Kevin Spacey è diventato il simbolo dell’up & down di Hollywood, dalle stelle alle stalle in pochi giorni: dopo lo scandalo sessuale che lo ha coinvolto, il mondo del cinema gli ha chiuso la porta in faccia. Dall’essere uno dei migliori attori in circolazione, si è trasformato in persona non gradita. Eppure, in passato l’attore aveva conquistato il mondo con le sue indimenticabili ed intense interpretazioni, tra bravura e grazia. Personalmente trovo tutto questo un’insopportabile ipocrisia.
Spacey non è il cognome dell’attore bensì il suo secondo nome: ha preferito usare questo, in ambito artistico, anziché il suo reale cognome, Fowler. Forse perché è sempre stato molto geloso della sua privacy e per anni ha cercato di non divulgare notizie sulla sua famiglia. E’ stato il fratello a raccontare che il padre era un violento, picchiava la moglie e abusava sessualmente dei figli. Kevin, che non ha mai smentito le affermazioni del fratello, ha però evitato di commentare.
È stato un bambino turbolento. Durante le scuole elementari e medie si guadagnava molte punizioni, e arrivò a dare fuoco alla casa sull’albero della sorella, tanto che la famiglia decise di mandarlo in collegio. Dopo due anni però il giovane Kevin venne espulso per aver ferito un compagno con una spranga.
A soli 10 anni decise che sarebbe diventato un attore dopo che vide una produzione su Sherlock Holmes durante un viaggio a Londra coi genitori.
Spacey sostiene che non sarebbe mai riuscito a raggiungere il successo tanto auspicato, se non avesse partecipato ad un laboratorio per studenti di recitazione con Jack Lemmon. «Ero timido, insicuro, a 13 anni ha cambiato la mia vita. Dopo che ho recitato la mia scena, è venuto da me, mi ha messo una mano sulla spalla e mi ha detto che ero nato per fare l’attore, e questo è stato incredibilmente importante per la mia carriera. Quando sei piccolo e il tuo idolo ti dice di continuare sulla tua strada perché è quella giusta, è come ricevere un premio. La cosa più importante nella vita, e vale per tutti, è l’autostima. Sapere chi sei e quanto vali. Perché il talento, senza la fiducia in te stesso e qualcuno che creda in te, non basta».

Proprio grazie all’aiuto enorme ricevuto dal suo idolo nell’infanzia, l’attore ha deciso di creare la Kevin Spacey Foundation, che aiuta i giovani talenti. Tale progetto si occupa di organizzare molti laboratori nel mondo, dando sostegno economico ai giovani, fornendo diverse borse di studio. Il simbolo della fondazione è il pulsante dell’ascensore, perché, come gli ha insegnato proprio Jack Lemmon, sei hai avuto successo nella carriera che avevi sempre sognato, hai il dovere di mandar giù l’ascensore, e aiutare nuovi talenti ad avere la loro possibilità di successo.
Ha cercato per anni di avere successo come comico prima di ottenere l’ammissione alla prestigiosa Julliard School di New York , dove, tra il 1979 e il 1981, ha studiato teatro. Durante questo periodo, ha continuato sempre a esibirsi nei locali di cabaret, partecipando a concorsi per nuovi talenti.
Pur essendo statunitense di nascita, ha anche la cittadinanza britannica, essendosi impegnato nel pieno recupero dello storico teatro londinese Old Vic, di cui è direttore artistico dal 2003.
Per quanto oggi sia il volto simbolo di American Beauty, Spacey non fu il primo ad essere considerato per il ruolo Lester. Pare che, in origine, per questo personaggio fossero stati contattati sia Chevey Chase (impensabile!) che Tom Hanks. Alla fine, per ragioni di altri progetti in programma, il ruolo è andato a Kevin Spacey. Il regista Sam Mendes si è in seguito dichiarato entusiasta della scelta, considerando Spacey una benedizione per il film.
Nessuno sapeva del suo coinvolgimento nel film Seven, il celebre thriller di David Fincher: l’attore interpreta il personaggio di Jon Doe, che si rivelerà poi essere il killer della storia. Per mantenere un’aura di mistero a riguardo, Spacey chiese al regista che il proprio nome non venisse pubblicizzato, e non compare neppure nei titoli di testa della pellicola, così da far diventare una vera e propria sorpresa il suo ingresso in scena. Pur comparendo poi relativamente poco nel film, la sua presenza è quanto mai memorabile, tanto che fu premiato con l’MTV Movie Awards come miglior cattivo, e ottenne diversi premi della critica come miglior attore non protagonista.
Da quando nel 2017 è stato accusato di molestie, la sua carriera ha subito una brusca frenata. L’attore, scelto in origine per vestire i panni di J. Paul Getty nel film Tutti i soldi del mondo, fu infatti sostituito da Christopher Plummer un mese prima dell’uscita del film. Per l’occasione i set vennero ricostruiti, le scene di Spacey girate di nuovo e le locandine già stampate furono buttate. Il regista in seguito affermò che in realtà avrebbe voluto Plummer fin dall’inizio, ma poi era stato scelto Spacey per la sua maggior popolarità. Plummer da parte sua non ha voluto fare commenti né polemiche, e a chi gli ha chiesto se si sentisse imbarazzato a sostituire un collega, ha semplicemente risposto che in teatro capita spesso.
Spacey, oltre agli altri numerosi premi conquistati, ha vinto ben due Oscar. Il primo è arrivato nel 1996 come miglior attore non protagonista per I soliti sospetti, mentre il secondo l’ha conquistato nel 2000 come miglior attore protagonista per American Beauty. E speriamo sinceramente che, prima o poi, torni a vincerne altri.
FONTI: Cinefilos.it – popcorntv.it – orgoglionerd.it – blastingnews.com – youpopcorn.net – offradranch.com
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Toh
Il molestatore e pedofilo.
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Rimane un grande attore, e il resto non dovrebbe importare.
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dovrebbe
le interazioni sul set sono importanti e il cinema è economia, se uno è infamato nessuno lo va a vedere
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c’è
hollywood paga un fottio e quindi pretende che tu sia perfetto secondo i loro canoni; se non ti piace c’è il cinema indipendente o di altro continente eh
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Comunque è una forma di ipocrisia.
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Buon giorno 1 Ti sei dimenticata San Maèstatocondannato?
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Buongiorno e buon pranzo ormai. Per il momento no, pare sia stata ritirata la denuncia.
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Ciao. A me Kevin SpaceY (Fowler). Punto. Spero ricominci a lavorare. Le violenze , quotidiane, subite dal padre non sono state poca cosa e non credo che sia un elargitore di violenze come hanno scritto.
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Neanche io, forse ha la brutta abitudine di allungare un po’ le mani. Comunque si spera che torni presto a recitare, perché si sente la sua mancanza.
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Esatto , sono d’accordo con te, abitudine che era talmente, quasi geneticamente, consolidata nel mondo maschile dello spettacolo ( e non solo in quello ovviamente) che , forse, se uno era ritroso doveva sembrare deficiente agli altri maschi della casta! Spero ritorni presto anch’io.
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