Paul Newman, gli occhi più azzurri di Hollywood

1925 – 2008

Il suo nome completo era Paul Leonard Newman. Nasce a Cleveland, in Ohio, il 26 gennaio 1925. E’ stato l’ultimo emblematico divo della Hollywood più tradizionale, e nello stesso tempo un esponente significativo della nuova scuola artistica che si è opposta alla tradizione. Considerato l’erede di James Dean, adatto a qualsiasi personaggio e per ogni genere di film, escluso quelli in costume per la modernità del suo viso, valorizzò la propria immagine esibendo con ironia spavalda la propria bellezza perfetta, ma lasciando anche affiorare una qualche fragilità tormentata, che lo impose in quegli anni come uno dei massimi rappresentanti del fascino maschile.

Terminati gli studi, nel 1952 si trasferì a New York, cominciò ad apparire in numerosi programmi televisivi e si fece notare al suo debutto a Broadway nel 1953 in Picnic. Già allora convinto della necessità di affrontare ogni parte attraverso un articolato approfondimento, s’iscrisse all’Actors Studio e seguì le lezioni di Lee Strasberg. Ottenuto un contratto di sette anni con la Warner Bros, esordì sul grande schermo nel 1954 con Il calice d’argento, un film in costume di Victor Saville, ritenuto dallo stesso attore un vero trionfo del kitsch.


L’attore, che si vergognò sempre di questo film, inviò negli anni a seguire, un messaggio registrato trasmesso attraverso la radio BBC, nel quale si scusava con il pubblico per aver preso parte ad un film così orrendo. Tale identico messaggio fu passato ininterrottamente e a sue spese in uno spazio apposito sulla rivista Variety per oltre tre anni, ogni volta che il film veniva trasmesso da una televisione di Los Angeles.

Malgrado l’iniziale passo falso, la carriera dell’attore era comunque spianata verso la notorietà e il successo, grazie a film ravvicinati di grande importanza, come Lassù qualcuno mi ama, La lunga estate calda e La gatta sul tetto che scotta, tutti interpretati nel giro di tre anni, che contribuirono non poco a fare di Paul Newman il nuovo astro nascente di Hollywood. A questi seguiranno I segreti di Filadelfia, del 1959, e l’anno successivo Dalla terrazza, entrambi melodrammi familiari, secondo la moda dell’epoca.

Nel 1961 si fa notare ne Lo spaccone, da molti considerata la migliore interpretazione della sua carriera, con un personaggio che riprenderà nel sequel del 1986, Il colore dei soldi; ad esso seguiranno altri successi con La dolce ala della giovinezza, Hud il selvaggio e L’oltraggio, Detective’s Story, Nick mano fredda; nel 1967 Martin Ritt lo chiama come protagonista del western revisionista Hombre, in cui Newman interpreta un bianco cresciuto dagli indiani, per arrivare poi nel 1969 a Butch Cassidy, dove recita al fianco di Robert Redford, da tutti identificato come suo erede.

Nel decennio successivo regala ancora ottime interpretazioni ne L’uomo dai sette capestri, La stangata e nel kolossal catastrofico (uno dei primi esempi del genere) L’inferno di cristallo. Nel 1971 rifiuta il ruolo dell’ispettore di polizia in Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo, poiché ritiene eccessivamente di ´destra´ la sceneggiatura del film, ed è lui stesso a raccomandare per la parte Clint Eastwood.

Dopo i 50 anni, come poche altre star, riesce ugualmente a rimanere nel giro importante, grazie sia alla grande esperienza professionale, sia al fascino intramontabile e ad una popolarità che non gli permette di eclissarsi in film minori o in ruoli di contorno. Rimane dunque sulla breccia con Bronx, 41º distretto di polizia, Il verdetto, il già citato Il colore dei soldi e, in ultimo, con Era mio padre, nell’unico ruolo da non protagonista.

Ha recitato con la seconda moglie Joanne Woodward in ben 10 film. Molto spesso i personaggi da lui interpretati erano accuratamente ideati dalla stessa Woodward. Nel 2002 annuncia definitivamente il ritiro dalla scene, dopo averlo già annunciato nel 1995, ma continua a lavorare per la televisione, per lo più prestando la propria voce a vari personaggi.

Non si sa per quale motivo, ma a inizio carriera, quando nessuno lo conosceva abbastanza, veniva frequentemente scambiato per Marlon Brando. In quel periodo, Newman sostiene di aver firmato oltre 500 autografi ai fans di Brando, con dedica a nome dello stesso.

Appassionato di auto sportive, nel 1979 ha partecipato da pilota alle 24 ore di Le Mans, classificandosi secondo. Nel 1969 aveva portato questa sua passione nel film Indianapolis, pista infernale.

Oltre che attore, è stato anche produttore e regista, con risultati soddisfacimenti in Sfida senza paura del 1971, Harry e Son del 1984, in cui si ispira indirettamente alla morte per overdose del figlio Scott, ma soprattutto con Lo zoo di vetro del 1987, in cui dirige la Woodward.

Nel 1987 vince finalmente l’Oscar, dopo 8 nomination, per Il colore dei soldi, premio sicuramente meritato, per la sua intensa interpretazione, ma che lascia interdetti, al paragone di altre sue prestazioni precedenti, superiori a questa e mai prese in seria considerazione dai giurati. Ma questo, si sa, è successo anche ad altri attori. Con Frank Sinatra detiene il record per aver vinto tre Oscar: da attore protagonista, alla carriera e quello speciale per motivi umanitari.

Amante della cucina, proprietario di numerosi ristoranti, ha lanciato un marchio personale di prodotti alimentari dal nome Paul Newman’s Own, reclamizzati da 5 siti internet personali, il cui ricavato è destinato al 100% in beneficenza. Ad oggi, i lasciti si aggirano oltre i 200 milioni di dollari.

Dopo lungo travaglio, muore di cancro nel 2008, all’età di 83 anni.

Inizialmente sposato a Jackie Witte, da cui ha avuto 3 figli, Susan, Stephanie e Scott, morto nel 1978 per un’overdose, dopo il divorzio si risposa con l’attrice Joanne Woodward, che gli ha dato 3 figlie e gli è stata accanto fino alla morte.

«Un uomo non può essere giudicato per le buone intenzioni o le sue convinzioni, ma soltanto per il suo operato»

FONTI: cinekolossal – Treccani, Enciclopedia del cinema


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

44 pensieri riguardo “Paul Newman, gli occhi più azzurri di Hollywood”

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