1928 – 2006
Dotato di un temperamento drammatico e caratterizzato da un’immagine di latin lover, ha ricoperto ruoli sia da protagonista sia secondari, senza però riuscire a imporsi come star hollywoodiana. Alto, di aspetto piacevole, sicuramente affascinante, ma di carattere scontroso, non seppe mai affrontare col giusto equilibrio la confusione che circonda le star, l’ingerenza della stampa e la curiosità del pubblico.

Anthony Papaleo, discendente da una famiglia italiana proveniente dalla Basilicata, nasce a New York, il 25 ottobre 1928. Cresce con la madre, dopo che il padre, mai conosciuto, aveva abbandonato la famiglia a seguito del divorzio, quando lui era ancora in fasce. Studia alla New School for Social Research, dove vince una borsa di studio che gli permette di iscriversi al celebre Actor’s Studio, dove si diploma sotto gli insegnamenti del mitico Lee Strasberg. Dopo un lungo tirocinio teatrale si afferma sulle scene nel 1955 ricevendo grandi consensi per l’interpretazione del fratello di un reduce di guerra tossicodipendente, nel dramma Un cappello pieno di pioggia, che gli vale la nomination al Tony Awards.

Nel 1957 debutta a Hollywood in Questa notte o mai, commedia diretta da Robert Wise, e nello stesso anno lavora in altri tre film di buon successo: Un volto nella folla, di Elia Kazan, film incentrato sul potere manipolante dei media televisivi, Un cappello pieno di pioggia, trasposizione cinematografica del dramma già interpretato a teatro, e Selvaggio è il vento, nella parte del figlioccio di Anthony Quinn. Il suo carattere irascibile, però, gli causa un incidente di persocorso: nel 1957 sconta 10 giorni di prigione nel carcere di Los Angeles per aver picchiato a sangue un reporter che lo importunava insistentemente. Sempre più portato in ruoli altamente drammatici, l’anno successivo è rivale di Paul Newman, che fuori dal cinema diventerà suo amico di lunga data, ne La lunga estate calda; interpreta quindi i tipici personaggi affrontati dai giovani attori della generazione di Marlon Brando e Paul Newman.

Nonostante il successo ottenuto, stenta però a trovare un proprio ruolo all’interno dello star system. Il suo indiscutibile fascino latino lo condusse spesso a recitare accanto ad attrici molto celebri: Ava Gardner ne La Maja desnuda (1959), Rita Hayworth in Inchiesta in prima pagina, dello stesso anno, Gina Lollobrigida in Va nuda per il mondo (1961), Jane Fonda in Rodaggio matrimoniale (1962). Nel 1962 attraversa l’oceano e approda in Italia, dove interpreta Senilità diretto da Mauro Bolognini. Dall’inizio degli anni ’60 lavora per la televisione, che alterna al cinema, ottenendo visibilità sul grande pubblico con serie come Matt Helm e Detective per amore, oltre che partecipando come guest star a numerose serie, ma sminuendo il proprio valore di interprete drammatico.

Dopo aver recitato in film minori assolutamente dimenticabili, torna a fianco di Paul Newman in Detective Harper: acqua alla gola (1975), poi abbandona temporaneamente il cinema, per tornarvi negli anni ’80 in due film italiani, La cicala (1980) di Alberto Lattuada e Aiutami a sognare (1981) di Pupi Avati. Nel 1982 torna a Cinecittà, chiamato da Dario Argento che gli affida il ruolo di protagonista in Tenebre. Negli anni ’90, si ritaglia un ruolo secondario nel thriller Duplice inganno e nel 1996, accanto ad Al Pacino, interpreta il suo ultimo film, City Hall. Si ritira dalle scene l’anno successivo. Colpito da ictus cerebrale, muore a 77 anni, il 19 gennaio 2006.

Sposato quattro volte con tre divorzi; primo matrimonio con la scrittrice Beatrice Bakalyar, dal ’52 al ’57, poi con l’attrice Shelley Winters, dal ’57 al ’60, quindi con la documentarista Judy Balaban dal ’61 al ’70, da cui ha avuto la figlia Nina, e in ultimo con l’attrice-modella Rita Thiel, che gli ha dato due figli maschi, Christopher e Marco.

«Vengo descritto come un violento e irascibile, ma non lo sono. Sono stato coinvolto in un episodio spiacevole, ma è stato un caso isolato e molto particolare, in cui credo che anche l’uomo più mite avrebbe reagito come ho fatto io»
FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – cinekolossal
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Buongiorno 1 lo capisco, anch’io tendenzialmente sarei mite.
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Buongiorno. Sinceramente faccio fatica a collegarti all’aggettivo mite…
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Tony Franciosa, si’ si’, un volto notissimo, molto italiano.
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Uno è mite finché qualcuno non lo fa uscire dai gangheri.
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Esattamente.
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Un ottimo attore
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