Gloria Swanson, il fascino eterno del tramonto

1899 – 1983

Una delle leggende di Hollywood, tra le più famose star del cinema muto e icona indistruttibile del primo divismo cinematografico. Diventò una delle attrici più popolari degli anni ’20 grazie allo sguardo magnetico, capace di esprimere insieme innocenza e spregiudicatezza, e a una straordinaria presenza scenica, guidata da un carattere intraprendente e caparbio. Poco rimane, però, della sua carriera cinematografica, quasi tutta svoltasi nell’epoca del muto, ma il suo volto è impresso nella memoria del cinema grazie a Billy Wilder, che la riesumò quando ormai la sua carriera si era conclusa da tempo, per l’indimenticabile Viale del tramonto, grazie al quale ottenne anche una nomination all’Oscar.

Il suo vero nome era Gloria May Josephine Svensson. Nata a Chicago, il 27 marzo del 1899, era figlia di un ufficiale dell’esercito e per diversi anni seguì gli spostamenti del padre in Florida, Texas, Porto Rico. Tornata a Chicago con la madre, frequentò le scuole superiori e a soli quindici anni cominciò a lavorare nel cinema in piccoli ruoli, scelta da Mack Sennett per le sue Bellezze al bagno. Trasferitasi a Hollywood, passa da uno Studio all’altro fino ad approdare, nei primi anni ’20, alla Paramount. Insoddisfatta dei ruoli assegnati, soprattutto nelle commedie che lei detesta, trova finalmente il suo assetto naturale, dopo l’incontro con Cecil B. DeMille, con il quale sottoscrive un contratto.

Da qui in avanti potrà dedicarsi completamente al dramma, che sente come il genere a lei congeniale, diventando incontrastata regina del cinema muto. Nei sei film interpretati per DeMille, drammi spesso trasgressivi o sensualmente audaci, l’attrice perfezionò il suo personaggio di donna sofisticata e spregiudicata. Nel 1926, a soli ventisette anni aveva già alle spalle decine di grandi successi internazionali: molto amata dai suoi ammiratori, era la diva per eccellenza, e dettava legge con le sue pettinature, il suo trucco, i suoi abiti preziosi e i gioielli sontuosi.

Fu allora che poté permettersi di rifiutare un contratto di un milione di dollari con la Paramount per diventare produttrice indipendente, legandosi alla United Artists. Ma con l’avvento del sonoro il suo mito inizia a spegnersi. Nel 1927 fonda una propria casa cinematografica, che però dura pochi anni; travolta dai debiti, è costretta a chiudere i battenti dopo aver realizzato appena 3 film, soprattutto a causa dell’ultimo, La regina Kelly diretto da Eric Von Stroheim, dai costi altissimi. Il film non fu mai terminato e i soldi spesi mai più recuperati.

Anche se il suo primo film sonoro, L’intrusa (1929) di Edmund Goulding, ottenne un notevole successo e le valse anche una nomination all’Oscar, gli anni ’30, con i loro profondi mutamenti economici e di gusto, videro l’attrice allontanarsi gradualmente dal cinema, avvicinandosi al teatro e alla radio. Quando ormai il suo carisma era un lontano ricordo, nel 1950, Billy Wilder le offre il ruolo da protagonista nel noir Viale del tramonto, dove interpreta Norma Desmond, ricca diva del cinema muto ormai completamente impazzita. L’attrice costruì, con autenticità e autoironia, un personaggio talmente simile a sé stessa da risultare impietoso. Il successo del film, che le vale una meritatissima nomination all’Oscar, le consente di ricevere applausi da ogni parte del mondo, consacrandola per l’ultima volta come intramontabile attrice del periodo classico.

Vogliosa di rimanere sulle scene nonostante quasi più nessuno la cerchi, pur di appagare la propria passione per la recitazione, accetta ogni proposta, e si trasferisce persino in Italia, ingaggiata a bassissimo costo, per lavorare nella commedia Mio figlio, Nerone (1956), diretta da Steno, in cui interpreta Agrippina al fianco di Sordi. Nel 1974 torna al cinema per concludere definitivamente la sua carriera con Airport 75, dove, in un piccolo cameo, interpreta se stessa. Nel 1980, pubblica un’interessante autobiografia dal titolo Swanson on Swanson, pubblicata anche in Italia col titolo Memorie.

Muore per cause naturali, il 4 aprile 1983, a 84 anni.
Incapace di amministrare saggiamente il denaro guadagnato in carriera, si è spesso lasciata andare a spese folli che hanno ridotto notevolmente il suo patrimonio. Alla sua morte, lascia una somma non indifferente valutata al netto di circa 1 milione di dollari, ma ben lontana dagli oltre 10 milioni di dollari guadagnati negli anni ’20. Ha avuto sei mariti: l’attore Wallace Beery, il finanziere Herbert Somborn, il conte Henry de La Falaise, l’amministratore Michael Farmer, l’attore William Davey, e l’ultimo, molto più giovane, lo scrittore William Dufty, con cui si sposò nel 1976 e rimase fino alla morte. Dai vari matrimoni ha avuto tre figli, Joseph, Michelle e Gloria.

«Io sono sempre grande, è il cinema che è diventato piccolo» 

 FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – cinekolossal


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

14 pensieri riguardo “Gloria Swanson, il fascino eterno del tramonto”

  1. Me la ricordavo molto bene. E’ magistrale l’interpretazione di Norma Desmond, l’attrice del muto che si sente una diva-divina, in questo incoraggiata dal pietoso maggiordomo, invaghito perdutamente di lei, interpretato con realismo dallo stesso regista, mi pare. Che film. Non ho visto molto altro di lei, qualche spezzone di muto forse, citato da qualcuno.

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