Alan Rickman, non solo Piton

Non era bello in senso classico, ma molto affascinante, dotato di uno sguardo intenso e intrigante, e un sorriso dolcissimo e sincero che arrivava al cuore.
Alan Sidney Patrick Rickman nasce il 21 febbraio 1946 ad Hammersmith, un distretto di Londra. Amava recitare, ma i suoi talenti artistici, sviluppati sin dall’infanzia, lo spingono verso il design grafico. Dopo il diploma, Alan si iscrive al Chelsea College of Art and Design dove diventa grafico, un lavoro considerato più sicuro della recitazione, che aveva già praticato al liceo.
E’ a Chelsea che incontra Rima Horton, che sarà la sua compagna di vita fino alla fine. Entrambi erano desiderosi di continuare a recitare in qualche modo e così fondarono una compagnia amatoriale: la Brook Green Players.

A 26 anni decide di cominciare a recitare seriamente e si iscrive alla Royal Academy of Dramatic Art sperando in un provino. Lo ottiene e, grazie al suo monologo dal Riccardo III, viene ammesso ai corsi, così passa i tre anni successivi studiando e recitando Shakespeare. Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, intraprende una brillante carriera teatrale, e nel 1986 viene candidato al Tony Award per la sua interpretazione del visconte di Valmont ne Le relazioni pericolose, andato in scena a Broadway.

Viene allora contattato dal produttore Joel Silver che gli propone il suo primo ruolo cinematografico, quello del cattivo Hans Gruber in Trappola di cristallo, del 1988. Continua a interpretare il ruolo di cattivo in Carabina Quigley, nel 1990, a fianco di Tom Selleck e l’anno dopo Kevin Reynolds lo vuole per interpretare lo sceriffo di Nottingham nel suo Robin Hood – Principe dei ladri, dove ruba la scena a Costner e dà mostra di tutto il suo talento. Il film che lo lancia definitivamente nell’olimpo degli attori inglesi è Il fantasma innamorato, famosissimo in Inghilterra e purtroppo inedito in Italia.

Nel corso della sua carriera ha saputo spaziare tra diversi generi cinematografici, dal fantastico alla commedia, sino a giungere al musical horror e al dramma. Dopo essere apparso in Bob Roberts di Tim Robbins, il 1995 gli porta qualche soddisfazione in più grazie a Un’avventura terribilmente complicata di Mike Newell e soprattutto a Ragione e Sentimento di Ang Lee, in cui esce dal ruolo di cattivo per mostrare il suo talento di personaggio affascinante e romantico.

Nel 1997 passa dall’altro lato della cinepresa dirigendo L’ospite d’inverno, che ottiene ottime critiche, grazie anche all’interpretazione di Emma Thompson e della madre Phyllida.  Si cimenta con successo anche in ruoli comici: nel 1999 interpreta l’angelo Metatron in Dogma di Kevin Smith e poi Sir Alexander Dane nella parodia di fantascienza Galaxy Quest, dove ha potuto sfoderare la propria autoironia interpretando un arrogante attore shakespeariano, diventato famoso nei panni di un personaggio tipo Spock in un telefilm di serie b. Nel 2001 è un creativo parrucchiere nella commedia Blow dry, praticamente inedita in Italia.

Due anni dopo entra a pieno titolo nel cast della redditizia saga di Harry Potter, dove incarna l’ambiguo professore di Pozioni e Difesa contro le arti oscure, Severus Piton, un personaggio che ricoprirà in tutti gli 8 film della serie, e che lo farà conoscere al grande pubblico. Nel variegato mondo di Harry Potter, Piton è uno tra i protagonisti con il più interessante profilo psicologico e che subirà anche una profonda evoluzione nel corso della saga: all’apparenza severo, subdolo e meschino, uno stregone attratto dalle arti oscure, ma in realtà mago eccellente, mente brillante, uomo coraggioso segnato da un’infanzia difficile e fedele alla donna amata fino all’ultimo respiro. Alan Rickman ha saputo rendere magistralmente ogni sua sfumatura, regalando ai fan una caratterizzazione davvero indimenticabile. Che ha concluso con quella che è, a tutti gli effetti, la scena più emozionante dell’ultimo capitolo.

Tra i primi e gli ultimi episodi della saga, interpreta Love actually, nel 2003, ricavandosi un ruolo intenso e complesso all’interno di un cast superlativo; nel 2006 ha un ruolo nel thriller Profumo – Storia di un assassino, ambientato nel XVIII secolo in Francia, mentre nel 2007 è in Nobel son, dove interpreta il vincitore di un premio Nobel per la chimica con grossi problemi familiari. L’anno seguente presta il volto al giudice Turpin nell’adattamento cinematografico del musical Sweeney Todd, diretto da Tim Burton, in cui ha occasione di mostrare anche le sue doti canore.

Dopo l’ultimo capitolo della saga di Harry Potter, nel 2012 prende parte al cast di Gambit e The Butler. Nel 2010 si è cimentato nel doppiaggio del Brucaliffo in Alice in Wonderland mentre nel 2014 ha diretto e interpretato la pellicola Le regole del caos (2014), e ha recitato in Una promessa; la sua ultima interpretazione è del 2015 nel film Il diritto di uccidere.

Nella sua carriera, quindi, Alan Rickman ha spaziato tra i generi, dimostrandosi credibile in ciascuno di essi, ed è stato non solo attore, ma anche regista, sceneggiatore e doppiatore. Ma è stato soprattutto una bella persona, a detta di quanti lo hanno conosciuto e ci hanno lavorato: partner gentile e affabile sulla scena e fuori, mai arrogante o con atteggiamenti da divo, semplice e sempre disponibile verso tutti. In particolare, pare fosse molto rispettoso verso le donne con cui si trovava a lavorare sulla scena.

Nel film Un’avventura terribilmente complicata Alan Rickman interpreta un attore anziano che si innamora e seduce una minorenne: c’erano alcune scene di sesso abbastanza esplicite e l’attrice che interpretava la ragazza era una debuttante, effettivamente molto giovane, aveva appena 19 anni. Dopo la scomparsa di Rickman, il regista del film, Mike Newell, ha ricordato che l’attore fu molto delicato nei confronti della partner e la trattò con molto tatto, presumendo che fosse sessualmente inesperta e potesse essere turbata dalle scene che dovevano girare insieme.

Nel 2012 aveva finalmente sposato Rima Horton, sua compagna da 50 anni. Con suo grande rammarico, non hanno avuto figli.
Da sempre acceso sostenitore del partito laburista, ha fatto tante apparizioni per beneficenza e ha supportato diverse organizzazioni umanitarie.
Malato di cancro da tempo, l’attore muore, quasi settantenne, il 14 gennaio 2016, circondato dai familiari e dagli amici più cari, gli unici a cui aveva confidato le proprie condizioni di salute.

«Io prendo il mio lavoro molto seriamente, e il modo migliore per farlo è non prendersi mai troppo sul serio»

FONTI: mymovies-Enciclopedia del cinema, Treccani – comingsoon – lacooltura.com 

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

10 pensieri riguardo “Alan Rickman, non solo Piton”

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