Jim Hutton, l’eterna promessa

1934 – 1979

Molto alto, di bell’aspetto e portamento elegante unito a una classe innata, era dotato di un sorriso aperto e contagioso che ispirava subito simpatia. Paragonato spesso a James Stewart per la sua alta statura, il fisico allampanato e per i modi svagati dei suoi personaggi, ma forse più affine a Cary Grant per il fascino indiscutibile e l’eleganza che lo caratterizzavano, Hutton lavorò in maniera continuativa nel cinema durante tutti gli anni ‘60, ma sempre come spalla di grandi attori più anziani e più celebri di lui.

Dana Scott James Hutton nacque il 31 maggio 1934 a Binghamton, New York, figlio di Helen e Thomas Hutton, di professione giornalista. I suoi genitori divorziarono quando era ancora piccolo e non conobbe mai suo padre. Nel 1938, Hutton e sua madre si trasferirono ad Albany, New York. Nonostante l’aspetto da bravo ragazzo, ebbe un’adolescenza turbolenta: fu espulso da ben cinque scuole superiori e da un collegio a causa di problemi comportamentali, ma ottenne ottimi voti e punteggi nei test. Questo gli permise di ottenere una borsa di studio in giornalismo alla Syracuse University nel 1952. Fu però espulso anche dall’università per aver guidato un bulldozer attraverso un’aiuola di tulipani, vicino alla biblioteca, in stato di ebbrezza. Si iscrisse quindi alla Niagara University, dove iniziò a recitare in spettacoli estivi. Nel 1955, tornò a New York, ma faticò a trovare lavoro come attore. Preoccupato di non riuscire a sbarcare il lunario, si arruolò nell’esercito e fu mandato a Berlino Ovest per prestare servizio nei servizi speciali. A Berlino si occupò della ristrutturazione di teatri abbandonati e fondò il primo teatro di lingua inglese. In seguito dirà che quelli furono i due anni più divertenti della sua vita.

Nel 1957, durante uno spettacolo teatrale per militari, in scena a Norimberga, Hutton fu chiamato a sostituire uno degli attori e, nell’occasione, venne notato dal regista statunitense Douglas Sirk, presente fra il pubblico di spettatori. Sirk offrì a Hutton un piccolo ruolo nel film Tempo di vivere (1958), nei panni di un soldato tedesco nevrotico che si suicida. La Universal Pictures si dichiarò interessata a offrirgli un contratto a lungo termine. Quando Hutton lasciò l’esercito, si trasferì a Hollywood, ma scoprì che l’offerta della Universal era scaduta. Tuttavia, trovò un agente e iniziò a fare audizioni. Nei due anni successivi ebbe l’occasione di interpretare commedie di successo, come La spiaggia del desiderio (1960), facendo coppia sul set e, per un certo periodo anche nella vita, con l’attrice Paula Prentiss. Il film fu un grande successo: Prentiss e Hutton figurarono nella lista delle 10 migliori promesse del cinema, insieme a Hayley Mills e Warren Beatty.

Successivamente la MGM provò Hutton in una commedia drammatica con Jane Fonda, Rodaggio matrimoniale (1962), diretto da George Roy Hill che fu un altro successo al botteghino. Secondo i critici dell’epoca Hutton “era un talento naturale per lo schermo: alto, affabile, intelligente, con una voce profonda e un ottimo tempismo comico: era come un nuovo James Stewart o Jack Lemmon”. Secondo i critici moderni Hutton “per molto tempo è sembrato sempre sul punto di diventare una star, senza mai riuscirci del tutto, ed è un mistero il motivo per cui non ci sia riuscito”. Da parte sua, Hutton raccontò che alla MGM rimasero così colpiti da offrirgli un contratto a lungo termine, “ma dopo, non sembravano sapere cosa fare con me”. Di fatto, Jim Hutton lavorò per tutti gli anni ’60 anche in film di successo, ma sempre in ruoli secondari rispetto al protagonista.

Recitò accanto a Charlton Heston in Sierra Charriba (1965), con Burt Lancaster ne La carovana dell’alleluia (1965), con Cary Grant (su sua richiesta) in Cammina non correre (1966), e a fianco di John Wayne in Berretti verdi (1968) e Uomini d’amianto contro l’inferno (1968). Tra la fine degli anni ‘60 e l’inizio degli anni ‘70, la carriera di Hutton sembrò poi declinare, offrendogli solo sporadiche partecipazioni a telefilm e a pellicole cinematografiche non di primissimo piano. I venti di Hollywood stavano cambiando e Hutton era diventato fuori moda; nella mente di produttori e registi, il suo volto era associato alla Hollywood dei primi anni ’60 e per questo motivo, da allora in poi, lavorò quasi esclusivamente in televisione. Nel 1959 Hutton aveva fatto la sua prima apparizione sul piccolo schermo, interpretando un episodio della serie televisiva Ai confini della realtà.

Dopo la sua ultima interpretazione per il cinema, nel dimenticabilissimo Psychic killer (1975), Hutton accettò di fare un provino per il ruolo del detective dilettante nella serie televisiva del 1975 Ellery Queen, che lo fece diventare un volto familiare per il pubblico. Il coprotagonista di Hutton nella serie era David Wayne, che interpretava il padre vedovo, un detective della omicidi della polizia di New York. Ellery, scrittore di gialli, assisteva il padre da dilettante, risolvendo ogni settimana un caso reale di omicidio. Verso la fine di ogni storia, prima di rivelare la soluzione, Ellery si rivolgeva direttamente al pubblico con una breve panoramica degli indizi, chiedendo se avessero risolto il mistero.

A proposito della serie, disse che era “la prima opportunità, dopo molto tempo, di dimostrare alla gente di saper recitare davvero”. La serie è andata in onda per una sola stagione, 23 episodi in tutto, ma grazie alle continue repliche ha divertito e appassionato più generazioni di spettatori, legando indissolubilmente il suo volto e la sua eleganza al personaggio di Ellery Queen. Purtroppo Hutton non ha più avuto occasione di dimostrare il suo talento: ammalatosi di tumore al fegato, è scomparso il 2 giugno 1979, due giorni dopo aver compiuto 45 anni, e un mese dopo la diagnosi.

Si era sposato nel 1958 con un’insegnante, da cui aveva avuto due figli, Heidi e Timothy, che ha seguito con successo le orme paterne. Quando Tim ha vinto l’Oscar nel 1981 per Gente comune, ha dedicato il premio a suo padre. Nel 1970 Hutton si era risposato, dopo il divorzio, e dalla seconda moglie aveva avuto un’altra figlia, Punch, che è stata vicedirettrice di Vanity Fair.

«Il mio sogno più grande non ha niente a che fare con la recitazione. Vorrei riuscire un giorno ad aprire un allevamento di cani pastori vicino all’Oceano»

FONTI: IMDb


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

13 pensieri riguardo “Jim Hutton, l’eterna promessa”

  1. Cammina non correre, Berretti verdi, Ellery Queen e molto molto altro. Spesso in ruoli secondari, è vero, però sapeva farsi notare. Lo ricordo assai bene, di alta statura, schiena un po’ curva, portamento dinoccolato e sguardo sornione. Bell’uomo e bravo attore. Non ha fatto una carriera da star probabilmente perché era sul lavoro indisciplinato, dato come si era comportato da studente. Chi lo sa.

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