Claudia Cardinale, la malinconia dietro il sorriso

1938 – 2025

Con la sua bellezza tipicamente mediterranea ha saputo conquistare il pubblico, sia italiano che internazionale, proponendo una complessa immagine di donna composta ed elegante, ma vivacizzata da una genuina spontaneità. Si è sempre accostata con semplicità e sensibilità ai personaggi che ha interpretato, senza mai sfoggiare la propria bellezza, ma facendone un attributo quasi casuale, mai essenziale per il ruolo.

Claude Josephine Rose Cardinale nasce a Tunisi, il 15 aprile 1938, da genitori emigranti siciliani. La famiglia benestante permetterà a lei e a sua sorella minore Blanche di essere educate in un collegio privato a Cartagine. Bambina piuttosto irrequieta e vivace, impara l’arabo tunisino, il francese e il siciliano, ma non l’italiano. Preso il diploma, sogna di diventare maestra, ma accetta di apparire, assieme alle sue compagne di scuola, nel cortometraggio Les Anneaux d’or del regista francese René Vautier, che sarà presentato al Festival di Berlino. Lì, il regista Jacques Baratier la nota e le propone di lavorare nel cast di un film che sta per girare con Omar Sharif. La Cardinale accetta, ma con riluttanza, e si ritrova nel cast de I giorni dell’amore (1958) nei panni di Amina. Parallelamente, vince il concorso di bellezza “La più bella italiana di Tunisi” e ottiene come premio un viaggio a Venezia, durante la Mostra del Cinema. Al Lido, questa ragazza appena diciottenne non passa certo inosservata.

Le viene offerto di frequentare il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Lei è combattuta, ma accetta e diventa l’allieva della grande Tina Lattanzi che la metterà sotto nello studio dell’italiano e della dizione. I risultati insoddisfacenti e scarsi la spingono ad abbandonare gli studi dopo solo un trimestre, tornando alla sua amata Tunisia. La scelta di voltare le spalle al cinema, le fa avere una copertina sul settimanale Epoca dove emerge tutta la sua eccezionale fotogenia, che spinge il produttore Franco Cristaldi, a proporle un esclusivo e ricco contratto che lei firmerà. Comincia così il periodo italiano di Claudia Cardinale. Si inizia con il capolavoro I soliti ignoti (1958) di Mario Monicelli, in cui è Carmelina, una ragazza siciliana segregata in casa dal gelosissimo fratello, personaggio che poi riprenderà nel 1960 con l’Audace colpo dei soliti ignoti (1960).

Pubblicizzata su tutte le copertine come La fidanzata d’Italia, viene diretta da Claudio Gora in Tre straniere a Roma (1959) e  recita con Vittorio De Sica ne La prima notte (1959) e in Austerlitz, 1960. Il primo ruolo da protagonista, oltretutto drammatica, è in Un maledetto imbroglio (1959) di Pietro Germi. Con questo regista, la Cardinale avverte subito un’affinità particolare: come lei, è un individuo di poche parole e molto scorbutico, ma è colui che le insegna cosa sia veramente la recitazione. «Mi si è messo vicino, durante la lavorazione del film, e mi ha spiegato scena per scena cosa significava, cosa dovevo esprimere. Per la prima volta mi sono sentita a mio agio davanti alla macchina da presa e ho cominciato a capire che potevo fare tutto», con queste parole la Cardinale vince la sua paura della cinepresa, malgrado la sua voce venga sempre doppiata.

A questo punto della sua carriera, scopre di essere incinta, ma nasconde la gravidanza a tutti. È frutto di una violenza subita da un uomo, di cui non rivelerà mai l’identità, più grande di lei di una decina d’anni. Caduta in depressione e spaventata, si rivolge a Cristaldi per chiedergli l’interruzione del contratto, in modo da potersene tornare in Tunisia, ma il produttore l’aiuta invece ad affrontare la famiglia e la spedisce a Londra, dove, lontano dalla stampa, con la scusa di dover imparare la lingua inglese per un film, porta a termine la gravidanza, diventando madre del piccolo Patrick. Unica imposizione di Cristaldi è quella di non rivelare a nessuno la propria maternità e di far crescere il proprio figlio dai suoi genitori, come fosse suo fratello. Il motivo pare fosse legato al contratto all’americana, che vincolava la Cardinale in ogni aspetto pubblico e privato della sua vita, e al fatto che la visione di una Claudia Cardinale madre nubile avrebbe creato scandalo nella bigotta società italiana, mettendo di fatto fine alla sua carriera. Il segreto rimarrà tale per sette anni, poi alla fine, si scoprirà la verità e la Cardinale, invece di sentirsi vittima, si sentirà libera di poter vivere, come sempre avrebbe voluto, la sua maternità.

