William Friedkin, il regista del male

William David Friedkin nasce a Chicago il 29 agosto 1935, da famiglia ebrea proveniente dall’Ucraina.  Come ha raccontato lui stesso, la passione per il cinema nasce quando resta folgorato da Quarto potere di Orson Welles. A soli 16 anni William inizia a lavorare per la WGN, una stazione televisiva di Chicago, dove realizza diversi documentari e oltre 2000 ore di programmi dal vivo. Si fece conoscere col documentario The People Versus Paul Crump, con cui suscitò talmente tanto clamore da far riaprire il caso, e Crump, condannato a morte per una rapina, infine venne scarcerato.

Friedkin insieme a Cher e Sonny in una pausa di lavorazione

Nel 1967 gli viene offerta la regia cinematografica di Good Times, interpretato dal duo canoro Sonny & Cher. Ma il grande successo arriva nel 1971 con Il braccio violento della legge, vincitore di cinque premi Oscar e anche di numerosi premi internazionali tra cui il David di Donatello come miglior film straniero. Un film che rivoluziona il poliziesco, in cui l’esperienza documentaristica di Friedkin si sostanzia attraverso la descrizione di tipologie umane paradossali: in particolare, i tutori della legge appaiono sopraffatti dalla necessità di garantire un ordine e, d’altra parte, non riescono a definire quelle che dovrebbero essere le procedure legali e morali del proprio agire.

Gene Hackman e Friedkin sul set de Il braccio violento della legge

Nel 1973 realizza L’esorcista, film campione d’incassi considerato il capostipite del genere horror demoniaco. Ancora una volta i personaggi sono attanagliati dal dubbio e dall’angoscia su quale sia il percorso che porta al bene o che, almeno, lo definisce. Il film fece acquisire all’horror uno spessore mai avuto in precedenza, e penetrò nell’immaginario di quegli anni grazie alla commistione degli elementi simbolici esibiti: una bambina indemoniata, una madre con problemi di relazione, un padre assente, un sacerdote pieno di dubbi e perplessità.

Friedkin scherza con Linda Blair sul set de L’esorcista

Si afferma costante l’esigenza del regista di affrontare con particolare senso etico la riflessione sul sottile confine che separa il bene dal male e l’indagine sul malessere e l’inquietudine esistenziali. Nel suo cinema l’attenzione a tematiche forti della vita sociale si combina infatti con l’impegno nel narrare storie che mettono in risalto il lato ambiguo e oscuro dell’animo umano, distaccandosi in maniera sostanziale dalle convenzioni narrative imperanti negli studios; Friedkin dimostra, infatti, la capacità di stravolgere dall’interno i generi e i canoni hollywoodiani, rendendoli più sfaccettati e complessi. Sull’onda dei successi ottenuti, fonda con Francis Ford Coppola e Peter Bogdanovich la casa di produzione The Director’s Company, che però presto si scioglie.

Il salario della paura (1977)

Nel 1977, dopo parecchi anni di attesa, Friedkin torna con Il salario della paura, che non riscuote più il successo dei due film precedenti, ma che rivoluziona ulteriormente il genere concentrandosi sui dettagli con cui far saltare lo spettatore sulla sedia. Friedkin, infatti, studiava attentamente il taglio e la composizione di ogni singola inquadratura prima ancora che si desse il primo ciak. Dopo il fallimento de Il salario della paura, il regista sembra aver perso il contatto coi gusti del pubblico, ma continua a perseguire un cinema innovatore, personale e fuori dalle regole del mainstream.

Al Pacino con Friedkin sul set di Cruising

Torna alla ribalta con capolavori come Cruising (1980) e Vivere e morire a Los Angeles (1985), assunti rapidamente a oggetti di culto, nonostante lo sfortunato esito al box office. Friedkin amava stupire, e queste opere testimoniano la capacità del regista di raccontare le oscure pulsioni che agitano l’animo umano, senza concedere nulla a facili effetti, ma scavando in profondità tra le motivazioni drammatiche.

Friedkin con gli interpreti di Vivere e morire a Los Angeles

Nel 1990 ha diretto L’albero del male, in cui è riuscito a creare una forte tensione attraverso la materializzazione di riti maligni, in una dimensione sempre sospesa tra l’alterazione della realtà e l’incubo. Il successivo Basta vincere (1994), è apparso anomalo rispetto al suo consueto cinema. In realtà, la vicenda dell’allenatore di una fallimentare squadra di basket che ingaggia, contro il regolamento, tre campioni fuori serie, è un’altra amara parabola discendente che mette continuamente in relazione l’uomo con i propri conflitti interiori. Al successivo Jade (1995), invece, Friedkin ha impresso abilmente il ritmo concitato tipico dei suoi polizieschi, attraverso una struttura simile nel montaggio a Vivere e morire a Los Angeles.

