Il poema di Omero è una delle opere più affascinanti della letteratura antica, e continua ad affascinare ancora oggi perché contiene tutta una serie di elementi che stuzzicano la nostra fantasia: luoghi misteriosi e creature leggendarie, sfide tra uomini e mostri, battaglie, vendette e colpi di scena, sullo sfondo di una natura selvaggia. Nolan ha scelto di raccontarlo senza rinunciare alla sua idea di cinema. In un’epoca in cui Hollywood punta sempre di più su green screen e computer grafica, Nolan ha privilegiato l’allestimento e la costruzione di un film davanti alla macchina da presa, piuttosto che ricrearlo con effetti speciali.
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L’intenzione di Nolan non era quella di rappresentare fedelmente un’epoca, scelta che inevitabilmente ha sollevato qualche polemica, ma il regista ha difeso il proprio punto di vista. “Ho un’avversione per i cliché cinematografici sull’antichità. Volevo un’epoca senza tempo. La sfida era dare forma al mondo mitico del poema omerico evitando immagini convenzionali”. Del resto Ulisse viaggia in luoghi completamente sconosciuti, e la sfida era ricreare lo spaesamento che il poema deve aver prodotto nel suo pubblico originario. Nolan si è affidato, ancora una volta, a Ellen Mirojnick, la costumista candidata all’Oscar per Oppenheimer, la quale ha creato oltre 5300 costumi: l’idea del regista era quella di puntare sulla semplicità per caraterizzare i personaggi attraverso elementi fortemente riconoscibili. Dunque, non voleva proporre la classica storia “spada e sandali”.
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Il film è stato girato in sei Paesi: Grecia, Italia, Marocco, Islanda, Scozia e Malta. Nolan ha privilegiato luoghi reali invece di set virtuali, evitando il più possibile il green screen. Il regista ha insistito sull’uso di navi costruite realmente, enormi scenografie fisiche e migliaia di comparse. Per mesi Nolan e la production designer Ruth De Jong hanno viaggiato cercando i paesaggi di Omero: Troia, il regno di Ade, la caverna di Polifemo, l’isola di Calipso e di Circe, e naturalmente Itaca. Ed è proprio per ricreare la patria di Ulisse che Nolan ha scelto l’Italia, e precisamente l’isola di Favignana, nell’arcipelago delle Egadi. Approdati sull’isola al largo della Sicilia occidentale, Nolan e la De Jong sono rimasti colpiti dal castello di Santa Caterina, una fortezza del XV secolo, abbarbicata sulla cima dell’isola e priva di una strada di accesso. E quando sono saliti in cima e hanno visto il panorama, hanno capito che quella sarebbe stata la reggia di Ulisse.
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Una volta deciso che quella era la location giusta, restava il problema di come raggiungerla. Nolan ha chiesto al Ministero dei Beni culturali il permesso di effettuare riprese e anche quello di costruire una strada temporanea, ma quest’ultimo è stato negato. Hanno allora costruito una funicolare provvisoria per portare su le attrezzature necessarie, mentre il cast e la troupe hanno raggiunto ogni giorno il set a piedi, spesso in costume di scena. Durante le tre settimane di riprese, la salita quotidiana di 45 minuti di cammino è diventato un rituale che ha unito tutta la produzione, dagli attori ai tecnici, e ovviamente il regista, senza sconti neppure per le comparse. Robert Pattinson, che interpreta Antinoo, l’ha descritta come un’esperienza quasi mistica: “Ci sentivamo come se fossimo in pellegrinaggio verso un luogo sacro”.
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Per diventare Ulisse, Matt Damon ha seguito un programma di allenamento intenso e una dieta rigorosa finalizzati a ottenere un fisico «magro ma forte». Il regime includeva l’eliminazione del glutine e una riduzione del peso fino a circa 76 chilogrammi. Si è inoltre fatto crescere una barba folta per un anno intero, dopo che Nolan aveva escluso l’uso di barbe finte, con l’obiettivo di mantenere la naturalezza e la «fisicità reale» dei peli del volto. Questa è la terza collaborazione tra l’attore americano e Sir Christopher, dopo Interstellar (2014) e Oppenheimer (2023). Per la prima volta, però, Damon ricopre il ruolo di protagonista.
