Gena Rowlands, l’antidiva

Se n’è andata sconfitta dall’Alzheimer, proprio come il suo personaggio ne Le pagine della nostra vita, dopo aver brillato per settant’anni al cinema e in televisione. Interpretazioni sempre potenti le sue, spesso non facili, che hanno lasciato il segno. Considerata una pioniera dell’arte drammatica, accettò di correre i rischi del cinema indipendente e tracciò percorsi inediti tra donne forti e tormentate. Ha raggiunto un’eccezionale intensità interpretativa unendo una ricerca dolorosamente introspettiva, parzialmente ispirata ai metodi dell’Actors Studio, a una recitazione basata su una spontaneità priva di manierismi.  Così il nome di Gena Rowlands è diventato sinonimo di energia allo stato puro, con la sua straordinaria gamma di ritratti femminili.

Virginia Cathryn Rowlands nasce a Madison (Wisconsin) il 19 giugno 1930, figlia di una casalinga e di un banchiere che si dedica alla politica. Tra il 1947 e il 1950, studia alla University of Wisconsin. Rinomata per la sua bellezza, decide di tentare la strada dell’attrice, abbandonando la carriera universitaria per frequentare i corsi di arte drammatica all’American Academy of Dramatic Arts di New York, dove conoscerà il suo futuro marito, John Cassavetes, sposato dopo pochi mesi dal loro primo incontro. Conclusi gli studi negli Anni ‘50, comincia a recitare nelle piccole compagnie locali, fino a quando non entra alla Provincetown Playhouse e, da lì, a Broadway.

Dopo aver ottenuto successo in alcuni spettacoli di Broadway, nel 1958 firmò un contratto con la Metro Goldwyn Mayer e debuttò nel film di José Ferrer L’alto prezzo dell’amore. Nel 1962 fu la protagonista, a fianco di Kirk Douglas, dell’insolito western moderno di David Miller, Solo sotto le stelle. Risale al 1963 la sua prima apparizione in un opera di Cassavetes, Gli esclusi, una delle rare incursioni del regista nel cinema hollywoodiano, in cui l’attrice impersona un’infermiera che lavora in un istituto per bambini handicappati. Da allora la Rowlands si dedicò quasi esclusivamente ai film del marito, ai quali partecipava anche in fase di ideazione e regia.

Dopo Volti (1968), fu la protagonista di Minnie and Moskowitz (1971), una commedia brillante e storia d’amore tra due squinternati solitari, un’impiegata in un museo e un posteggiatore d’auto. Ma si distingue soprattutto nel film drammatico Una moglie, girato nel 1974, dove in mezzo a un cast eccellente, la Rowlands in stato di grazia disegna una fragile moglie, Mabel, una donna eccentrica e sconvolta dal proprio dolore violento e disperato, che la fa oscillare pericolosamente tra tenerezza e compiacenza, in una continua tensione emotiva. Candidata all’Oscar come miglior attrice protagonista, vincerà solo il Golden Globe come miglior attrice drammatica.

Nel 1977, con La sera della prima, riuscirà a replicare quella stessa drammaticità con il ritratto di un’attrice perduta nella propria mente. La sua Myrtle è un cocktail di ribellione raffinata e scomposta, contornata da una morbida e confusa sensualità. Ma anche qui, come per Mabel, c’è un dolore interno insondabile che rende lucente ogni sua battuta, ogni suo gesto.
La sua seconda candidatura all’Oscar come miglior attrice protagonista arriva nel 1980 con un altro film diretto dal marito, Una notte d’estate (Gloria), dove la Rowlands disegna la forte e indipendente Gloria Swenson, una semplice casalinga che si improvvisa pistolera per tentare di salvare la vita di un bambino.

