Crocevia della morte (1990)

Nel 1990, due grandi epopee gangster hanno monopolizzato l’attenzione della critica e del pubblico. Era obiettivamente difficile trovare posto tra i Bravi Ragazzi di Scorsese e l’ultima parte della saga di Francis Ford Coppola. Eppure questo terzo film dei fratelli Coen riesce a reinventare il genere e allo stesso tempo a trovare una sua collocazione. Crocevia della morte è soprattutto un film cerebrale, che difficilmente si perde in bagni di sangue. La violenza è certamente presente, ma si esplicita in forme molto più sottili. I pochi turbolenti scontri a fuoco sono tra i momenti clou del film, ma la tensione psicologica si rivela ancora più formidabile.

Siamo negli anni ’20: Johnny Caspar, capo della mafia italiana, sospetta di essere stato truffato da Bernie Bernbaum, un piccolo bookmaker ebreo. Perciò va a lamentarsi da Leo, capo della mafia irlandese, potente padrone della città. Ma questo si rifiuta di far uccidere Bernie, perché innamorato della sorella di lui, Verna. Tom Reagan, braccio destro di Leo, a sua volta innamorato di Verna, osserva da lontano la situazione, cercando di consigliare sia Leo che Caspar, per evitare spargimenti di sangue inutili, e salvare la vita a Bernie. Ma in breve l’intera città sarà immersa in una guerra tra bande da cui sarà difficile uscire vivi.

Una volta che lo spettatore ha preso coscienza della complessa rete di personaggi, la tensione diventa palpabile e la situazione diventa sempre più imprevedibile. Contrariamente ad altri film di questo genere, soprattutto i due già citati, questa pellicola ha un ritmo lento, che centellina le scene d’azione, quasi a voler assaporare con calma l’incredibile lavoro di scrittura che i fratelli Coen hanno messo nella loro sceneggiatura, basata su due romanzi di Dashiell Hammett, Piombo e sangue e La chiave di vetro. È sicuramente una delle più complesse che abbiano mai scritto.

La parte migliore dello spettacolo è proprio cercare di collegare tutti i fili della storia e gustarsi l’intensità unica dei dialoghi. Da un lato questo film segue la nobile tradizione di molti noir degli anni Quaranta, che controbilanciavano la complessità della trama con uno stile scarno e privo di elementi decorativi superflui; dall’altra parte è chiaramente leggibile la firma dei fratelli Coen, quell’ironia insolita che in qualche modo destabilizza lo spettatore e sembra prendersi gioco del genere, senza però mancargli di rispetto.

Una confezione elegante per una storia davvero complicata, che parla di lealtà e doppio gioco in maniera diversa dal solito, e sicuramente avvincente e affascinante. Per realizzarla i fratelli Coen sono ricorsi ad un cast molto variegato: Gabriel Byrne, Albert Finney e Frances McDormand, quest’ultima in un piccolo ruolo, erano certamente già conosciuti e affermati, mentre Marcia Gay Harden, John Turturro e Steve Buscemi, anche lui in un piccolo ruolo, non erano proprio nomi molto familiari in quel momento.

Ma il film può contare anche sulla suggestiva fotografia di Barry Sonnenfeld e sulla colonna sonora di Carter Burwell, che lasciano il segno. Entrambi avevano già collaborato proficuamente con i Coen dai tempi di Blood Simple e Arizona Junior. Nel complesso questo gangster movie è un puzzle complicatissimo che conduce abilmente lo spettatore sempre ad un passo dalla soluzione, portandogliela via da sotto il naso all’ultimo momento. Proprio come il vento quando porta via il cappello a qualcuno, costringendolo a rincorrerlo.

Autore: Raffa

Appassionata di cinema e di tutte le cose belle della vita. Scrivo recensioni senza prendermi troppo sul serio, ma soprattutto cerco di trasmettere emozioni.

6 pensieri riguardo “Crocevia della morte (1990)”

  1. Buscemi , che deve molto ai Coen, è diventato uno dei miei attori preferiti proprio grazie al ruolo in cui l’ho visto la prima volta, in un film che mi è piaciuto fin dalla prima visione nonostante fosse tanto diverso da qualsiasi altro film avessi mai visto prima: sto parlando di Fargo naturalmente ( anche in questo una fantastica McDormand).😊👍

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    1. Buscemi è un attore particolare, che riesce sempre a calarsi alla perfezione nel personaggio, e non si è fossilizzato nel tempo, ma ha saputo rinnovarsi. La McDormand è favolosa.

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