L’amore bugiardo – Gone girl (2014)

Amy e Nick formano una bellissima coppia, sposati da cinque anni, belli, colti, ammirati e invidiati dagli amici, hanno un lavoro che li soddisfa e li rende più che benestanti. A causa della crisi economica, vengono licenziati entrambi e vedono distrutte le rispettive ambizioni; decidono così di lasciare New York per una cittadina di provincia nel Missouri, dove provano a ricostruirsi una vita semplice, ma il matrimonio ne risente e tra loro cresce l’ostilità.

Lei si riduce a una casalinga annoiata, mentre lui apre un bar che chiama The Bar, il che la dice lunga sul suo entusiasmo e sul livello della sua creatività. Il giorno del quinto anniversario di matrimonio, inizia l’incubo: lui arriva a casa come sempre, ma lei è scomparsa senza lasciare tracce, anzi no, in realtà ne ha lasciate anche troppe per la polizia. In cucina numerose macchie del suo sangue, accuratamente ripulito, in salotto il tavolino rovesciato, che presuppone una colluttazione, e nascosto (si fa per dire) un diario che la polizia non tarderà a ritrovare, e che sembra accusare senza ombra di dubbio il marito.

Di fronte a tutto questo, il povero Nick fatica a comprendere la situazione, e ha un atteggiamento a dir poco indolente. Ben presto la polizia, i vicini, l’opinione pubblica e tutti quelli che stanno a guardare il suo dramma attraverso la televisione, si convinceranno che sia stato lui ad uccidere Amy. La verità è un’altra, ben più terribile e allucinante, nella sua follia: ma anche quando tutte le carte in tavola verranno scoperte, ci si rende tristemente conto che a questo gioco non può vincere nessuno.

Perché siamo di fronte a un matrimonio abbellito dall’apparenza tipicamente americana, dalle verità taciute e dalle menzogne dichiarate, dal rimorso per quello che non è stato detto o fatto, o dai troppi tentativi per essere a tutti i costi come l’altro voleva.
Nick voleva una moglie raffinata, intellettuale, bella e soprattutto in carriera, sensuale ma mai troppo volgare, tranne che in privato, naturalmente.
Lui voleva così tanto questo tipo di donna da non accorgersi di cosa si celasse veramente dietro l’apparenza brillante della moglie.

Il film di Fincher è costruito al contrario: parte infatti dalla sparizione di Amy, per poi svelare pian piano tutti i retroscena del matrimonio attraverso flashback che si fanno via via sempre più inquietanti, e che ci permettono di approfondire la conoscenza dei due protagonisti. Nella prima metà del film siamo di fronte ad un thriller classico, in cui lo spettatore è chiamato a scoprire le ragioni della sparizione di Amy e a provare la colpevolezza di Nick, che fa di tutto per apparire colpevole, o almeno non fa nulla per sembrare innocente e neppure dispiaciuto più di tanto della sua perdita.

Poi, con un colpo di scena inaspettato e sorprendente, il film cambia del tutto prospettiva, e dopo aver orchestrato un abile gioco di indizi, tra cinismo, pazzia, clamore mediatico e illusioni passionali, il regista cambia completamente le carte in tavola. Nella seconda parte della pellicola si assiste a uno scontro aperto tra verità e menzogna, tra realtà e apparenza, alla rappresentazione, senza più veli, di un amore vizioso, costruito su un castello di bugie che comincia pian piano a crollare. In un certo senso è questo il momento in cui la storia comincia davvero. Quando marito e moglie si dichiarano guerra ad armi pari, ed è facile capire che solo il più pazzo e amorale dei due potrà vincere.

Il romanzo Gone Girl di Gillian Flynn, da cui il film è tratto, non era facile da adattare allo schermo, soprattutto per la struttura narrativa e la complessità dei personaggi, ma la sceneggiatura, ricavata dall’autrice stessa, ha brillantemente ottenuto lo scopo.

Dopo film come Seven o Zodiac non c’è dubbio che Fincher sia particolarmente abile a rappresentare il genere thriller, ma con L’amore bugiardo dimostra vera e propria padronanza della tecnica registica, facendo oscillare la vicenda tra dramma, thriller, pulp tarantiniano e commedia introspettiva, tenendo sempre alto un ritmo incalzante che non dà tregua.

Ben Affleck e Rosamund Pike sostengono molto bene la complessità dei due ruoli: lui forse un po’ meno espressivo, ma la sua maschera smorta e insulsa qui si addice perfettamente al personaggio, mentre lei offre un’interpretazione che sarebbe probabilmente piaciuta molto a Hitchcock.

È il matrimonio” dice Amy a Nick negli ultimi fotogrammi del film. Un finale amaro e davvero senza speranza, ma forse la cosa più realistica di tutto il film.

Complimenti a Elena di Il blog di Elena, Lo Scribacchino del web, Austin Dove di Il Blog di Tony, Nonna Pitilla di Cucinando poesie, Giacomo Ferraiuolo un nuovo amico, Paol1 di Un futuro per i nostri figli e Jo di Film Serial, che hanno indovinato.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

29 pensieri riguardo “L’amore bugiardo – Gone girl (2014)”

  1. buongiorno! e vai ma come mi piace giocare e vincere ah ah, allora questo film quando lo vidi mi lasciò abbastanza sconcertata, non è un film facile, poi ripensandoci sì posso dire che mi era piaciuto, sopratutto per la regia ccome dice Raffa, l’unica cosa è che non amo molro il film a ritroso, quelli che già ti dicono la metà della storia e tornano indietro… ma è un gusto personale-concordo in tutto sulla tua recensione come sempre ottima

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    1. Ti ringrazio per le belle parole. Ti dirò che anch’io non amo troppo i film pieni di flashback, preferisco una narrazione lineare, ma in questo film penso fosse finalizzato tutto ad aumentare il mistero.
      Buona domenica!

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  2. Amy è uno dei personaggi femminili più inquietanti nella storia del cinema (e forse potremmo togliere l’aggettivo “femminili”). E già questo basterebbe a rendere il film memorabile. In più ci sono tutti gli altri pregi che hai sottolineato tu, e che impreziosiscono ulteriormente quest’autentico gioiello. L’unico difetto che gli posso imputare (ma non è un difetto da poco) è l’aver tirato fuori troppo presto il colpo di scena che ribalta tutto ciò che lo spettatore aveva creduto fino a quel momento: se la sceneggiatrice avesse scoperto le sue carte un po’ più avanti quella rivelazione avrebbe avuto un impatto di gran lunga maggiore sugli spettatori. Ma anche così L’amore bugiardo resta un grande film.

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