Ernest Borgnine, l’arte del caratterista

1917 – 2012

Ha esordito nel cinema in parti di secondo piano, interpretando quasi sempre personaggi rozzi e brutali, a causa del suo aspetto fisico piuttosto goffo e corpulento, contrario ai tradizionali canoni di fascino maschile. Fino agli anni ‘50 è stato un caratterista, mentre dagli anni ‘60 in poi, nonostante quel viso decisamente disarmonico, buono per un mandriano del Wyoming, si è trasformato saltuariamente in un attore protagonista decisamente anticonvenzionale, arrivando anche a vincere un Oscar in un ruolo romantico. Spesso ha arricchito i suoi personaggi di malinconiche sfumature espressive, dimostrando così capacità superiori a quelle di un semplice caratterista.

Il suo vero nome era Ermes Effron Borgnino. Nato ad Hamden in Connecticut, il 24 gennaio 1917, figlio di genitori italiani immigrati in America, a soli due anni è costretto a seguire la madre in Italia, e più precisamente a Carpi, in seguito alla separazione dei genitori. Dopo il 1923 i genitori riescono a riconciliarsi e questo porta la sua famiglia a tornare negli Stati Uniti, trasferendosi a North Haven e cambiando il cognome da Borgnino a Borgnine. Nel 1935 entra in Marina e vi resta per dieci anni, fino al termine della Seconda Guerra Mondiale. Una volta abbandonata la carriera militare, non senza qualche medaglia per essersi distinto nel conflitto, riesce a dedicarsi alla recitazione, spinto fortemente da sua madre che lo considerava nato per quel mestiere.

Il debutto cinematografico avviene nel 1951 nei panni di un improbabile cinese, ma la celebrità e il successo arrivano con Da qui all’eternità (1953) di Fred Zimmerman, dove interpreta il crudele e sadico ufficiale militare che viene ucciso da un vendicativo Montgomery Clift: con questo ruolo si guadagna una fama pari a quella di Burt Lancaster.
Robert Aldrich è il primo a capire che dietro quei piccoli denti storti e quella pancia così prorompente si nasconde un eroe vero, così lo affianca ancora a Lancaster, ma anche a Gary Cooper per il western Vera Cruz (1954).

Western che sarà poi seguito da altri importanti titoli nello stesso genere, come Johnny Guitar (1954) di Nicholas Ray. E sempre Ray, colpito dalla stessa grinta di Borgnine che aveva notato anche Aldrich, lo inserisce in un nuovo film, All’ombra del patibolo (1955), accanto a James Cagney. Nel 1956, inaspettatamente, arrivano il Golden Globe, il BAFTA e soprattutto l’Oscar come miglior attore protagonista nella commedia sentimentale Marty, vita di un timido, battendo gli ex compagni di set Cagney e Sinatra, il già defunto James Dean e il veterano Spencer Tracy. Da qui in poi, per tutti gli anni ’50, si cimenta un po’ in tutti i generi, dal peplum alla commedia musicale, passando per la commedia amara, le pellicole catastrofiche e i drammi storici.

Nel 1956 recita al fianco di Bette Davis nella commedia dai toni sommessi e a tratti amari Pranzo di nozze di Richard Brooks, in cui interpreta la parte di un padre che non può permettersi un ricevimento nuziale per la figlia che si sposa. Nel 1958, ne I Vichinghi, veste i panni del padre di Kirk Douglas pur essendo più giovane di lui. Tornato nelle mani di Aldrich diventa un eroe a stelle e strisce con titoli come Il volo della fenice (1966) accanto a James Stewart e Peter Finch, Quando muore una stella (1968) e il grande classico Quella sporca dozzina (1967) con John Cassavetes. Fu proprio grazie a questo cult che lui, George Kennedy, Clint Walker e Jim Brown furono riuniti nel 1998 per prestare le loro voci ai soldati giocattolo di Small Soldiers.

