1905 – 1994
Il suo nome completo era Joseph Cheshire Cotten. Di aspetto piacevole, pur non rientrando nei canoni di bellezza maschile hollywoodiana, ha spesso interpretato personaggi introversi dallo sguardo emblematico, figure complesse e ambigue, ma quasi sempre individui di sani principi, che finivano per soccombere o tirarsi indietro di fronte all’antagonista di turno. Era il prototipo dell’uomo affascinante che per sua stessa scelta non poteva primeggiare, perciò preferiva rinunciare e scomparire, soprattutto davanti a rivali più forti o moralmente più spregiudicati. Generosi o crudeli, buoni o cattivi, qualunque fosse la scelta morale dei suoi personaggi, Cotten ne ha saputo far emergere la componente di normalità, riuscendo così a rendere anonimi quelli positivi e accattivanti quelli negativi.

Nato a Petersburg (Virginia) il 15 maggio 1905, prima di diventare attore per il cinema lavora come pubblicitario, attore e critico teatrale.
Nel 1930 comincia la carriera artistica in una piccola compagnia teatrale di Miami, mentre il salto verso il grande schermo arriva grazie alla sua amicizia di lunga data con Orson Welles, che lo chiama per interpretare accanto a lui uno dei massimi capolavori della storia del cinema, Quarto potere (1941). Il film gli permette di rivelare il suo incredibile talento di attore dai tratti aristocratici e dalle maniere flemmatiche, che gli consentiva di coniugare sentimenti contrastanti, dallo sdegno all’entusiasmo, dall’umorismo all’amarezza, fino alla malinconia. Fu il trampolino di lancio per una carriera folgorante almeno per tutti gli anni ‘40, e diede di Cotten un’immagine trasognata, misteriosa e melodrammatica.

La sua aria introversa e riflessiva, la sua immagine buona e pacifica, vengono completamente ribaltate da Alfred Hitchcock, che gli affida il ruolo del cattivo diabolico ne L’ombra del dubbio, ricavandone un personaggio tanto più inquietante, quanto più in contrasto con la sua apparenza di decoro e rispettabilità. Hitchcock ha colto in lui l’esistenza di una malvagità insospettabile, rassicurante e quotidiana, e perciò ancora più spiazzante e realistica.

Tornerà a ruoli più positivi, da protagonista, in film d’autore importanti come Angoscia (1944) di George Cukor, Duello al sole (1947) di King Vidor, dove si contrappone a Gregory Peck nel ruolo del fratello buono, e il romantico Il ritratto di Jennie (1949), per il quale vinse il Premio internazionale come miglior attore alla Mostra del cinema di Venezia. Dopo la partecipazione a un classico del cinema inglese, Il terzo uomo (1949), di Carol Reed, ricoprì ruoli di primo piano, sebbene non particolarmente significativi, in Peccato (1949) di Vidor e Accadde in settembre (1950).

In seguito, interpreta con straordinaria intensità il noir Niagara (1953) al fianco di Marilyn Monroe. Tuttavia, il suo astro dura il giro di pochi anni; non adattandosi al nuovo genere di recitazione e non riuscendo a stare al passo coi tempi, non riesce più a ottenere ruoli da protagonista, fornendo però ancora buone interpretazioni di supporto: è il diabolico complice della terribile Olivia De Havilland in Piano… piano, dolce Carlotta (1964), il dottor Vesalius ne L’abominevole dr. Phibes (1968), il maggiordomo sottomesso e discreto, di una sprezzante Bette Davis, ne Lo scopone scientifico (1972), del nostro Luigi Comencini, e fa parte del cast di 2022: i sopravvissuti (1973). Nel 1981 conclude la carriera con Survivor – L’aereo maledetto.

Nel 1987 pubblicò l’autobiografia Vanity will get you somewhere. Sposato inizialmente a Lenore Kipp, rimasto vedovo nel 1960, si unisce in matrimonio con l’attrice Patricia Medina con la quale resterà fino al giorno della sua morte, avvenuta il 6 febbraio 1994, a 88 anni, a causa di una polmonite. Non ha avuto figli.

«Gli attori che considerano la celebrità non come un punto di arrivo, ma come un’opportunità di crescita, sono quelli che con gli anni migliorano, fino a diventare davvero grandi»
FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – cinekolossal – MYmovies.it
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