1905 – 1990
Con il suo fascino elegante, malinconico ed enigmatico, Greta Garbo è entrata nell’immaginario collettivo come una vera e propria dea, discesa sulla Terra a incarnare la femminilità. Fra la fine del cinema muto e l’apogeo dello star system, è stata una delle dive più idolatrate della storia del cinema. Dotata di una bellezza algida, inconsueta per i parametri hollywoodiani, caratterizzata da lineamenti aristocratici, un’espressione perennemente distante e un volto di eccezionale perfezione, si è imposta anche al di là del valore artistico dei suoi film, diventando un’icona di sensualità e raffinato erotismo.

Greta Lovisa Gustafsson nasce a Stoccolma, il 18 settembre 1905, in una famiglia di modeste condizioni: il padre è netturbino, la madre è una lavandaia di origine lappone. Lascia presto la scuola per assistere il padre, gravemente malato, e dopo la sua morte è costretta a lavorare, a soli 14 anni, per contribuire al sostentamento della famiglia, che comprende, oltre a lei, altri due figli. Trova lavoro come commessa nei grandi magazzini PUB di Stoccolma, poi passa al reparto modisteria, posando per il catalogo primaverile della collezione di cappelli. Qui fu notata dal regista Erik Petschler, che la incontrò una prima volta casualmente mentre osservava una vetrina; la trovava perfetta per il suo film, ma non osò proporle l’ingaggio. Qualche giorno dopo andò nel grande magazzino per scegliere dei cappelli per le sue due protagoniste, e fu così che una delle ragazze raccontò a Greta che erano alla ricerca di una ragazza proprio come lei. E lei, armata di spirito intraprendente, si candidò per la parte.

Fu così che Greta, allora diciasettenne un po’ in carne, ebbe il suo primo ruolo da attrice in una commedia svedese del 1922. Lo stesso anno vinse una borsa di studio per la Reale Accademia di Arte Drammatica a Stoccolma e successivamente addirittura un contratto con il Teatro di Stoccolma. Ma fu solo grazie alla sua buona sorte che Greta venne scoperta e lanciata nel mondo del cinema da Mauritz Stiller, il più grande regista finlandese degli anni ‘20. Intuendo le sue potenzialità, le consigliò i libri da leggere, le fornì nozioni di dizione e di comportamento, obbligandola anche a perdere dieci chili, per ottenere quell’aspetto scavato del viso, che diventerà uno dei suoi tratti distintivi. Stiller le suggerisce anche il nome d’arte, che a suo parere doveva essere “moderno, elegante, breve e internazionale”.
Il successo arriva dapprima in Svezia, nel 1924, con il film della durata di tre ore I cavalieri di Ekebù, per la regia di Stiller. Apprezzato dal pubblico, fu però stroncato dalla critica, ma il regista decise comunque di ripresentarlo a Berlino, dove registrò un enorme successo.

Nella città tedesca Greta fece conoscenza con il regista Georg Wilhelm Pabst che le offrì una parte nel film muto La via senza gioia (1925), pellicola che sarebbe diventata un classico della cinematografia e che le consentì il lancio verso il futuro hollywoodiano. La Metro Goldwyn Mayer la prese, infatti, sotto contratto, imponendole un ulteriore dimagrimento. I produttori della MGM avevano per lei precisi progetti: imposero alla giovane svedese un radicale cambiamento di immagine nonché di vita privata. Nel suo primo film hollywoodiano, Il torrente (1926), la Garbo interpreta una contadina innamorata che diventa una sprezzante femme fatale, quindi una cinica donna di mondo e infine una solitaria bellezza, sposata al suo destino di primadonna. Sembrava un profetico riassunto dei ruoli che la diva avrebbe sostenuto in tutti i film successivi. Da lì in poi, interpretò quasi sempre il ruolo dell’ammaliante divoratrice di uomini, in film che a lei sembravano un ripetitivo campionario di cliché, ma che sfruttavano abilmente il suo fascino esotico. Del resto l’attrice dimostrò una carica erotica che nei film statunitensi dell’epoca non si era mai vista prima, tanto che la MGM si affrettò a estenderle il visto di lavoro negli Stati Uniti.

