Cecil Kellaway, un tocco di garbo in ogni ruolo

1890 – 1973

Inizialmente impiegato in ruoli negativi e per lo più criminali, dopo il debutto a Hollywood diventa uno dei caratteristi più amati, interprete di figure cordiali e gioiose, grazie alla sua simpatia e al sorriso bonario, perfetti per ogni genere di film in cui ci fosse un protagonista in difficoltà che aveva bisogno di aiuto o supporto. Spesso dà vita a figure di una certa dignità, come giudici, avvocati o preti, ma è anche fedele amico di famiglia o marito accondiscendente; grazie al suo volto simpatico e il sorriso malizioso e arguto, non si limita a ruoli realistici, ma più di una volta interpreta bizzarri folletti e divertenti figure magiche. Si distingue sempre per la capacità di interpretare personaggi amabili e mai banali, specializzandosi in ruoli che uniscono ironia e profondità: spesso è il padre affettuoso, l’uomo saggio o l’utilissimo dispensatore di consigli.   

Cecil Lauriston Kellaway nasce il 22 agosto 1890 a Città del Capo, in Sudafrica, figlio di genitori inglesi, Rebecca ed Edwin John Kellaway, architetto e ingegnere giunto in Sudafrica per contribuire alla costruzione del Parlamento. Cresciuto in un ambiente stimolante, Cecil frequenta il Normal College a Città del Capo e poi la Bradford Grammar School in Inghilterra. Nonostante inizi a lavorare in una ditta di ingegneria elettronica, il teatro lo chiama irresistibilmente, portandolo a lasciare quel percorso per seguire la sua vera passione. Inizia così una carriera teatrale che lo vede dapprima protagonista nei teatri sudafricani, per poi trasferirsi in Australia, dove raggiunge grande successo. Qui diventa una figura di spicco, non solo come attore ma anche come autore di commedie. Una delle sue opere cattura l’attenzione del regista William Wyler, che lo spinge a tentare la fortuna a Hollywood.

Per due anni è assiduo interprete di film a basso costo, ma nel 1939 ottiene buona visibilità, grazie a William Wyler che lo vuole nel cast di Cime tempestose, a interpretare il padre di Cathy. È l’inizio di una carriera cinematografica che lo vede presente in numerosi film commerciali e lavori d’autore, spesso diretto da registi affermati che lo riconoscono come interprete ideale, capace di ravvivare le scene al momento giusto. Qualunque fosse il suo ruolo, Kellaway lo interpretava con sicurezza e grazia disinvolta. A volte, un’opera di scarso valore veniva in parte riscattata dalla sua recitazione.

Professionale, raffinato e versatile, si documentava sempre a fondo sui suoi ruoli, cercando di interpretare il personaggio e non lo stereotipo. Nella sua lunghissima filmografia che conta più di 70 film, tra le migliori prove sono da ricordare Ho sposato una strega (1942), dove interpreta Daniel, il padre burlone e complice della strega Veronica Lake, e Il postino suona sempre due volte (1946), dove veste i panni di Nick Smith, il marito ingenuo vittima di un piano diabolico orchestrato dalla moglie e dal suo amante.

Nel 1947 rifiuta il ruolo di Babbo Natale nel film Miracolo nella 34ª strada: la parte viene offerta a Edmund Gwenn, cugino di Cecil, che per questa interpretazione vince l’Oscar.

Ne L’isola del desiderio (1948), ottiene la sua prima candidatura all’Oscar per il ruolo di uno stravagante folletto irlandese che guida il protagonista con saggezza e un pizzico di magia. In Harvey (1950), interpreta il Dr. Chumley, il medico scettico che si convince infine dell’esistenza del coniglio immaginario del protagonista.

Nel 1960 interpreta il cardinale Ugolino in Francesco d’Assisi (1961), mentre è il sagace assicuratore che aiuta Joan Crawford in Piano… piano, dolce Carlotta (1964) ed è Monsignor Ryan, una figura affettuosa e mediatrice che affronta con sensibilità le tensioni culturali al centro della trama, nel suo film probabilmente più famoso, Indovina chi viene a cena? (1967), per cui riceve la sua seconda nomination. Altre pellicole rilevanti in cui è presente sono Giovanna d’Arco (1948), Il ritratto di Jennie (1948), Delitto sulla spiaggia (1955) e Dimmi la verità (1961).

Lavora anche per la tv, presente in vari episodi di numerose serie tra cui Perry Mason e Ai confini della realtà, e nel 1960 ha modo di calcare anche il palcoscenico di Broadway, nel ruolo di un reverendo nel musical Greenwillow, accanto a Anthony Perkins.
Interpreta il suo ultimo film nel 1970, nel ruolo di un medico in L’impossibilità di essere normale, accanto a Elliott Gould. Nonostante il viso angelico, era un giocatore d’azzardo incurabile, che studiava assiduamente i giornali per scommettere sulle corse dei cavalli. Malato di arteriosclerosi, si spegne a 80 anni, il 28 febbraio 1973.

Sposato nel 1919 con Doreen Elizabeth Joubert, è rimasto con lei fino alla fine; ha avuto due figli, Bryan e Peter, quest’ultimo divenuto un famoso neurologo, tra i primi ad aver fatto uso sui pazienti dell’elettroencefalogramma, e testimone medico al processo contro Jack Ruby, l’uomo che uccise Lee Harvey Oswald, il presunto attentatore del Presidente USA, John F. Kennedy.

«Il trucco per essere un buon caratterista è crearsi uno stile e adattarlo ad ogni personaggio»

FONTI: IMDb – cinekolossal – blogfrivolopergenteseria.com


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni

2 pensieri riguardo “Cecil Kellaway, un tocco di garbo in ogni ruolo”

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