Più giovane di una decina d’anni di Alec Guinness, che restò per lui il modello della comicità inglese, è stato per un trentennio un interprete brillante, spesso irresistibile nella farsa e nel grottesco, diretto da registi di vena caustica che seppero metterne a frutto il talento d’improvvisatore e di grande trasformista. Il suo vero nome era Richard Henry Sellers e nacque a Southsea, in Inghilterra, l’8 settembre 1925. Figlio d’arte (il padre pianista e la madre attrice erano saltimbanchi girovaghi), aveva respirato fin da piccolo l’aria del palcoscenico. Spinto dalla nonna (una soubrette portoghese) davanti a un microfono quando aveva appena due anni e mezzo, trascorse l’infanzia e la prima giovinezza fra donne di teatro. Costretto a interrompere gli studi a tredici anni, lavorò come buttafuori, suonatore di tamburo in un’orchestra di zingari, imitatore, e negli anni della Seconda guerra mondiale, arruolato nella RAF, fece il fantasista in spettacoli per le forze armate.

Dal 1948, alla radio e poi in televisione, si fece apprezzare in molti programmi leggeri, finché nel 1951 esordì nel cinema in film comici di scarso rilievo. La notorietà arrivò con La signora omicidi (1955), commedia thriller in cui, accanto a Guinness, interpretò la parte di uno sfortunato rapinatore. Quella parodia del ‘giallo’ dette l’avvio a una serie ininterrotta di commedie, non di rado esilaranti, che lo videro dar vita ai personaggi più disparati, spesso dotati di un pizzico di spassosa follia.

Senza possedere un’identità precisa, pronto a calarsi in ogni parte che richiedesse una recitazione fondata sui tempi comici, il gesto e la smorfia, Sellers annoverò da allora in poi grandi successi: tra gli altri, partecipò del largo consenso riscosso da Lolita (1962) di Stanley Kubrick, dove impersona il perverso sceneggiatore Quilty, e poi, diretto da Blake Edwards, toccò la massima vetta della popolarità nel ruolo del goffo ispettore Clouseau, protagonista de La Pantera rosa (1964), primo di una serie di cinque film di grande successo.

Applaudito interprete di tre ruoli nel film di Kubrick Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1964), fu poi tra i protagonisti di Casino Royale (1967), e venne tra l’altro diretto da Vittorio De Sica in Caccia alla volpe (1966) e in Sette volte donna (1967). Fu particolarmente esilarante in tre film rimasti esempi di raffinata comicità: Uno sparo nel buio (1964) di Edwards, Ciao Pussycat (1965) di Clive Donner, prima sceneggiatura di Woody Allen, e Hollywood Party (1968) ancora di Edwards.

Il rapporto con Blake Edwards era di odio e amore: nonostante gli avesse dato notorietà internazionale con il personaggio di Clouseau, Sellers non lo stimava granché, ritenendolo privo di talento e litigandoci spesso e volentieri, sul set e nelle occasioni mondane. Eppure insieme diedero vita a quello che è probabilmente il più grande personaggio della sua carriera, l’indiano Hrundi V. Bakshi che distrugge il set e poi la villa di un produttore in Hollywood Party, vetta difficilmente superabile del cinema comico americano.

Secondo il luogo comune, lontano dalla scena l’attore comico è un uomo triste, tormentato, depresso, preda di demoni che cerca di scacciare fingendosi in continuazione qualcun altro. Peter Sellers aderiva perfettamente al cliché e non lo nascondeva affatto, anzi in un’intervista rivelò la sua natura più profonda: “Non esiste nessun me stesso. Io non esisto. Un tempo avevo un io, ma l’ho fatto rimuovere chirurgicamente”.