Nel 1926 La carne e il diavolo, di Clarence Brown, fu un clamoroso successo commerciale. Ancora una volta la Garbo interpreta il ruolo della seduttrice, divisa fra due uomini: il marito e il giovane Leo, interpretato da John Gilbert, che sarebbe stato il suo partner preferito nei film successivi. In questo melodramma a tinte forti la Garbo compare in alcune scene che sarebbero diventate leggendarie per la loro sensualità. L’intesa con il latin lover John Gilbert, erede di Rodolfo Valentino, si ripeté anche in Anna Karenina (1927) e Destino (1928), mentre presentano scarso interesse i suoi ultimi film muti, fino al 1929. In breve tempo Greta diventa l’attrice più pagata di Hollywood, con un cachet di 250.000 dollari a film. Per il suo debutto nel cinema sonoro, la Garbo affrontò il ruolo di Anna Christie (1930) di Brown: una prostituta nevrotica, redenta dall’amore. La sua voce calda e roca, gutturale, con un lieve accento straniero, sembrò confermare il fascino favoloso e distante dell’attrice.

I numerosi film che avrebbe interpretato negli anni ‘30, al culmine della fama, per volontà della MGM furono, salvo rare eccezioni, confezioni commerciali, funzionali al suo rango di diva: melodrammi stereotipati, film d’ambiente mondano, drammi storici a forti tinte, nei quali tuttavia la Garbo seppe ritagliarsi momenti di intensa espressività. Fra i tanti film di routine, in cui interpretò prostitute, ballerine, spie e adultere, spicca Grand hotel (1932) di Goulding, nel quale è una ballerina depressa e annoiata, sull’orlo del suicidio, che s’innamora perdutamente di un gentiluomo decaduto, costretto a diventare ladro di gioielli. L’attrice offrì poi una delle sue prove più alte ne La regina Cristina (1933), dove dà vita all’androgina regina di Svezia, che rinuncia al trono per amore e per desiderio di libertà. In quell’occasione riuscì a boicottare Laurence Olivier, che la produzione avrebbe voluto al suo fianco, per imporre l’amico John Gilbert, che era ormai sul viale del tramonto. Le scene d’amore tra loro sono rimaste memorabili come l’indimenticabile inquadratura finale del film.

Notevole anche il finale di Anna Karenina (1935): costretta dalle nuove prescrizioni moralistiche di Hollywood, il codice Hays, a censurare la propria carica erotica, l’attrice recita ormai solo con il viso, e basta un gioco di luci e di ombre sulla sua maschera pallida a esprimere la disperazione che la conduce al suicidio sotto il treno. Di grande effetto anche la scena della morte in Margherita Gauthier (1937) di George Cukor, che avviene fra bisbigli, sorrisi e un lieve socchiudersi di ciglia fra le braccia di Armand, interpretato da Robert Taylor. Nell’ultima parte della sua carriera passa alle commedie, a ruoli leggeri che, invece, non convincono del tutto, come avviene nel 1939 in Ninotchka di Ernst Lubitsch, divenuto famoso soprattutto per la prima risata della Garbo sullo schermo, e in Non tradirmi con me di George Cukor, sua ultima apparizione sul grande schermo, nel 1941.

Accusata d’immoralità dalla National Legion of Decency per la seducente interpretazione a doppio ruolo in Non tradirmi con me, la Garbo si ritira dalle scene a soli 36 anni, disgustata dall’ambiente, per vivere il resto della sua esistenza nel più totale isolamento, e rifiutando anche l’Oscar alla carriera che l’Academy le aveva riservato nel 1954. Chiusa in se stessa, nella sua lussuosa residenza newyorkese, dal 1942 non si è mai fatta vedere in pubblico, non ha più concesso interviste né firmato autografi, e neppure risposto alle centinaia di lettere che quotidianamente riceveva da ogni parte del mondo. Nessuno, negli ultimi 50 anni di vita, è mai riuscito ad avvicinarla.
Greta Garbo muore di polmonite, a 84 anni, il 15 aprile 1990, senza essersi mai sposata. La MGM aveva cercato in tutte le maniere, ma inutilmente, di organizzare un matrimonio di facciata tra lei e Gilbert, per far tacere le voci che insistentemente circolavano sulle sue tendenze lesbiche, mai confermate né smentite.

«Hollywood è un luogo così odioso, ma talmente odioso, che non sembra neanche vero»
Scopri di più da Nonsolocinema
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Buongiorno 2 non mi è uscito il tuo articolo
"Mi piace""Mi piace"