Richard Widmark, il sorriso affilato del male

Fisico asciutto, aspetto nervoso, viso dai lineamenti scolpiti, perfetto per personaggi inclini alla violenza, Widmark è stato attore simbolo del genere noir, e successivamente del western; con il suo stile misurato, capace di smussarne gli eccessi, valorizzò personaggi tormentati, ambigui, comunque sempre complessi. Non cercava una via facile per suscitare la simpatia del pubblico e non aveva paura di interpretare personaggi profondamente turbati, intimamente conflittuali, corrotti o violenti. Pur non essendo mai il primo nome sulla locandina, è entrato a buon diritto nella storia del cinema per la sua capacità di caratterizzare sempre alla perfezione i suoi personaggi, senza farne degli stereotipi.

Il suo nome completo era Richard Weedt Widmark. Nasce a Sunrise (Minnesota) il 26 dicembre 1914. Durante gli studi universitari, lavora per passatempo alla radio, spesso come narratore, in programmi popolari e di grande ascolto. In seguito si dedica al teatro, debuttando a Broadway nel 1943, dove si sarebbe fatto apprezzare soprattutto nei ruoli drammatici. Arrivò al cinema a 33 anni, relativamente tardi per l’epoca, ma il personaggio di Tommy Udo, killer psicopatico e sadico che interpretò ne Il bacio della morte (1947), era destinato a diventare il prototipo del villain del gangster film.

Grazie a una recitazione asciutta ma incisiva, con questo film di Hathaway, ottenne una nomination all’Oscar come attore non protagonista e vinse il Golden Globe come miglior attore esordiente. È diventata famosissima la sua risata sinistra e la scena in cui getta una paralitica giù dalle scale. Proprio questo ruolo, probabilmente il migliore della sua filmografia, gli spalanca le porte di Hollywood e la 20th Fox lo mette subito sotto contratto. La sua ricca e lunga carriera si può distinguere in due fasi nette e separate.

Negli anni ’40 e parte dei ’50 si specializza in ruoli inquietanti in una serie di film noir, diventando, in alcuni di questi, l’incarnazione stessa del male. Nel 1954, cessato il rapporto con la Fox, sulla spinta della grande popolarità ormai raggiunta, fonda uno studio di produzione indipendente, Heath Productions, che, tra gli altri, produce il famoso dramma bellico Il fronte del silenzio (1957), diretto da Karl Malden alla sua unica regia.

Nel decennio successivo e oltre, cambia completamente assetto; da cattivo diventa l’eroe paladino del western, in film famosi, sempre diretto da grandi registi e affiancato da attori di valore. Il genere western rappresentò per Widmark un’altra valida opportunità di mostrare le sue doti recitative. Notevole la sua interpretazione in Ultima notte a Warlock (1959) di Dmytryk, dove è un cowboy schierato con i cattivi che però sceglie di affrancarsi dai compagni, diventando sceriffo.

Per John Ford interpretò il soldato idealista di Cavalcarono insieme (1961) contrapposto allo sceriffo disilluso di James Stewart, e tre anni più tardi il capitano Archer, primo militare politicamente corretto, ne Il grande sentiero (1964). Il suo ruolo migliore in un western degli anni Sessanta fu però quello dell’ufficiale sudista con benda da pirata sull’occhio in Alvarez Kelly (1966) di Dmytryk: moralmente più ambiguo rispetto alle caratterizzazioni fordiane, poiché in nome della causa è disposto a tutto, anche a torturare l’avversario.

Risale invece al 1961 il suo più importante successo di critica, ancora una volta per un personaggio duro e implacabile, il pubblico ministero americano del processo di Norimberga in Vincitori e vinti (1961) di Stanley Kramer. Il suo ultimo ruolo importante fu quello del poliziotto brutale e inviso ai superiori, che si scoprirà invece fragile, in Squadra omicidi, sparate a vista! (1968) di Don Siegel.

Dagli anni Settanta le sue apparizioni al cinema si sono diradate, anche se non sono mancati ruoli incisivi come quelli degli esordi, ad esempio il ricco uomo d’affari, vittima di un complotto, in Assassinio sull’Orient Express (1974) di Sidney Lumet, o lo spietato generale di Ultimi bagliori di un crepuscolo (1977) di Robert Aldrich; magistrale anche l’interpretazione nel noir ospedaliero Coma profondo del 1978, dove riprende la sua funzione originale nella parte di un primario senza scrupoli e privo di morale, o ancora il bieco imprenditore di Due vite in gioco (1984).

Nella sua lunga carriera si è prestato una sola volta al film in costume, nel 1964 per Le lunghe navi, dove grazie ai capelli biondi e gli occhi celesti impersona la figura di un vichingo. Completamente fuori ruolo e inadatto al genere, è ricordato per la sua peggiore interpretazione. Non ha mai tentato la commedia, che non sopportava assolutamente, e per cui non era decisamente tagliato.

Democratico convinto, negli anni bui del maccartismo riuscì a non essere inquisito soltanto perché mai iscritto a nessuna associazione politica, malgrado i persecutori avessero tentato in ogni modo di coinvolgerlo. Nonostante abbia spesso ricoperto ruoli violenti, disprezzò sempre l’uso della violenza e delle armi, e si impegnò personalmente a promuovere leggi più severe per il controllo delle armi.

Mai al centro di gossip, non si conoscono relazioni extra coniugali a lui attribuite. E’ stato sposato con la sceneggiatrice Jean Hazlewood dal 1942 fino alla morte di lei, nel 1997. Nel 1999, a 84 anni, si era risposato con Susan Blanchard, con la quale è rimasto fino alla morte, avvenuta il 24 marzo 2008, a 93 anni: gli è stata fatale una caduta in casa, che gli ha procurato la rottura di una vertebra dorsale.


«I cattivi sono ottimi ruoli, perché si fanno notare e sono sempre al centro dell’attenzione. Se si è abili, possono servire da trampolino di lancio»

FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – cinekolossal


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

24 pensieri riguardo “Richard Widmark, il sorriso affilato del male”

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