Sellers è stato uno degli attori più cari al grande pubblico per la sua versatilità e per la ricchezza di sfumature della sua comicità, ora timida e catastrofica, ora pasticciona e maliziosa. In realtà era un uomo solo, prigioniero dei troppi matrimoni (quattro in tutto) e dei mille farmaci che fu costretto ad assumere ogni giorno a partire dal 6 aprile 1964, quando fu ricoverato d’urgenza per il primo dei suoi infarti, rimanendo in ospedale per un mese e superando successivamente una sequenza di otto arresti cardiaci, tutti affrontati con il defibrillatore.

Nonostante una salute quantomeno compromessa a neanche quarant’anni, Sellers trovò tempo e modo di disegnare alcuni dei personaggi più indimenticabili della storia del cinema. Gli anni ’70, però, furono caratterizzati da molti ruoli dozzinali, accettati soprattutto per motivi economici, in pellicole di livello inferiore a quelle che avrebbe meritato. Sono una piacevole eccezione, oltre ai già citati episodi della saga di Clouseau, il delizioso Invito a cena con delitto (1976) e Il prigioniero di Zenda (1979).

Proprio a fine decennio arrivò il ruolo della vita, un personaggio molto più sottile e complesso dei precedenti: Chauncey Gardiner, il giardiniere idiota e tele-dipendente che in Oltre il giardino (1979), diventa suo malgrado un intellettuale e maître-à-penser, candidato alla Presidenza degli Stati Uniti. Il film è una satira sul potere dei media, attualissima ancora oggi (alla televisione possiamo tranquillamente sostituire Internet e i social); Sellers vinse il Golden Globe come miglior attore comico, ma dovette incassare l’amarezza di essere sconfitto agli Oscar da Dustin Hoffman (per Kramer contro Kramer) e al Festival di Cannes da Michel Piccoli (per Salto nel vuoto).

Sellers fu sconfitto dall’ennesimo infarto pochi minuti dopo la mezzanotte del 24 luglio 1980, a 55 anni non ancora compiuti. Ai funerali ci fu tempo per l’ultimo numero comico di questo controverso artista: il feretro fu accompagnato al forno crematorio dalle note della celebre In the Mood, di Glenn Miller, scelta apposta dall’attore per una ragione ben precisa. Era il brano musicale che odiava di più in assoluto.

«Io per primo non riesco a sopportarmi.
Come posso pretendere che qualcun altro riesca a farlo?»
FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – skyspettacolo – ilpost
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Buon giorno 1 Adoro i suoi film della pantera rosa, straordinario.
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Un talento naturale per la comicità.
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Riguardo la citazione finale, mi ci posso identificare.
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Secondo me esageri
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Beh, è una dichiarazione moderata rispetto a ciò che penso realmente, ma me la faccio andare bene.
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Ma dai… se ci mettiamo d’impegno, tutti siamo insopportabili ^_^
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Cavolo, morto davvero giovane, non lo ricordavo.
Aveva la mia età attuale.
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Considerando che ha avuto il primo infarto a 39 anni, è vissuto anche molto, soprattutto perché allora non c’erano le cure che ci sono adesso.
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Credo che nei suoi infarti c’entrasse parecchio l’abuso di droghe…
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Non saprei, può essere.
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Non so perché sono molto affezionato a questo attore.
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Era simpatico e non si è mai dato arie, in un periodo in cui il divismo era molto diffuso.
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Forse mi piaceva perché in qualche modo intuivo, dietro la sua grande bravura, il malessere dell’uomo infelice.
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Hollywood Parti è una perla di comicità. 😀
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Bellissimo ancora oggi.
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Uno di quei volti che tutti conoscono, anche chi è nato negli anni di molto successivi al suo successo. Io ho adorato la sua interpretazione (le sue interpretazioni!) ne Il dottor Stranamore: la telefonata del presidente degli USA al presidente sovietico se non sbaglio fu interamente improvvisata…
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Sellers improvvisava spesso, e credo che Kubrick lo permettesse solo a lui.
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🩶🩶
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che vita tristina per una star
mi sembra di averlo visto solo in La pantera rosa, purtroppo
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