Walter Matthau, un irresistibile brontolone

1920 – 2000

Il suo vero nome era Walter John Matthow, anche se gli piaceva prendere in giro i giornalisti dicendo di chiamarsi in realtà Matuschanskayasky. Nasce a New York il primo ottobre 1920; figlio di immigrati russi, passò un’infanzia disagiata nei quartieri poveri di New York e cominciò a recitare giovanissimo in piccole parti nelle commedie musicali del teatro yiddish. Compiuti gli studi obbligatori, si iscrive alla Columbia University Graduate School of Journalism, ma studia poi arte drammatica. Prima di intraprendere la carriera artistica, si presta ai più svariati lavori: operatore radio, archivista, istruttore di pugilato, allenatore di basket e venditore porta a porta.  

Dopo aver servito nell’aviazione degli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale (da cui tornò pluridecorato), nel 1948 esordì a Broadway e, dopo molti lavori televisivi, fece la sua apparizione al cinema nel 1955 con Il kentuckiano, di Burt Lancaster, a cui seguirono due drammi d’impegno, Dietro lo specchio, del 1956, di Nicholas Ray e l’anno dopo Un volto nella folla, di Elia Kazan. Nonostante abbia fatto i primi passi nel cinema in ruoli drammatici, come nel thriller Sciarada, nel 1963, accanto a Cary Grant e Audrey Hepburn, o nel dramma di fantapolitica A prova di errore, a fianco di Henry Fonda, la sua notorietà è legata a ruoli brillanti, cui sembrò destinato per il suo volto spesso serio e imbronciato che sapeva aprirsi in un ghigno beffardo, e per la sua particolare andatura dinoccolata.

Personaggio ironico e anticonformista, con un viso a tratti irregolare che accentuava ancor di più l’aspetto sarcastico, accompagnato da una camminata goffa e una voce ringhiosa, sembrava destinato ad essere un efficace cattivo da schermo. Fu Billy Wilder a comprendere il potenziale comico dell’attore e a sceglierlo nel 1966 per la commedia Non per soldi… ma per denaro; con questa interpretazione, che lo vide per la prima volta al fianco di Jack Lemmon, Matthau vinse l’Oscar come miglior attore non protagonista. Il film ottiene solo un discreto successo al botteghino, ma rivela al mondo dello spettacolo la perfetta alchimia comica tra i due attori.

Jack Lemmon, che aveva già lavorato con Wilder e ottenuto due nomination agli Oscar per i suoi ruoli in A qualcuno piace caldo (1959) e L’appartamento (1960), trova in Matthau un grande amico e un impareggiabile coprotagonista. L’incontro con Wilder aveva permesso a Matthau di sviluppare il personaggio che lo accompagnò in tutta la sua carriera, quello della burbera canaglia, brontolone ma di buon cuore, cinico e brillante, giocatore d’azzardo, bevitore e vizioso, ma mai veramente cattivo. Con Lemmon, poi, formò una delle coppie più divertenti del cinema hollywoodiano, trovando in lui l’ideale compagno di lavoro e ‘spalla’ di gag in film di successo, da La strana coppia, del 1968, a Prima pagina, nel 1974, e poi I ragazzi irresistibili, l’anno successivo, con cui Matthau ottiene anche una nomination all’Oscar. Nel 1969 si permette una parentesi musicale (l’unica!) con Hello Dolly!, diretto da Gene Kelly. Nel film canta e balla, pur non essendo decisamente portato, ma interpreta da par suo un vecchio taccagno misogino che il fascino di Barbra Streisand farà capitolare.

Sempre con Lemmon girerà Buddy Buddy nel 1981, ultimo film di Wilder, Due irresistibili brontoloni (1993), Gli impenitenti (1997). Con Lemmon è presente anche nel drammatico JFK – Un caso ancora aperto (1991) mentre era stato da lui diretto nel 1971 in Vedovo, aitante, bisognoso d’affetto, offresi… anche babysitter. Nonostante i successi ottenuti, tra i quali vanno ricordati anche i film a episodi Appartamento al Plaza, di Arthur Hiller e California suite di Ross, entrambi tratti da testi di Neal Simon, con la progressiva crisi della commedia brillante, Matthau decise con coraggio di sperimentare nuove strade, con gangster movie come Chi ucciderà Charley Varrick? del 1973, o commedie nere come E io mi gioco la bambina, nel 1980.

Dopo aver dimostrato con questi film che era perfettamente in grado di interpretare con sarcasmo e un pizzico di cattiveria i ruoli che offriva il cinema poliziesco, Matthau proseguì con la commedia rosa in Due sotto il divano, del 1980, e Una notte con vostro onore, dell’anno successivo, ma diede vita anche a personaggi in cui affiora un risvolto paterno e malinconico, come in Quel giardino di aranci fatto in casa, del 1982.

Si misurò poi con i comici di nuova generazione: nel 1983, in Come ti ammazzo un killer, duetta con Robin Williams e nel 1988 si confronta con Dan Aykroyd ne Lo strizzacervelli. Nell’ultima parte della sua carriera scelse di interpretare film originali e atipici, che lo imposero nuovamente all’attenzione del pubblico: nel 1986 prende parte a Pirati, di Roman Polanski, in cui è un pirata di un galeone spagnolo, e due anni dopo affianca Roberto Benigni ne Il piccolo diavolo, in cui è un sacerdote esorcista.

Risultò poi convincente nel fumettistico Dennis la minaccia, di Nick Castle, nel 1993, e nel tenero Genio per amore, di Fred Schepisi, in cui interpreta con straordinaria somiglianza Albert Einstein. Dopo l’importante cammeo in JFK ‒ Un caso ancora aperto, di Oliver Stone, accettò di recitare il ruolo di un anziano padre nel 2000, nel suo ultimo film, Avviso di chiamata, diretto da Diane Keaton.

Muore il primo luglio dello stesso anno a causa di un infarto, il secondo, dopo quello subito nel 1965. Sposato due volte con un divorzio: inizialmente con Grace Geraldine Johnson, da cui ha avuto due figli, David e Jenny; poi, dopo la separazione, con l’attrice Carol Grace, da cui ebbe un altro figlio, Charles, che è attore e regista.

«Smetti con il cinema, fai qualcos’altro. È il miglior consiglio che abbia ricevuto, perché sono così testardo che non gli ho dato retta»

FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – cinekolossal


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

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