge dal sole e dall’atmosfera terrestre, a suo dire dannosissima per gli abitanti di Marte, porta costantemente occhiali da sole e ogni tanto si appende a testa in giù per migliorare la circolazione.

Sostiene di essere stato abbandonato sulla Terra per raccogliere campioni di materiale, e per questo motivo sottrae oggetti ovunque e scatta continuamente polaroid per catalogare la sua collezione di reperti terrestri. In realtà Dennis soffre per l’abbandono dei genitori, e si rifugia nella fantasia per evitare una realtà che non vuole accettare.

David porta il bambino a casa con sé e si rende subito conto di quanto sia difficile comunicare con lui e far in modo che si comporti normalmente; tuttavia con pazienza e molta disponibilità, anche di tempo, riesce pian piano ad entrare nel suo mondo e a farlo entrare nel proprio. Cerca di mandarlo a scuola, ma i compagni e l’insegnante sono molto meno tolleranti di lui con il piccolo marziano, soprattutto quando questo sottrae loro oggetti personali, per arricchire la sua collezione.

Passa così un periodo di difficoltà per tutti e due, anche perché David, completamente assorbito dal bambino e dai suoi problemi, non si preoccupa più di scrivere e questo danneggia ovviamente il suo lavoro. Arriva anche un momento in cui, per una strana sequela di avvenimenti inspiegabili, David giunge a pensare che Dennis venga davvero da Marte. A tutto questo si aggiunge un assistente sociale particolarmente zelante che tiene sotto controllo la coppia padre-figlio, e sembra non apprezzare troppo le qualità genitoriali di David.

Invece questo padre improvvisato, decisamente anticonvenzionale, riuscirà ad abbattere il muro di dolore e di paura che il bambino ha eretto intorno a sé, anche grazie all’aiuto di Harlee, un’amica della moglie che condivide con lui il dolore della sua perdita.

In definitiva il film è una storia che tratta di diversità e di emarginazione, ma anche del bisogno che abbiamo tutti di amare ed essere amati, e della paura di essere abbandonati. David e Dennis sono entrambi soli, entrambi sono stati in qualche modo abbandonati, ed entrambi sono emarginati: David perché si annulla nel lavoro per evitare di affrontare i problemi reali, e Dennis perché si chiude nel suo scatolone e da lì guarda il mondo attraverso la rassicurante fessura, che gli permette di vedere gli altri senza essere visto.

Certo la diversità di Dennis non è funzionale né patologica, ma è una sua scelta volontaria, dettata dalle sue bizzarrie, dai suoi atteggiamenti volutamente stravaganti e diversi da ciò che è normalmente accettato. Ma dietro quei comportamenti strambi c’è un bisogno smisurato di dare e ricevere affetto, e al tempo stesso la paura di trovare l’amore, per poi esserne nuovamente privato.

Martian Child è quindi un film che tratta anche il difficile rapporto tra adulti e bambini, che a volte sembrano davvero provenire da pianeti diversi, chiusi nell’incapacità di comunicare. E la sua storia, dopo tutto molto semplice, ci mostra un genitore e un figlio che cercano di comprendersi, di avvicinarsi e di imparare ad amarsi.

La scena finale in cui David afferra tra le braccia Dennis, dichiarandogli tutto il suo affetto e promettendogli che non lo lascerà mai, è l’epilogo commuovente della battaglia incessante che ha combattuto, tra confusione e smarrimento da una parte, e ostinata caparbietà di insistere dall’altra, con quella risolutezza che supera sia la logica che il buonsenso, e si può trovare solo nell’infinito amore di un genitore.

Il film è liberamente tratto dal romanzo omonimo, autobiografico, che narra le vicissitudini di un padre single alle prese con l’adozione, ma personalmente non l’ho letto, perciò non posso pronunciarmi su eventuali differenze o affinità tra libro e film.

John Cusack supera se stesso, e il giovanissimo Bobby Coleman è un convincente, dolcissimo, marziano. Il film, nell’insieme, è delizioso. Se vi capita, guardatelo, perchè è un gioiellino. Neanche a dirlo, alla critica non è piaciuto, ma penso che me ne farò una ragione…

SPUNTI DI CINEMA: Cinema e diversità

Storie vere

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

6 pensieri riguardo “Martian child-Un bambino da amare (2007)”

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