Gene Kelly, una vivacità inesauribile

1912 – 1996

E’ considerato, insieme a Fred Astaire, il più famoso ballerino del cinema americano di ogni tempo. Caratterizzato da grande vitalità, scattante e capace di particolari acrobazie, ironico e autentico innovatore, ha contribuito a trasformare il musical attraverso un originale espressionismo coreografico.
Il suo modo di danzare, con le peculiari caratteristiche di forza, vivacità e irruenza, apportò un contributo innovativo allo stile visivo del musical.

Il suo nome completo era Eugene Curran Kelly. Nasce a Pittsburgh, in Pennsylvania, da famiglia irlandese, il 23 agosto 1912. Appassionato fin da bambino di danza, atletica e vari altri sport, sul finire degli anni ’20 frequenta una scuola di ballo nella sua città; in seguito ne diventa insegnante e nel 1932 fonda la Gene Kelly Dance Studio che attira con successo strepitoso un numero incredibile d’iscritti. Entrato all’Università di Pittsburgh per studiare economia, si laurea invece in giornalismo nel 1933.

Debutta in teatro, classico trampolino di lancio verso il cinema, nella metà degli anni ’30, in ruoli di supporto. La chiamata dal grande schermo arriva puntuale nel 1942, quando il produttore David O. Selznick lo porta a Hollywood. Alla MGM firma un contratto quindicennale ed è inserito nel dipartimento musicale di cui fanno parte registi come Stanley Donen, Vincente Minnelli, George Sidney e attori famosissimi nel mondo del musical, quali Fred Astaire, Judy Garland e Cyd Charisse. L’esperienza di coreografo già fatta in teatro gli fu utilissima nei primi anni a Hollywood dove, oltre a esordire come attore curò, in coppia con Donen, la messa in scena dei numeri musicali di parecchi film.

Come attore apparve in Parata di stelle (1943) e Ziegfeld follies (1945) di Minnelli; in quest’ultimo danza in duetto con Fred Astaire, storicamente suo contraltare nello stile di danza, tanto elegante e leggero quanto lui era brillante e acrobatico. In realtà è stato antagonista di Fred Astaire solo di facciata, poiché in privato i due erano ottimi amici. Nel 1945, nella commedia musicale Due marinai e una ragazza, è entrato nella storia del cinema il duetto tra Gene Kelly e il topo Jerry dei cartoni animati, in una scena che combina l’animazione con personaggi reali, anticipando così altri film successivi come Mary Poppins o Chi ha incastrato Roger Rabbit?.

In origine, i produttori volevano che Gene Kelly ballasse con Topolino, ma gli studi Disney si rifiutarono di far apparire il loro personaggio più famoso in un film della MGM. Così Mickey Mouse venne sostituito da un altro famoso topolino: il simpatico Jerry, della serie di cartoni animati Tom & Jerry, creati da William Hanna e Joseph Barbera. Nello stesso film appare anche il gatto Tom, in una breve scena, nelle vesti di maggiordomo.  

Nel 1948, in Parole e musica di Norman Taurog, si esibisce in un numero di danza moderna, primo nella storia del musical. Nello stesso anno si cimenta nel film di cappa e spada I tre moschettieri, dove offre prova di incredibile agilità davanti alla cinepresa, dando al film uno stile tutto coreografico, nonostante non si trattasse di un musical. Ma fu con il cinema di Minnelli che Kelly si affermò come uno dei più grandi talenti di tutti i tempi. Film come Il pirata (1948), Un americano a Parigi (1951) e Brigadoon (1954) sfruttano la sua fisicità, insieme massiccia e dinamica, facendone il motore che sprigiona il movimento, la passione e l’essenza visionaria delle pellicole.

Nel primo dei tre film Kelly, giocando ironicamente sulla finzione di un saltimbanco che si fa credere un rude pirata, usa la sua prestanza atletica per una schermaglia d’amore con una romantica fanciulla, impersonata da Judy Garland; nel secondo, accanto a Leslie Caron, usa tutto il suo inventivo dinamismo per materializzare in modo fiabesco i ritmi di George Gershwin; nel terzo, invece, la dimensione onirica della favola è riassunta nell’apparizione del villaggio magico, dove l’intraprendenza e la vivacità dell’attore acquisiscono un’insolita dimensione sognante.

