È stato uno dei maggiori rappresentanti del cinema liberal statunitense degli anni ‘60 e ‘70: ha saputo sviluppare tematiche poco affrontate nel cinema hollywoodiano, sempre all’interno di una narrazione classica e strutturata. I suoi film esploravano quasi sempre questioni sociali, riflettendo i suoi punti di vista fortemente radicati, in particolare per quanto riguarda il razzismo e i sindacati; questo suo impegno lo portò, nel periodo buio del maccartismo, ad essere inserito nella lista nera per il suo presunto sostegno a cause ritenute antiamericane.

Nasce a New York il 2 marzo 1914. Studia legge alla St. John’s University, dove stringe amicizia con Elia Kazan, con il quale si unisce successivamente al celebre Group Theatre di New York, la prima compagnia teatrale in America a mettere in pratica le tecniche di Konstantin Stanislavskij. Appassionato di recitazione, iniziò la sua carriera nel mondo dello spettacolo proprio come apprendista negli ultimi anni del Group Theatre (1931-1940). Durante la Seconda guerra mondiale, pur arruolato, continuò a occuparsi di teatro per le truppe americane al fronte. In quegli anni Ritt iniziò a interessarsi alla regia realizzando la messa in scena della commedia patriottica Yellow star nel 1943 ed esordì anche nel cinema come attore in Winged Victory (1944) di George Cukor. Dal 1947 lavorò soprattutto in televisione, alternandosi nei ruoli di attore, produttore e regista, finché nel 1951 venne allontanato dalla CBS per sospetta adesione al partito comunista americano. Seguirono anni difficili, in cui, per mantenersi, tenne corsi di arte drammatica all’Actors Studio, avendo tra i suoi allievi anche Joanne Woodward e Paul Newman, che diventerà uno dei suoi attori feticcio.

Nel 1956 ebbe l’opportunità di dirigere il suo primo lungometraggio, Nel fango della periferia, un dramma sociale imperniato sul rapporto di amicizia tra un bianco e un nero, sullo sfondo dello sfruttamento nel mondo del lavoro. Nel successivo Un urlo nella notte (1957), attraverso le storie incrociate di alcune famiglie della media borghesia di un quartiere suburbano, Ritt volle raccontare il disgregarsi dei valori su cui era fondato il sistema di vita americano. Nel 1958 firma La lunga estate calda, il primo dei suoi film ambientati nel Sud degli Stati Uniti, che, oltre a determinare la definitiva consacrazione di Paul Newman, consolida la sua fama di grande regista di attori.

Molti dei suoi film trattavano di relazioni umane e questioni sociali, ma non sempre con lo stesso successo. Il suo impegno sociale fu un limite in film come Orchidea nera (1959), Jovanka e le altre (1960) e Paris Blues (1961); dopo aver ancora diretto Paul Newman in Hud il selvaggio (1963) e L’oltraggio (1964), la capacità di Ritt nel fondere la narrazione convenzionale con tematiche di impatto sociale prese corpo in alcuni dei film successivi, come La spia che venne dal freddo (1965), in cui il regista rilegge in modo personale gli elementi tipici dei film di spionaggio, o come Hombre (1967), western crepuscolare e antirazzista, privo di qualsiasi nostalgia nei confronti dell’epopea della frontiera americana, ultima delle sue opere interpretata da Paul Newman. La sua abilità nel costruire i rapporti tra i personaggi e la cura nel descrivere le lotte sociali o i conflitti dovuti alla diversità e al razzismo si ritroveranno anche in film successivi, ad esempio ne I cospiratori (1970), uno dei lavori più complessi di Ritt, caratterizzato da uno stile crudo nel descrivere la peculiarità dei movimenti sindacali americani senza nulla concedere al lieto fine hollywoodiano.

Nel 1972 firma uno dei suoi film più anomali, Un marito per Tillie, un melodramma sentimentale che si distacca da ogni altra sua opera, mentre torna all’impegno sociale con il successivo Conrack (1974) sul rapporto tra un insegnante bianco e i suoi studenti di colore. Con Il prestanome (1976), Ritt volle ripercorrere gli anni del maccartismo, riuscendo nel difficile intento di mantenere in equilibrio il dramma e la commedia, e affidando il ruolo di protagonista a Woody Allen, non ancora giunto ai vertici della notorietà.

Negli ultimi film confermò le proprie caratteristiche di solido regista capace di valorizzare gli attori e costruire storie basate su un personaggio, come Sally Field in Norma Rae (1979), o Barbra Streisand e Richard Dreyfuss in Pazza (1987), ma rimase sempre interessato alle problematiche di figure ai margini della società, come in Lettere d’amore (1989), con Robert De Niro e Jane Fonda, dove un’operaia insegna a leggere a un collega, licenziato per il suo analfabetismo.
Martin Ritt è morto l’8 dicembre 1990, a 76 anni, per problemi cardiaci.

«Non ho alcuna considerazione per il talento. È un dono, non un merito. Quello che conta è cosa ci fai col tuo talento»
FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – IMDb
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Un buon giorno 1 talentuoso
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Buongiorno a te
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Ieri ho visto la Fonda sul Red Carpet di Cannes: ma il tempo per lei non passa mai?
Ciao Raffa.
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Indubbiamente si mantiene bene, tra ritocchini vari.
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Buongiorno Raffa
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Buongiorno Paola
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Storia interessante. Solo ora scopro un po’ di film che hai citato e che ho visto erano suoi!
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Non è un nome conosciuto come altri più famosi, ma ha firmato parecchi capolavori del passato recente.
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Che dire, se non sapessi che film guardare, basta che ne scelga uno a caso di quelli elencati e penso che farei una gran scelta. Grazie per lo spunto …
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A parte qualche cosuccia minore, ha firmato tutti grandi film, anche abbastanza impegnati, senza essere noiosi.
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Di sicuro ha trattato temi su cui soffermarsi a riflettere … Quelli che ho visto li affrontava con intelligenza e cuore … Mai banale. Sono passati anni dalla visione, ma penso che anche riguardandoli ora continuerei ad apprezzarli.
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Ottima la frase finale.
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molto bella la frase finale…
ciao Raffa… 😊🌟 buona notte…
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Ciao Cinzia, buonanotte ✨
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