Montgomery Clift, bello e impossibile

1920 – 1966

Il suo nome completo era Edward Montgomery Clift, ma per tutti era Monty.
Nasce il 17 ottobre 1920, ad Omaha nel Nebraska, città che diede i natali ad altri due grandi attori, Henry Fonda e Marlon Brando.
È considerato uno dei tre attori emblematici della nuova Hollywood, insieme a James Dean e Marlon Brando. Si distingue per la sua immagine silenziosa, contrapposta all’ambiguità di Dean e al fascino ribelle di Brando.

Proveniente dal teatro, a soli 13 anni debutta a Broadway e a 16 è già affermato interprete di numerosi allestimenti sul palcoscenico newyorkese. Conquistò il pubblico grazie alla recitazione colta, sensibile e lucidamente moderna, dando vita a una galleria di ambigui antieroi della Hollywood degli anni ’50 che gli procurò quattro nominations all’Oscar. La sua vita privata, segnata dall’ossessiva presenza materna, dalla nevrosi e dalla sregolatezza, nonché dall’omosessualità vissuta tra scandali e occultamenti secondo il costume del tempo, fu senz’altro una delle ragioni del disagio profondo che caratterizzò un po’ tutti i suoi personaggi.

Riservato, introverso e di carattere fragile, come nella vita, anche nel cinema ha interpretato personaggi sensibili e meditativi. I pettegolezzi continui sulla sua tendenza omosessuale e sul suo rapporto personale, molto intimo, con Maurice Leonard, gli causarono un fortissimo esaurimento nervoso.
Alcolista, malato di colite, di salute cagionevole e sofferente di numerose allergie, ha trascorso molto del suo tempo e speso ingenti somme di denaro per sedute psicoanalitiche, che alla lunga non gli hanno reso alcun giovamento.

Il primo film in cui si fa notare è Odissea Tragica del 1948, che gli vale la prima candidatura agli Oscar e lo fa conoscere al grande pubblico; l’anno seguente recita ne L’ereditiera di Wyler, ma la fama arriva con Un posto al sole del 1951, accanto a Liz Taylor. Il film, per cui viene candidato all’Oscar per la seconda volta, segna anche l’inizio della profonda amicizia con la Taylor che gli fu vicina fino alla morte, aiutandolo tra l’altro a nascondere la sua omosessualità.

Nel 1953 interpreta il prete protagonista di Io confesso, per la regia di Hitchcock e con lui si scontra ripetutamente, soprattutto a causa della pignoleria di quest’ultimo che non ammetteva improvvisazioni in scena. L’anno dopo recita in Da qui all’eternità, film che gli vale la terza candidatura all’Oscar e un nuovo successo di pubblico.

Clift era molto selettivo nello scegliere i copioni: tra gli altri rifiutò ruoli di protagonista in Viale del tramonto, in cui fu sostituito da William Holden, in Mezzogiorno di fuoco, nel ruolo ricoperto da Gary Cooper e ne La valle dell’Eden, interpretato poi da James Dean.

A causa di un incidente durante le riprese de L’albero della vita, rimase sfigurato e dovette ricorrere ad un intervento di chirurgia plastica, che non riuscì però a ricreare la perfezione, l’espressività e la dolcezza dei suoi lineamenti. Allora girò la voce, mai confermata, che quell’incidente automobilistico fosse un tentativo di suicidio. Nel 1959, con ancora i postumi dell’incidente, che gli causavano continui dolori e la difficoltà a stare a lungo in piedi, recita di nuovo accanto a Elizabeth Taylor in Improvvisamente, l’estate scorsa, fornendo una prova più che discreta.

Ormai sfinito dai frequenti mancamenti, dalle sregolatezze della sua vita e dall’ostilità delle majors che lo avevano bollato come attore inaffidabile, prese parte a Gli spostati (1961) di John Huston: ultimo film di Clark Gable e di Marilyn Monroe, che diventò una sorta di testamento dello schermo anche per lui.

Dopo l’incidente ottiene la quarta candidatura al premio Oscar per la partecipazione a Vincitori e vinti (1961), colossal di Kramer sul processo di Norimberga. Il ruolo di Clift si esaurisce in un’intensa testimonianza che dura in tutto 12 minuti, ma riesce a colpire i membri dell’Academy.

Successivamente i molteplici problemi di salute, la dipendenza dai farmaci e l’aggravarsi della depressione personale lo resero gradatamente un attore poco gradito a Hollywood, che riteneva la sua carriera praticamente finita.

Viveva da solo quando morì il 23 luglio 1966, a 46 anni non ancora compiuti, per un attacco cardiaco, mentre aspettava di interpretare Riflessi in un occhio d’oro, pellicola per cui era stato scritturato su insistenza dell’amica Liz Taylor. La sua parte fu poi affidata a Marlon Brando.

Hanno detto di lui:

“Nell’ambiente di Hollywood, è l’unica persona che a livello psicologico sta peggio di me.” (Marilyn Monroe)

“Dava tutto sé stesso, era quasi doloroso vederlo. […] Sembrava volesse distruggersi recitando.” (Macha Méril)

“Un poeta sperduto, che era nato a Omaha, nel Nebraska, ed era stato il più romantico e commovente attore della sua generazione.” (Peter Bogdanovich)

“La persona più buona e sensibile al mondo.” (Elizabeth Taylor)

“Liz ha sposato me, ma ha amato lui.” (Richard Burton)

«Sono un uomo deluso, senza amore, senza pace,
in continua lotta con se stesso e col suo destino.
Sono stato pugnalato dalla vita»

FONTI: cinekolossal – Enciclopedia del cinema Treccani – wikipedia


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Autore: R.A.F.

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

18 pensieri riguardo “Montgomery Clift, bello e impossibile”

    1. Un po’ sì, il viso molto dolce.
      Pensa che tutta la storia della sua vita l’ho conosciuta solo da poco, eppure anche da ragazza, quando vedevo i suoi film alla televisione, mi ha sempre dato l’idea di essere una persona tristissima e infelice.

      "Mi piace"

  1. Povero Montgomery Cliff, non fu felice… Quell’incidente d’auto gravissimo tra l’altro lo ebbe tornando da un party a casa proprio dell’amica Liz Taylor dove era andato solo su insistenza di lei, essendo in un periodo di depressione particolarmente profonda. Si narra che fu lei stessa ad accompagnarlo in ospedale e a rendersi conto soltanto lì di essere coperta del sangue dell’amico dopo averlo soccorso…

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