Jean Simmons, grazia e fascino senza tempo

Il suo nome completo era Jean Merilyn Simmons. Nasce a Londra il 31 gennaio 1929.
Debutta sullo schermo a quindici anni, e s’impone ben presto tra i nomi di spicco della cinematografia inglese, divenendo all’inizio degli anni Cinquanta, dopo il trasferimento a Hollywood, una delle dive più richieste. Dai lineamenti minuti e delicati, appare intensa, enigmatica e perfino dura nei ruoli drammatici, ma anche spiritosa ed effervescente come interprete di commedie.

Proprio agli inizi della sua lunga e fortunata carriera, per il ruolo di Ofelia nell’Amleto di Laurence Olivier, ottenne la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile alla Mostra del cinema di Venezia, e una nomination all’Oscar come migliore attrice non protagonista. Dopo aver interpretato ancora in Gran Bretagna film di buon successo come La gabbia d’oro, nel 1950, e il thriller Cielo tempestoso, sempre nello stesso anno, a Hollywood sorprese pubblico e critica con la difficile parte della giovane squilibrata Diane, che uccide prima la madre, poi un suo innamorato e infine si suicida, in Seduzione mortale, di Otto Preminger, del 1953.

Pur trattandosi della sua migliore interpretazione, in cui mostrò tutto il suo talento drammatico, i produttori statunitensi vollero utilizzarla principalmente come interprete di film in costume, impedendole di sfruttare le sue interessanti potenzialità e di fatto limitando la sua carriera. Fu quindi una dolce Lavinia in Androclo e il leone, nel 1952, e l’anno dopo interpretò la giovane regina Elisabetta I ne La regina vergine, accanto a Stewart Granger, con il quale fu sposata dal 1950 al 1960.

Ottenne poi un grande successo nel ruolo di Diana, destinata al martirio nel Colosseo, ne La tunica, sempre nel 1953. Nello stesso anno era stata la prima scelta di William Wyler per il ruolo da protagonista femminile in Vacanze romane, ma il produttore Howard Hughes, nel periodo in disputa legale con l’attrice, non la concesse alla Paramount. E così fu sostituita dall’allora sconosciuta Audrey Hepburn.

Riuscì quindi a sfuggire temporaneamente ai film storici, interpretando l’attrice Ruth Gordon nel film L’attrice, di George Cukor, ma tornò a indossare tuniche e veli nel 1954 per Sinuhe l’egiziano, e abiti stile impero in Désirée, sempre dello stesso anno, in cui è l’amore di gioventù di Napoleone, impersonato da Marlon Brando; con quest’ultimo successivamente duettò nel musical Bulli e pupe, del 1955, di Joseph L. Mankiewicz, in cui è una rigida esponente dell’Esercito della salvezza destinata a lasciarsi conquistare dall’amore.

Interpretò poi una maestra, coraggiosa e determinata, ne Il grande paese, di William Wyler, girato nel 1958 con Gregory Peck e Charlton Heston, per poi affiancare, l’anno successivo, Rock Hudson ne La mia terra, solido melodramma di Henry King. Nel 1960, dopo essere stata sorella Sharon ne ll figlio di Giuda, diretto da Richard Brooks (che avrebbe sposato di lì a poco), tornò a interpretare un film ambientato nell’antica Roma, questa volta sotto la regia di un grande maestro, Stanley Kubrick, che le affidò lo splendido ruolo dell’appassionata schiava Varinia in Spartacus, al fianco di Kirk Douglas.

Rivelò quindi tutto il suo talento di attrice brillante nella bella commedia L’erba del vicino è sempre più verde, con Cary Grant, Robert Mitchum e Deborah Kerr. Negli anni ’60 interpreta diversi film, per lo più melodrammi, ad eccezione di un godibile western con venature di commedia, Due stelle nella polvere, del 1967.

Dagli anni ’70, all’infuori di sporadici interventi in qualche film minore, depressa per mancanza di ruoli, si rifugia nell’alcolismo, ma ne esce molto bene, rivolgendo tutta la sua energia alla televisione, dove prende parte a numerose serie di successo: La signora in giallo, Poirot, e Perry Mason. Vince anche un Emmy Award nel 1983 per la partecipazione a Uccelli di rovo.

In ultimo, torna con una certa assiduità al cinema, come narratrice o doppiatrice, o anche in ruoli di contorno, come ne Gli anni dei ricordi del 1996.
Da tempo malata di tumore al polmone, muore a 80 anni, il 22 Gennaio 2010, nella sua casa di Santa Monica in California.
Due matrimoni seguiti da altrettanti divorzi con personaggi di spessore del cinema americano: prima con l’attore Stewart Granger, da cui ha avuto un figlio, poi con il regista Richard Brooks, da cui ha avuto una figlia.

«Ogni attrice deve saper affrontare il fatto che ci saranno sempre intorno a lei donne più giovani e più belle: una volta accettato questo, sarà in grado di scegliere il ruolo più giusto per sé»

FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – cinekolossal


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

8 pensieri riguardo “Jean Simmons, grazia e fascino senza tempo”

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