Continua poi il suo cammino di successo, segnato non solo dal fatto di rappresentare un moderno tipo di diva, ma anche dalle scelte di qualità e quindi dalla possibilità di lavorare con quasi tutti i maggiori registi italiani, che hanno visto in lei la ricchezza di sfumature espressive, oltre alla bellezza misteriosa. Nessun’altra attrice nell’arco della sua carriera ha impersonato tanti personaggi appartenenti alla narrativa italiana del Novecento, divenendo l’immagine femminile di riferimento per gli intellettuali e per un cinema raffinato e di matrice letteraria. Dopo Un maledetto imbroglio (dal romanzo di Gadda), continuò successivamente con Il bell’Antonio (da Brancati), La viaccia (da Pratesi), Senilità (da Moravia), Il Gattopardo (dal romanzo di Tomasi di Lampedusa), La ragazza di Bube (da Cassola); e ancora Gli indifferenti (da Moravia); Il giorno della civetta (sebbene nel romanzo di Sciascia il personaggio della Cardinale non ci sia); La pelle (da Malaparte), film del 1981 di Liliana Cavani, che le valse il Nastro d’argento come migliore attrice non protagonista; sino a Enrico IV (1984) di Marco Bellocchio (da Pirandello) e a La donna delle meraviglie (1985) di Alberto Bevilacqua (dal suo stesso romanzo).

Soltanto due, invece, sono stati i personaggi storici, se non si considerano le prestazioni televisive: la bella e scostumata Paolina Bonaparte in Austerlitz, e Claretta Petacci, l’amante di Mussolini, nel discusso lavoro di Pasquale Squitieri (suo secondo marito), Claretta (1984), la cui interpretazione le valse il Nastro d’argento. Quasi impossibile elencare tutta la sua filmografia: personaggi letterari a parte, tra i suoi film più significativi vanno citati Rocco e i suoi fratelli (1960) di Luchino Visconti, La ragazza con la valigia (1961), di Valerio Zurlini, altro regista che, come Germi, le risultò particolarmente affine, 8 e ½ (1963) di Fellini, Vaghe stelle dell’Orsa (1965), ancora di Visconti, C’era una volta il West (1968), di Sergio Leone, Nell’anno del Signore (1969), di Luigi Magni, Gruppo di famiglia in un interno (1974), di nuovo con Visconti, Il comune senso del pudore (1976), di Alberto Sordi.

Con gli anni e la maturità professionale, Claudia Cardinale si è rivelata attrice duttile, sostenuta da un’ineccepibile disciplina professionale, priva di capricci divistici, e il cinema italiano non ha più saputo offrirle ruoli importanti, in grado di sfruttare le sue variegate capacità interpretative. Per questo, dagli anni ‘90, ha lavorato soprattutto all’estero, diretta da registi come Blake Edwards, Claude Lelouch, Henri Verneuil, Richard Brooks. David Niven, che lavorò con lei ne La pantera rosa, la definì “la più bella invenzione italiana dopo gli spaghetti”. Nella sua lunghissima carriera ha lavorato con attori del calibro di Jean Paul Belmondo, Peter Sellers, John Wayne, Rita Hayworth, Rock Hudson, Alain Delon e Brigitte Bardot. A proposito di quest’ultima, la stampa si divertì a proporre la Cardinale come la risposta italiana al mito francese, e iniziò a chiamarla CC, in parallelo a BB, il modo affettuoso con cui allora era soprannominata la Bardot. Tra le due attrici non ci fu mai rivalità, anzi, diventarono amiche sul set del film Le pistolere (1972).

Corteggiata da Mastroianni e Tognazzi, li rifiuta entrambi, mentre ha un flirt con Jean Paul Belmondo.
Due matrimoni: il primo con il produttore Franco Cristaldi, organizzato da lui negli Stati Uniti, probabilmente per tenere l’attrice legata alla sua casa di produzione; il secondo con il regista Pasquale Squitieri, di cui si innamora dopo aver rotto la relazione con Cristaldi, e da cui ha una figlia.
Claudia Cardinale è scomparsa a 87 anni. il 23 settembre 2025, a Nemours, vicino Parigi, dove si era ritirata da tempo.

«Spesso gli attori sono belli come li si vede sullo schermo. Ma sono molto più infelici di quanto sembri e di quanto si sappia»

FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – MYmovies.it


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

14 pensieri riguardo “Claudia Cardinale, la malinconia dietro il sorriso”

  1. Una grande attrice e anche donna, mi è sempre piaciuta e ho visto diversi film con la sua interpretaziine da te menzionati. Buon proseguimento di serata Raffa e grazie per questo completo ricordo che omaggia la Cardinale 🥀🥀🥀

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