Oscar insanguinato (1973)

Il film che ho scelto oggi per il venerdì vintage, in realtà non appartiene in senso proprio a questa categoria. E’ uscito infatti nel 1973, l’anno dopo Il padrino e solo 4 anni prima de La febbre del sabato sera. Cos’è dunque che lo caratterizza come vintage? Sicuramente la trama e la fattura, che riconducono ai più classici horror degli anni ’60, ma soprattutto gli interpreti, a cominciare da Vincent Price, protagonista assoluto a cui il film è letteralmente cucito addosso, come un raffinato abito di fine sartoria inglese. Accanto a lui Robert Morley, Harry Andrews, Robert Coote e Jack Hawkins, tutti grandi attori della vecchia generazione, e ultima, ma non meno importante, Diana Rigg, recentemente scomparsa, alla cui memoria questa recensione è affettuosamente dedicata.

Il film narra una delle più geniali e teatrali vendette della storia del cinema, ed è strutturato su un’originale trovata narrativa. Il titolo italiano è inesatto e, come spesso accade nelle traduzioni, molto riduttivo. L’originale, che tradotto alla lettera diventa Teatro di sangue, è molto più esplicativo e attinente alla vicenda.

Un famoso attore shakespeariano, ormai in declino, viene distrutto dalle critiche negative per le sue interpretazioni, e decide prima di suicidarsi, poi di vendicarsi dei critici uccidendoli a uno a uno, interpretando di volta in volta le più famose e cruente tragedie del Bardo. L’istrionico protagonista si farà beffe dei suoi critici, dimostrando una fantasia creativa degna dei veri artisti: si trasformerà in chirurgo, abile schermidore, parrucchiere, massaggiatore, cuoco sopraffino, esperto degustatore, sempre protagonista assoluto di ogni scena del crimine, condannando i critici impietosi a morti orribili e crudeli.

Per ognuno di loro saprà organizzare alla perfezione una diversa messa in scena, studiata nei minimi particolari, costringendoli ogni volta a interpretare la propria morte, approfittando spudoratamente dei loro punti deboli. L’epilogo della vicenda rispetta la linea della narrazione, rappresentato in una cornice che più teatrale non potrebbe essere, con un colpo di scena davvero notevole.


Strutturato in maniera molto simile a L’abominevole Dr. Phibes del 1971, un vero e proprio capolavoro dell’horror che aveva avuto sempre Price come protagonista, il film in questione se ne differenzia soprattutto per l’humour nero, tipicamente inglese, che lo contraddistingue. Un horror che più british non si può, non soltanto per l’ironia nerissima di cui è intriso, ma anche per quella perenne patina grigia che avvolge cose e persone, nella Londra luminosamente pop che fa da palcoscenico.

Mentre nel film del 1971 Price aveva interpretato il dottor Phibes in maniera spettrale e malinconica, perseguendo la sua vendetta contro i chirurghi che avevano causato la morte dell’adorata moglie, ispirandosi alle bibliche piaghe d’Egitto, in Oscar insanguinato offre un’interpretazione molto meno misurata, più istrionica e sfaccettata, e soprattutto ironica. Grazie alla notevole presenza scenica di Price, ma anche dei coprotagonisti, il film esce dai ristretti confini del cinema horror, per diventare una godibilissima pellicola, misto di thriller, horror e commedia, che ha tutte le qualità per affascinare il pubblico, e che è diventata nel tempo un vero e proprio cult.

Se Price è indubbiamente il mattatore su cui si regge tutto il film, a cui presta la sua classe e le eleganti movenze aristocratiche, va apprezzata anche la sceneggiatura, agile ed essenziale, nonostante i continui inevitabili rimandi alle tragedie di Shakespeare. Anzi, proprio le citazioni delle sue opere, che precedono ogni delitto trasformandosi in una sentenza di morte annunciata, diventano un tratto di originalità, una trovata simpatica e stuzzicante che anticipa la futura esecuzione, senza tuttavia rivelarne le modalità.

Suggestiva e adatta alla narrazione, la regia di Hickox che punta tutto su dettagli e primi piani, per amplificare l’effetto drammatico e al tempo stesso grottesco delle esecuzioni, che sono intrise di solennità teatrale ma anche della bizzarria tipica di una farsa.

Accanto a Price, oltre alle già citate vecchie glorie del cinema britannico, spicca una giovane e bellissima Diana Rigg, nel ruolo della devotissima figlia che aiuta il padre ad attuare la sua vendetta.

Nel complesso Oscar insanguinato è una pellicola da non sottovalutare, interpretata con intelligenza e ironia da quel Price che per tutta la vita ha desiderato essere considerato un attore a tutto tondo, dando più volte prova della propria completezza, e che tuttavia è rimasto suo malgrado legato al genere horror, per cui oggi gli appassionati lo ricordano. E proprio questa affinità tra la vita di Price e la vicenda del protagonista di Oscar insanguinato, entrambi in qualche modo incompresi dalla critica, rende particolarmente significativa questa interpretazione, trasformandola in un singolare omaggio alla sua grandezza.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

17 pensieri riguardo “Oscar insanguinato (1973)”

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