Purtroppo, la morte del marito nel 1989 segnerà la fine di queste performance estremamente realistiche, raramente viste nei film dell’epoca, soprattutto riguardo ai personaggi femminili, che erano diversificati solo in donne forti e deboli. Gena Rowlands, in queste opere, trascende il genere e punta a rappresentare l’essere umano con quel groviglio di emozioni, difetti e forze intrinseche, usando un approccio innovativo basato su un’improvvisazione meditata. Uno standard di recitazione cinematografica moderno che influì, in seguito, sulla professione di numerosi attori e registi. Solo Cassavetes seppe dare alla Rowlands lo spazio necessario perché esplorasse e sviluppasse in quasi piena libertà le sue creature, con una totale fiducia nel suo lavoro di replicazione ed espressione della realtà. Mai più, in altri suoi lavori cinematografici o televisivi, si è riusciti a trovare quell’intensità psicologica e quella ridefinizione dei sentimenti.

Naturalmente la sua carriera continuò anche dopo la morte del marito. Nel 1988 Woody Allen l’ha scelta come protagonista in Un’altra donna, film ideato e scritto appositamente per lei e sua prima interpretazione dopo la morte del marito. In esso ritrova la giusta misura interpretativa nel dare vita a Marion, una docente di filosofia che si rinchiude nel suo appartamento per poter lavorare e scrivere in perfetta solitudine ma che, nello spiare attraverso un buco nella parete le sedute psicoanalitiche di un’altra donna, si ritrova a riflettere sulla sua stessa vita. Successivamente è stata la protagonista, insieme a Winona Ryder, dell’episodio girato a Los Angeles del film Taxisti di notte (1992) di Jim Jarmusch.

Accetta anche pellicole molto più leggere come il magico Paulie – Il pappagallo che parlava troppo (1998), Basta guardare il cielo (1998), il romantico Scherzi del cuore (1998), dove è fantastica nel ruolo di una donna ferita in amore, accanto ad Angelina Jolie, Weekend (1999), anche qui superba rispetto a colleghe come Brooke Shields e Deborah Unger, e Identità violate (2004). Un gruppo di pellicole a parte sono quelle in cui è diretta dal proprio figlio, Nick Cassavetes. Si tratta di trame per lo più romantiche, ma che hanno avuto un grande successo presso il grande pubblico.

A cominciare da Una donna molto speciale (1996), continuando con She’s So Lovely – Così carina (1997), che in realtà era tratta da un copione del padre, e il fulgido Le pagine della nostra vita (2004), tratto dal romanzo di Nicholas Sparks, dove interpreta il ruolo di una donna smarrita nel buio della memoria della sua mente. L’ultimo film girato insieme sarà Yellow (2012). Importante anche la sua apparizione nel film della figlia Zoe Cassavetes, che la dirigerà in Broken English (2007). Ha lavorato molto anche in televisione, dalle serie più classiche degli anni ’50 come Top secret, Bonanza, Il dottor Kildare e Alfred Hitchcock presenta, fino alle più recenti come Colombo, dove ha lavorato a fianco dell’amico Peter Falk, e poi Numb3rs, Detective Monk e N.C.I.S. – Unità anticrimine.

Sempre per la televisione ha girato anche molti film di impegno sociale, come Una gelata precoce (1985) sul tema dell’AIDS. Gena Rowlands è stata sposata con l’attore, regista e sceneggiatore John Cassavetes, dal 1954 fino alla morte di lui, avvenuta nel 1989. La coppia ha avuto tre figli, oggi registi: Nick, Alexandra e Zoe Cassavetes. Dopo il 2012, la Rowlands aveva sposato l’uomo d’affari Robert Forrest. L’attrice è scomparsa il 14 agosto 2024, all’età di 94 anni, per complicazioni dovute alla sindrome di Alzheimer.

«La cosa meravigliosa dell’essere un’attrice è che non vivi solo una vita, ma hai la possibilità di vivere molte vite diverse»

FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – mymovies


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

14 pensieri riguardo “Gena Rowlands, l’antidiva”

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