Anni Venti e Trenta
I manifesti cinematografici hanno sempre avuto la stessa finalità: convincere le persone ad acquistare il biglietto. Se all’inizio dovevano pubblicizzare la nuova invenzione dei fratelli Lumiére, facendo leva sulla curiosità del pubblico e arginandone la diffidenza o i timori per qualcosa che ancora era sconosciuto, con lo sviluppo della produzione cinematografica le locandine diventano l’unico modo di propagandare i film, e indurre il pubblico ad andare al cinematografo.
In questo primo periodo, nelle locandine comparivano anche brevi descrizioni, che con parole ad effetto cercavano di magnificare il film agli occhi dello spettatore. Nella locandina qui sotto, relativa a La febbre dell’oro, si legge: “L’apice del divertimento. Le risate di una vita in un grande film! Chaplin al suo massimo ti regala una commedia magistrale, raccontata sulle note di una musica che ti toccherà il cuore e con parole che ti faranno morire dal ridere.”

Gli anni ’20 costituiscono l’età d’oro del film muto. L’industria cinematografica cresce, gli attori diventano riconoscibili, i processi di stampa più precisi consentono maggiori dettagli e il design dei poster è sempre più riconducibile a una forma d’arte. L’ascesa del cinema fu rapida e si venne a formare una figura che acquistò sempre più importanza, quella dei “pittori di cinema”: il loro compito era quello di rappresentare il film attraverso un’illustrazione che fosse accattivante e diretta, rendendo chiaro il genere del film e a chi si rivolgeva.

Capolavoro di quest’epoca è sicuramente la locandina di Metropolis (Fritz Lang, 1927) film avanguardistico non solo per la storia del cinema, ma anche per quella del graphic design. Qui il profilo della città si staglia su uno sfondo vuoto lasciando spazio all’ingombrante titolo del film in un carattere innovativo, bizzarro e vagamente geometrico. In primo piano, l’inquietante donna robot simbolo della storia.

Negli anni Venti il cinema sovietico, grazie a La corazzata Potemkin (1925) di Sergej Ejzenstejn raggiunse fama mondiale: Rodčenko ne realizzò il manifesto che mostra in primo piano due cannoni puntati minacciosamente verso lo spettatore e una data, il 1905, anno dell’ammutinamento dei marinai della corazzata avvenuto nel porto di Odessa. I tratti sono forti, immediati e molto evidenti.

In Italia, uno storico esempio di pregio è la suggestiva locandina realizzata da Leopoldo Metlicovitz per il colossal italiano Cabiria (1914), il film di Giovanni Pastrone con soggetto e didascalie di Gabriele D’Annunzio. Il disegno rappresenta una giovane donna nuda, l’eroina protagonista della storia, sostenuta da due mani enormi e lambita dalle fiamme che si levano rosse, come il sangue del sacrificio cui è destinata.

Gli anni ’30 costituiscono la vera svolta. È il decennio dell’Art Déco e la grafica cinematografica non può che rispecchiare tale moda contemporanea. Figure stilizzate, forme geometriche e colori vivaci si stagliano su sfondi che diventano vuoti. Per quanto l’Art Nouveau era stata caratterizzata da motivi floreali e forme sinuose e curvilinee, l’Art Déco si distingue per le forme squadrate e lineari. Le figure cominciano a concentrarsi sui personaggi principali del film e compare una tipografia più audace che si fa notare. Nel caso di grandi interpreti come Marlene Dietrich o Charlie Chaplin, il loro ritratto occupa la locandina quasi per intero, aumentando il fenomeno del divismo cinematografico. Sopra: la locandina di Venere bionda (1932).

Significativa e molto particolare anche la locandina di M – Il mostro di Düsseldorf, di Fritz Lang, del 1931: una mano che reca impressa una gigantesca M disegnata col sangue. Si riassume così la trama del film di Lang sul misterioso assassino delle fanciulle di Düsseldorf, interpretato da Peter Lorre.

Accadde una notte (1934). Altro esempio di locandina che punta tutto sugli attori: i ritratti dei protagonisti ne occupano più della metà, mentre i loro nomi spiccano in caratteri grandi e ben visibili, evidenziati dal colore, così come evidenziato è il nome del regista, Frank Capra, in basso a sinistra. Curiosamente, il titolo rimane in secondo piano, scritto con caratteri più sottili e meno evidenti, quasi non fosse poi molto importante rispetto agli interpreti.

Diverso è il caso di King Kong (1933) che punta tutto sul titolo e sull’immagine del mostro, mentre i nomi degli attori sono riportati in piccolo sotto il titolo. Nonostante la protagonista Fay Wray non fosse proprio una sconosciuta, è chiaro che il vero protagonista del film è lo scimmione, e il pubblico andrà al cinema per vedere le sue avventure e farsi terrorizzare da questa mostruosa creatura.

Di nuovo un esempio di divismo: Tempi moderni (1936). Protagonista assoluto Charlie Chaplin. E’ evidente che la sua immagine e il suo nome, ben evidenziato al centro del manifesto, sono sufficienti da soli ad attirare il pubblico. Del film sappiamo solo il titolo, ma la presenza di Chaplin è garanzia di emozioni. Si può notare bene la differenza tra questa locandina e la prima, all’inizio dell’articolo, risalente al 1925.
La prossima volta, con gli anni ’40, entreremo nell’epoca d’oro del cinema sonoro.
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Indice della rubrica Locandine
FONTI: blogdicultura.it – cronacheletterarie.com – pixartprinting.it
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Buon giorno 1 in locandina
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Buongiorno a te
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Che belle!!!!
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Buongiorno Paola 🙂
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Quella di Metropolis è storica, anche se mi ha sempre trasmesso molta tristezza. King Kong ha recitato meglio di tanti suoi colleghi umani, si merita il primo piano in locandina.
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Anche a me la locandina di Metropolis mette inquietudine. E anche il film non sono mai riuscita a vederlo per intero, lo trovo angosciante.
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Pensi che sia di stile futurista?
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Sì, penso proprio di sì, avevo letto che Lang fu ispirato da un architetto futurista, di cui non ricordo il nome, per la scenografia del film.
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Visto il periodo storico, e la zona geografica, è molto probabile che l’influenza fosse alta.
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Le locandine di “Arancia meccanica” e “Metropolis” sono capolavori entrati nella storia.
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A parte il film di King Kong non conosco o mi pare, gli altri film però posso dire che le locandine sono davvero tutte belle inerente considerando anche gli anni e i mezzi con cui che sono state realizzate. Buon proseguimento di giornata cara Raffa 🍁
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Mi sarebbe sempre piaciuto fare collezione di locandine… prima o poi mi procurerò almeno quelle dei miei film cult… comunque Metropolis è un bellissimo film. Bellissimo post.
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Grazie, sono contenta che interessi. Ce ne saranno altri.
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🩶
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il libro te lo consiglio
i poster non sono molto diversi ma a volte oltre il contesto storico è interessante perke ti mostra lo stesso film con poster di due diverse nazioni
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