Lauren Bacall, il fascino nello sguardo

1924 – 2014

Il suo vero nome era Betty Joan Weinstein Perske. Nasce a New York il 16 settembre 1924 da padre di origine polacca e madre proveniente da una famiglia di immigrati ebrei rumeno-tedeschi. Quando aveva 8 anni i genitori divorziarono e la madre assunse il cognome Bacal, a cui più tardi l’attrice aggiunse un’altra elle per facilitarne la pronuncia. Il nome Lauren fu invece suggerito da Howard Hawks, il regista che la lanciò nel mondo del cinema, facendone la protagonista ideale delle più tipiche atmosfere noir, aiutandola ad accentuare l’innata e sensuale eleganza e a valorizzare la voce bassa e leggermente roca. Per mantenere inalterato il tono roco della sua voce, arrivò a fumare oltre sessanta sigarette al giorno.

Col tempo Lauren assunse un atteggiamento sicuro fin quasi al limite dell’aggressività, lievemente mitigata da una seducente ironia. Il suo modo particolare di recitare, tenendo la testa abbassata e gli occhi rivolti in alto, le valse il soprannome di ‘the Look’, ovvero ‘lo Sguardo’, anche per la particolare bellezza dei suoi occhi dal taglio tanto singolare. Da giovanissima inizia a lavorare nello spettacolo come comparsa teatrale, poi da ballerina, indossatrice e fotomodella. Furono proprio le sue foto pubblicate da Harper’s Bazaar e, in particolare, la copertina del marzo 1942, ad attirare l’attenzione di Hawks, colpito dalla bellezza singolare e raffinata della giovane fotomodella.

Dopo averla chiamata a Hollywood per un provino, il regista decise di farla esordire nel suo film Acque del sud (1944), dal romanzo di Hemingway. Hawks volle sfruttare l’alchimia, ricca di tensione erotica, nata tra il protagonista, il maturo Humphrey Bogart, e l’esordiente Bacall. Il regista seppe valorizzare le sue caratteristiche in modo da costruire un personaggio forte e intrigante, dotato di orgoglio ma anche di humour.

La coppia fu ricomposta anche per il successivo film di Hawks, Il grande sonno (1946): consapevole della grande intesa tra i due attori, scivolata immediatamente sul piano personale (la Bacall diventerà in quello stesso anno la quarta moglie di Bogart), Hawks, in collaborazione con gli sceneggiatori, dilatò lo spazio concesso al personaggio dell’attrice rispetto al romanzo di Chandler, aumentando, anche a costo di qualche incongruenza, le scene condivise con Bogart-Marlowe.

Fu ancora con due film interpretati accanto a Bogart che riuscì a consolidare il suo successo. Dapprima con il claustrofobico La fuga (1947), ambientato in una San Francisco oscura e ostile, in cui la Bacall perfeziona sempre più il suo ruolo di protagonista femminile indipendente ma leale, in contrapposizione all’altra metà dell’universo femminile del noir, la pericolosa dark lady. Quindi fu John Huston a offrirle la parte di una giovane vedova ne L’isola di corallo (1948), soffocante dramma consumato nel piccolo albergo di un’isoletta al largo della Florida: Huston la portò decisamente lontano dai personaggi dei film di Hawks, lasciando che apparisse meno sofisticata e valorizzandone la bellezza con intensi primi piani.

Dopo i ruoli drammatici interpretati in due film diretti da Michael Curtiz nel 1950, Chimere al fianco di Kirk Douglas e Le foglie d’oro con Gary Cooper e Patricia Neal, accettò con entusiasmo l’opportunità di essere diretta da Jean Negulesco in Come sposare un milionario (1953): poté così mostrare tutta la sua vivacità in una commedia costruita essenzialmente per valorizzare il contrasto tra le protagoniste, che interpretano tre indossatrici alla ricerca di una redditizia sistemazione matrimoniale.

Impostata sul contrasto tra la sensibilità maschile e quella femminile e sulle inevitabili tensioni che ne derivano, fu l’altra commedia di rilievo interpretata in quegli anni, La donna del destino (1957) che la vide al fianco di Gregory Peck, per la regia di Vincente Minnelli. Estremo e cupo, invece, il dramma Come le foglie al vento, diretto da Douglas Sirk, in cui i quattro protagonisti risultano legati da una rete di rapporti distruttivi e la Bacall rappresenta il contrasto con la torbida Dorothy Malone.

Al profondo dolore per la lunga malattia e poi per la prematura scomparsa di Bogart, avvenuta nel 1957, l’attrice volle reagire con il caparbio impegno nel lavoro. Pur di continuare a recitare accettò di comparire in film di non elevata qualità, ma in generale diradò le apparizioni sul grande schermo e l’unica parte di rilievo degli anni ‘60 rimane quella che la vide partecipare, al fianco di Paul Newman, al poliziesco Detective’s story (1966), riuscito omaggio a Il grande sonno.

Dopo essersi dedicata con successo al teatro, torna sul grande schermo dopo otto anni di assenza e si distingue con la sua innata classe nel cast ricco di star di Assassinio sull’Orient Express (1974) di Sidney Lumet; successivamente affianca John Wayne nel western crepuscolare di Don Siegel Il pistolero (1976) e disegna la figura di una famosa diva, perseguitata da uno psicopatico nel thriller Un’ombra nel buio, diretto da Edward Bianchi nel 1981. Con Robert Altman dà vita a due personaggi estremi: l’ambiziosa ottuagenaria che ha bloccato il tempo in Health del 1980, e, molti anni dopo, la spietata rappresentante di quel mondo della moda che il regista smitizza nel suo Prêt-à-porter (1994).

Tornata ormai con una certa assiduità a lavorare nel cinema, a cui ha alternato apparizioni in serie e film televisivi, nel 1990 ottiene una piccola parte in Misery non deve morire e con L’amore ha due facce (1996), perfetta nella parte della madre di Barbra Streisand, si è aggiudicata un Golden Globe e una nomination all’Oscar come migliore attrice non protagonista. L’ultima apparizione sul grande schermo risale al film The forger, del 2012.

Grande successo di pubblico hanno ottenuto i suoi due libri autobiografici: Io, Lauren Bacall, pubblicato nel 1979, e Now del 1994. Con stile secco, ma efficace, l’attrice ricostruisce un intero mondo, offrendo ritratti di grandi divi (in primo luogo Humphrey Bogart, ma anche il secondo marito, l’attore Jason Robards da cui divorzierà dopo otto anni di matrimonio), e soprattutto lascia emergere una serie di significative scelte, tra cui l’impegno insieme a Bogart, a difesa dei colleghi accusati di ideologia comunista, negli anni bui del maccartismo.

Nel 2009 ha ricevuto il premio Oscar alla carriera. È stata la prima a ricevere questa onorificenza al di fuori della cerimonia ufficiale, che si è svolta il 7 marzo 2010. Era dal 1994 che non veniva conferito un Oscar alla carriera ad una donna: l’ultima vincitrice era stata infatti Deborah Kerr.

Lauren Bacall muore il 12 agosto 2014, un mese prima del suo novantesimo compleanno, e il giorno dopo la scomparsa di Robin Williams.

«Un giorno ho incontrato Bogart. Senza di lui avrei potuto fare più carriera, ma io ho preferito lui»

FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – cinekolossal


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

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