E solo la sua dinamica potenza poteva affiancare la furia inventiva di Stanley Donen, con il quale firmò la regia del primo musical metropolitano, Un giorno a New York (1948), del classico e mai superato Cantando sotto la pioggia (1952) e di È sempre bel tempo (1955). Il primo racconta le avventure di tre marinai in permesso durante le frenetiche ventiquattr’ore vissute a New York a caccia di ragazze; Singin’ in the rain, tra i più affascinanti esempi del genere musical, vede Kelly nel ruolo di un cantante ballerino negli anni del passaggio dal cinema muto a quello sonoro; l’ultimo, invece, racconta la storia di tre ex commilitoni che si rivedono dopo dieci anni dal congedo, e dà modo a Kelly di esprimersi con una fisicità a volte esuberante e a volte malinconica.

I film furono generalmente attribuiti soprattutto al genio di Donen, ma devono tuttavia all’apporto di Kelly l’impianto visivo energico ed elettrizzante. Nell’ultima parte della sua carriera fu quasi esclusivamente dedito alla regia, e diede vita a una dimensione più sperimentale del musical hollywoodiano, imprimendovi una tensione e una velocità mai raggiunte in questo genere cinematografico. Ha diretto 12 film, tra cui Trittico d’amore (1956), probabilmente la sua migliore direzione, Una guida per l’uomo sposato (1967) e Hello Dolly! (1969), probabilmente la sua opera più ispirata, in cui ricostruisce con maestria il clima della belle époque.

Oltre alla regia si è dedicato anche alla produzione, coreografia e direzione artistica. Dopo un nomination nel 1946 come miglior attore per Due marinai e una ragazza, nel 1952 ottenne un Oscar speciale per la sua attività di coreografo, regista e ballerino, nel 1956 un Orso d’oro al Festival di Berlino per Trittico d’amore. Nel 1985 gli venne poi conferito un premio Oscar alla carriera. Malgrado abbia cercato di proporsi in altri termini, cercando di uscire dall’alveo musicale, non riescì quasi mai ad esprimersi come avrebbe voluto. Fa eccezione la sua interpretazione del giornalista nel film … e l’uomo creò Satana (1960), accanto a Spencer Tracy e Fredric March: la rivista Variety ne sottolineò l’ottima prova drammatica.

Dagli anni ’70 in poi, quando il suo mito e il genere musical sono ormai tramontati, si dedica alla televisione partecipando a qualche serial-tv. Nel 1993 è consulente di danza per Madonna, durante il Girlie Show Tour. Negli anni a seguire, la cantante lo onorerà citandolo nella canzone Vogue.
Muore d’infarto il 2 febbraio 1996, a 83 anni, nel periodo in cui stava ultimando, insieme alla terza moglie Patricia Ward, la sua autobiografia, mai portata a termine e mai pubblicata.

«Fred Astaire, con la sua eleganza ha sempre rappresentato l’aristocrazia; io, con i miei movimenti semplici ho sicuramente rappresentato il proletariato. Ma era quello che volevo: volevo danzare con un paio di jeans, proprio come l’uomo della strada»

FONTI: Enciclopedia del cinema, Treccani – cinekolossal


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Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

22 pensieri riguardo “Gene Kelly, una vivacità inesauribile”

    1. Mi è sempre piaciuto perché quando ballava si lasciava andare completamente, mentre Fred Astaire, bravissimo per carità, ma sembrava sempre trattenuto, quasi non volesse sgualcire il frac.

      "Mi piace"

  1. Ma sai che non lo ricordo? Ma son sicura che almeno in un paio di film da te menzionati li avrò sicuramente visti o da bambinello o da più grandicella, chissà quante volte li hanno trasmessi e ri-trasmessi alla televisione, sono io che son fusa oh povera me 🙄 Buon proseguimento di serata cara Raffa 💐

    Piace a 1 persona

  2. eh è iconica la intro di Vogue, con tutti quei nomi celebri a fare da apripista!

    invece, sapevo solo che era un attore ballerino, non sapevo anche coreografo e regista! e hello dolly è un film molto famoso!

    cantando sotto la pioggia, invece, il suo più grande cult 😀

    Piace a 1 persona

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