Friedkin e Samuel Jackson sul set di Regole d’onore

Dopo La parola ai giurati (1997), remake televisivo dell’omonimo film di Sidney Lumet del 1957, nel 2000 ha realizzato Regole d’onore, in cui ha coniugato, con estrema maestria, frammenti di film bellico (le sequenze del Vietnam) e di film d’azione (l’attacco alla folla nello Yemen) con la struttura del genere processuale. Sempre per la televisione ha diretto la fortunata serie CSI: Crime scene investigation (2007-2009), mentre tra i suoi lavori più recenti occorre citare Bug – La paranoia è contagiosa (2006), Killer Joe (2011), il documentario The devil and father Amorth (2017) e il film drammatico The Caine Mutiny Court-Martial (2023). Nel 2013 aveva ricevuto a Venezia il Leone d’oro alla carriera.

Il 7 agosto 2023, colpito da un infarto, William Friedkin muore all’età di 87 anni. È stato sposato quattro volte: con Jeanne Moreau, dal 1977 al 1979; con Lesley-Ann Down, da cui ha avuto il figlio Jackson, dal 1982 al 1985; con Kelly Lange dal 1987 al 1990 e con Sherry Lansing dal 1991 fino alla morte. Ha avuto anche un altro figlio, Cedric, dalla ballerina australiana Jennifer Nairn-Smith, che è stata compagna del regista dal 1972 al 1977.

«Sono davvero convinto che in ognuno di noi ci siano sia il bene che il male, divisi da una linea sottilissima. Per questo non credo negli eroi, e per questo nei miei film non ce ne sono. Ci sono solo uomini che, messi alle strette, tirano fuori il meglio da sé»

FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – mosaicocem.it


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

17 pensieri riguardo “William Friedkin, il regista del male”

  1. Pensa che del Salario della paura ricordo esattamente la scena che è nella tua fotografia!
    Sono sicura di aver visto anche Il braccio violento della legge e Vivere e morire a Los Angeles, ma non li ricordo bene, quindi li metto in coda tra quelli da rivedere.
    Stasera spero di beccare Il salario della paura. Scusa, ieri mi avevi per caso detto dove lo potevo trovare?
    (Ieri sera ho visto un ottimo film… italiano!!! Piano 17, su Prime, consigliato da Diari di bordo, egle-qualcosa, non so se la conosci qui su WP)

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    1. Il salario della paura è su youtube, gli altri due ci guarderò, ma forse si trovano anche su Raiplay. Egle la seguo anch’io e il film che dici l’ho visto, ed è stata una piacevole sorpresa. Domai parlo del Braccio violento della legge.

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      1. Ok, per Il salario della paura siamo a posto. Non avevo ancora visto Il cacciatore, che credo mi abbia sconvolta molto di più (non ci crederai: l’ho visto 5 volte o piango sempre, pur non avendo la lacrimuccia facile, e poi sto male la notte e per qualche giorno dopo, quindi ho deciso MAI PIU’).
        Ok, aspetto la tua recensione sul Braccio violento della legge.
        Ma quella sul Salario della paura tocca a me? 😉

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        1. Ho cercato Il braccio violento della legge, non ci crederai, lo danno su Disney+. Forse anche su Prime. Vivere e morire a LA invece è su youtube, sempre in italiano. Io penso che mi fermerò al Braccio, se vuoi parlarne tu degli altri… Mi riservo di parlare dell’ultimo, L’ammutinamento del Caine, quando l’avrò visto.

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          1. Ma io non sono brava come te a fare le recensioni… Magari se mi piace ancora Il salario della paura, cercherò un po’ di recensioni in rete e farò uno dei miei soliti collage.
            Disney + non ce l’abbiamo (neanche Sky-Now TV).
            Il braccio proverò a cercarlo su Prime! Grazie 🙂

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  2. un signor cult ambulante alla fine, chissà come deve essere riuscire a essere innovatori del proprio lavoro
    cmq, tutti matrimoni brevi a parte prima di morire (quasi 30 anni eh), avrà trovato quella giusta o si sarà dato una calmata o lei avrà visto i soldi e si è impazientita? 😀

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