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Una delle particolarità di girare su un set reale e non ricostruito in studio, è la possibilità di avere qualche bella sorpresa. I delfini che compaiono nel film, quando Ulisse scruta il mare davanti a sé, sono veri: si è trattato, infatti, di un vero colpo di fortuna per la troupe, che si è ritrovata a immortalarli in modo del tutto casuale, mentre riprendeva in primo piano il protagonista. Invece di fermare il ciak, hanno continuato a girare, proprio per immortalare questo momento spontaneo, con Matt Damon che si ritrova a guardarli dalla nave. Indubbiamente un colpo di fortuna, ma anche uno straordinario autocontrollo di Damon, che non si è girato verso la troupe per la sorpresa.
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In mezzo a tante cose “vere” c’è naturalmente anche qualcosa che, necessariamente, non lo è. Il ciclope Polifemo è un enorme animatronic: per realizzarlo è stato costruito un pupazzo meccanizzato alto circa 6 metri, modellato sulle movenze di Bill Irwin, attore e mimo americano. La struttura, che è stata costruita all’interno di una vera grotta, quella di Nestore, nel Peloponneso, dove si sono svolte le riprese della scena, era necessaria per restituire agli attori una presenza fisica con cui interagire, evitando che si riducesse a una creatura immaginata davanti a uno schermo verde. Quindi, in fondo, è stato fatto sempre in nome del realismo. Come reali sono state alcune difficoltà di quel set, raccontate da Damon, dovute alla presenza di migliaia di api all’ingresso della grotta, all’odore nauseante dell’ambiente umido e alla presenza di un vero gregge di pecore.
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Lo stesso Damon ha rivelato che nella scena chiave in cui Ulisse deve affrontare i Lestrigoni, i bicipiti che si vedono di spalle non sono i suoi, ma appartengono a Devyn Dalton, stuntwoman canadese di 34 anni, che si è ritrovata a sostituire l’attore statunitense in quella scena. Nolan ha voluto utilizzare la prospettiva forzata per girare la scena della battaglia con i Lestrigoni, perciò ha usato stuntmen alti più di 2 metri e in primo piano gli serviva una controfigura che fosse molto più bassa di Matt Damon. Così l’ha sostituito Devyn, che è alta solo 137 centimetri, pur essendo dotata di poderosi bicipiti. Sembra essere una rarità che una donna abbia fatto da controfigura a un personaggio maschile. Poco più del 20% degli stunt performer è infatti rappresentato dal genere femminile e il fatto che sia accaduto in un kolossal dalla portata di Odissea potrebbe accendere inevitabilmente i riflettori sul tema.
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E chiudiamo in bellezza con una delle immagini più potenti e iconiche del film: il cavallo di Troia, archetipo di tutte le armi da guerra e simbolo della proverbiale astuzia di Ulisse. Il gigantesco cavallo che si vede nel film è stato costruito a grandezza reale, anzi, per esigenze di ripresa, la produzione ne ha realizzate più versioni, ciascuna alta circa dieci metri. Alcune di queste erano destinate alle riprese esterne, altre agli interni, dove gli attori si muovevano per girare le scene. E niente ruote. Nolan non le ha volute perché il suo cavallo è stato concepito come una gigantesca massa di legno che viene trascinata sulla spiaggia e poi dentro la città con corde, rulli e la forza di centinaia di uomini. Secondo il regista, questo lo avrebbe reso più credibile e comunque più imponente dal punto di vista visivo. Nolan poi ha confessato di aver immaginato questa scena da oltre vent’anni, ovvero un Cavallo di Troia inclinato sulla sabbia, quasi come una gigantesca nave arenata. Un’immagine che gli ricordava la Statua della Libertà nella scena finale de Il pianeta delle scimmie.
FONTI: justwatch.com – elledecor.com – repubblica.it – vanityfair.it – outpump.com
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Buongiorno 1 Quante curiosità. Ma l’ hai visto?
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Apprezzo l’impegno per girarlo e ammetto che in linea di massima è un buon film. Però non lo vedrò perché preferisco ricordarlo quando era vivo
🤪
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Delle notizie veramente affascinanti sul film
Io l’ho trovata una buona opera con una sua forte idea anche se purtroppo è piena di difetti che mi hanno anche sorpreso per quanto fossero quasi da principiante. Nolan per me è un buon regista ma tende a essere altalenante delle volte.
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