Nel 1969 conosce Sam Peckinpah e a quel punto entra a far parte del cast de Il mucchio selvaggio. Fu un grandissimo successo al quale rischiò di non poter partecipare perché durante la lavorazione di un altro film si era fratturato un piede, mettendo in dubbio la sua possibilità di prendere parte alla realizzazione della pellicola, le cui riprese sarebbero cominciate nei giorni immediatamente successivi. Peckinpah, però, non voleva rinunciare a lui e, durante il periodo di tempo necessario per la sua guarigione, costrinse costumisti e scenografi a trovare una serie di trucchi per ovviare all’inconveniente. E Borgnine, che gli fu per sempre grato di questa gentilezza, accettò di lavorare con lui ancora una volta, nel 1978, in Convoy – Trincea d’asfalto.

Negli anni ’70 passò con disinvoltura da film catastrofici, come L’avventura del Poseidon (1972), accanto a Gene Hackman e Shelley Winters, a commediole leggere come Provaci ancora mamma (1972), di nuovo accanto a Bette Davis. Nel 1975 arriva il suo primo film horror, Il Maligno, con Ida Lupino e John Travolta, ma si ritrova a recitare anche con Burt Reynolds e Catherine Deneuve in Un gioco estremamente pericoloso. Passa dai classici (Il principe e il povero, 1977, con Rex Harrison) alla fantascienza firmata Disney (The Black Hole – Il buco nero, 1979, con Anthony Perkins). Per il Gesù di Zeffirelli, nel 1977, veste i panni di un centurione romano. Nel 1980 Sergio Corbucci lo mette accanto a Terence Hill nella scanzonata commedia fantascientifica Poliziotto Superpiù, mentre l’anno dopo John Carpenter lo chiama a interpretare un bizzarro tassista nel suo capolavoro 1997 – Fuga da New York.

Nel 1992 interpreta se stesso in un film satirico sul cinema Amanti, primedonne diretto da Barry Primis per la Tribeca Film, la società di Robert De Niro, anche lui qui interprete. Nel 1997 lo ritroviamo un po’ sacrificato in Gattaca – La porta dell’universo, accanto a Ethan Hawke, mentre nel 2000 è protagonista di Hoover, in cui interpreta John Edgar Hoover, direttore dell’FBI dal 1935 al 1972. Nel 2001 è protagonista assoluto dell’episodio di 11′09′′01 firmato da Sean Penn, in cui interpreta con estrema sensibilità un vedovo che supera la depressione per la morte della moglie, proprio grazie al crollo delle Torri gemelle, che permette al sole di entrare dalla sua finestra e far rifiorire la pianta che la moglie amava.

Dagli anni ’90 in poi ha dato anche più spazio alla televisione, che gli ha permesso di essere nominato a Emmy e Golden Globe per partecipazioni a telefilm come E.R. – Medici in prima linea (2009). La televisione, del resto, è stata basilare per un attore come lui, contribuendo notevolmente alla sua celebrità e riportandolo in auge in periodi in cui ha rischiato di essere messo in ombra. Oltre alle innumerevoli partecipazioni come guest star, si è guadagnato anche ruoli da protagonista e il lusso di poter prestare la sua voce al personaggio di Waterman in SpongeBob, dal 1999 fino alla sua morte, nel 2012.

Borgnine si è sposato ben cinque volte con quattro divorzi: Rhoda Kemins (1949-1958) dalla quale ha avuto la figlia Gina; l’attrice Katy Jurado (1959-1963); la cantante Ethel Merman (1964-1965) da lui considerata il più grande errore della sua vita; Donna Rancourt (1965-1972) dalla quale ha avuto i figli Christopher, Sharon e Diana; e l’imprenditrice norvegese Tova Traesnaes, sposata nel 1973, che gli è rimasta accanto fino alla fine.
Borgnine si è spento a causa di un blocco renale l’8 luglio 2012, all’età di 95 anni.

«Preferisco definirmi un caratterista, anche se per un certo periodo sono stato anche attore protagonista. Credo che l’arte di fare il caratterista, oggi, sia ormai andata perduta»

FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – MYmovies – comingsoon.it


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

20 pensieri riguardo “Ernest Borgnine, l’arte del caratterista”

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